ISIS: il ruolo oscuro della Turchia

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Che la Turchia sia una parte del problema ISIS appare ormai evidente a tutti. Lo Stato Islamico usa apertamente il suolo turco come una specie di grande deposito merci (in entrata e in uscita), come area di transito di mezzi e uomini e infine come banca. Quello che non è chiaro è perché nessuno, a partire dagli americani, ne parli.

Per esempio, per sapere che Turchia e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per sostenere militarmente l’opposizione siriana dobbiamo leggere la stampa turca dove troviamo una intervista del Ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, rilasciata a Dailysabah nella quale il diplomatico turco racconta di come Stati Uniti e Turchia si siano accordati con quella che chiamano “opposizione moderata siriana” per la fornitura di “equipaggiamenti militari” e protezione aerea. E’ vero, Mevlut Cavusoglu fa anche una differenza tra ISIS e “opposizione moderata” ma francamente è abbastanza difficile credere che un aiuto all’opposizione siriana moderata (ammesso che ci sia) non finisca per aiutare anche l’ISIS. Se vogliamo farla semplice, ci troviamo di fronte alla assurda situazione nella quale in Iraq gli americani attaccano lo Stato Islamico mentre in Siria lo aiutano con la complicità non disinteressata della Turchia.

Un’altra cosa che abbiamo notato è che la stampa turca, completamente asserita al regime di Erdogan, evita accuratamente di parlare dello Stato Islamico. Su 18 testate turche che monitoriamo solo in un paio di casi negli ultimi giorni si è parlato con un certo approfondimento dell’avanzata del ISIS in Siria e in Iraq. Per il resto solo trafiletti nelle pagine secondarie. Eppure dovrebbe essere l’argomento principale dato che riguarda molto direttamente la Turchia visto che Iraq e Siria confinano con il territorio turco per centinaia di Km.

Ambiguità turca, silenzio/assenso occidentale

Alla fine di gennaio la NATO e l’Unione Europea chiedevano alla Turchia di stringere i controlli sui cosiddetti “foreign fighters” che attraverso gli aeroporti turchi raggiungevano lo Stato Islamico senza alcun problema. Ankara promise di stringere le maglie dei controlli salvo poi essere clamorosamente smentita da una inchiesta della AFP che però è stata del tutto ignorata. Nel frattempo decine di migliaia di foreign fighters hanno raggiunto lo Stato Islamico o ne sono usciti attraverso la Turchia. Che dire poi del petrolio e del gas che gli uomini del Califfo estraggono dai pozzi conquistati? Milioni di barili di greggio venduti sottocosto proprio alla Turchia i cui guadagni vengono custoditi nei conti correnti dello Stato Islamico in Turchia. Ma è tutto un fiorire di traffici tra lo Stato Islamico e la Turchia, traffici che vengono fatti più o meno alla luce del sole e che evidenziano con chiarezza l’importanza che ha per lo Stato Islamico il ruolo di basista della Turchia. Non è esagerato dire che il territorio turco è a tutti gli effetti una retrovia dello Stato Islamico. E perché nessuno dice nulla? Perché Stati Uniti ed Europa accettano passivamente che uno Stato potente come la Turchia funga da basista per i criminali del ISIS? Probabilmente per lo stesso motivo per cui negli ultimi anni Erdogan ha potuto trasformare la democrazia laica turca in un regime islamico sempre più integralista, appoggiare apertamente gruppi terroristici come Hamas senza che nessuno avesse detto nulla, cioè perché la Turchia fa paura. Solo in Germania ci sono oltre tre milioni di turchi che Erdogan non ha esitato a usare come arma di pressione sulla Merkel quando c’è stato bisogno di farlo. E il legame della Turchia con la potentissima Fratellanza Musulmana europea è noto a tutti. E così il silenzio occidentale sul supporto turco allo Stato Islamico diventa persino assenso nel momento in cui perdura nonostante l’evidenza dei fatti.

Le cose peggioreranno

Ma se è vero che il silenzio occidentale sul ruolo della Turchia nell’appoggio allo Stato Islamico è dettato dalla paura, è altrettanto vero che se le cose rimarranno così non potranno che peggiorare. Non è lasciando fare alla Turchia ciò che vuole che la situazione migliorerà o che si possa parlare di combattere l’ISIS con efficacia. Quella retrovia dello Stato Islamico che è la Turchia di Erdogan va tagliata in qualche modo. Non ho francamente una ricetta per farlo, il peso politico e militare di Ankara è molto rilevante e ci si muove in un vero e proprio campo minato. Ma anche lasciare le cose come stanno non è una soluzione accettabile. I mezzi di pressione, a partire da quelli economici, ci sono e andrebbero usati. E poi non si vede perché si debba avere paura della Turchia quando non se ne ha della Russia (vedere caso Ucraina). E’ davvero l’ennesimo suicidio politico della vecchia Europa.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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