Economia palestinese al collasso: la Jihad palestinese il colpo finale

La Jihad palestinese sta infliggendo il colpo definitivo alla già sfinita economia della cosiddetta Palestina. Negli ultimi 20 anni il sistema economico palestinese non ha fatto alcun passo avanti in termini di sviluppo, anzi, con il complice silenzio dell’occidente e dei donatori, più che un vero sistema economico è diventato un sistema clientelare dove a farla da padrone sono la corruzione e il clientelismo diffuso.

Oltre il 30% dell’economia della cosiddetta Palestina si basa su scambi diretti con Israele. Le attività economiche palestinesi vivono grazie all’interscambio e all’acquisto di beni e servizi da parte di clienti israeliani. Oltre 45.000 famiglie palestinesi vivono grazie al lavoro in Israele, l’agricoltura palestinese produce vari prodotti che nella maggioranza dei casi vengono venduti in Israele oltre che nel mercato locale. Le entrate (dirette o indirette) da Israele rappresentano oltre il 50% delle entrate economiche palestinesi. E chi non lavora in qualche indotto legato a interscambi con Israele lavora per l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), cioè riceve uno stipendio legato direttamente agli accordi con Israele sull’amministrazione della West Bank. Queste persone sono passate dalle poco più di 10.000 unità che erano all’indomani degli Accordi di Oslo alle attuali 150.000 unità con un costo che arriva a diverse centinaia di milioni di dollari l’anno ai quali vanno aggiunti i pensionati (di cui mai nessuno parla nonostante siano decine di migliaia) che ricevono la pensione proprio grazie agli accordi tra ANP e Israele.

Ho fatto questo brevissimo (molto breve) riassunto per cercare di far capire quanto l’economia palestinese sia legata a doppio filo a Israele e, logicamente, a tutti gli eventi che riguardano lo Stato Ebraico, un riassunto necessario come premessa per analizzare l’attuale tracollo della economia palestinese, un tracollo legato direttamente a tanti fattori indiretti (il Movimento BDS per esempio) alla cattiva gestione nepotista della ANP, agli sprechi, alla mancanza di una qualsiasi politica economica e, molto di recente, un tracollo aggravato dalla Jihad palestinese in corso che ha praticamente azzerato in pochi giorni le entrate economiche delle migliaia di famiglie palestinesi che vivono di commercio con Israele, di fornitura di servizi (dal giardiniere alla baby sitter) o semplicemente di turismo. I negozi palestinesi a Gerusalemme, Nazaret e in altre città sono vuoti da giorni perché nessuno ci va per paura di attacchi, nessuno in Israele chiama un palestinese per fare lavori in casa perché teme attacchi, nessuno affida i propri figli a baby sitter palestinesi. Gli operai palestinesi che lavorano in aziende israeliane in molti casi non possono andare a lavorare a causa dell’aumento dei controlli dovuti alla Jihad Palestinese. Che dire poi delle tonnellate di olive raccolte nei giorni scorsi che a causa del boicottaggio del BDS e dell’Unione Europea dei prodotti provenienti dalla Cisgiordania non possono essere portate ai frantoi per essere trasformate in olio? Fino lo scorso anno i palestinesi vendevano le loro olive ai frantoi in Cisgiordania ma quest’anno nessuno vuole le olive palestinesi per timore che poi l’olio rimanga invenduto. Chissà se a Bruxelles o negli anfratti del BDS ci avevano pensato a questa conseguenza.

La già gravissima situazione della economia palestinese, non certo dovuta a Israele, subisce così un vero e proprio colpo di grazia. Oggi le attività commerciali israeliane di Gerusalemme chiederanno allo Stato un intervento economico visto che da giorni sono deserte con gravissime perdite economiche, ma quelle palestinesi non hanno a chi chiedere, dovranno semplicemente chiudere. Tutti quei palestinesi che lavoravano in Israele oggi staranno a casa perché nessuno si fida di affidargli lavori o i proprio figli. In una settimana decine di migliaia di palestinesi si sono ritrovati senza alcuna entrata economica a causa della Jihad palestinese.

Certo, nelle oscure stanze di Bruxelles o in quelle di Ramallah queste cose non si considerano quando si fomenta e si giustifica la violenza, ma sul terreno le conseguenze di questo atteggiamento si vedono, eccome se si vedono. E la situazione non può che peggiorare se non si correrà subito ai ripari. L’economia palestinese era già al tracollo prima di questa ondata di violenza, ora è semplicemente in agonia. Era questo che volevano i burocrati di Bruxelles e i corrotti di Ramallah?

Scritto da Einav Ben H.

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