Israele colpisce basi militari in Siria in risposta all’attacco di ieri

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In risposta all’attacco avvenuto ieri sul Golan contro militari israeliani (bilancio di quattro feriti di cui uno gravissimo) nella notte scorsa l’aviazione israeliana ha colpito diversi obbiettivi militari in Siria.

L’antefatto

Ieri  un ordigno è stato fatto esplodere al passaggio di una pattuglia del IDF lungo il confine tra Israele e Siria sulle alture del Golan nei pressi del villaggio druso di Majdal Shams. Quattro militari israeliani sono rimasti feriti, uno in maniera gravissima. Israele ha subito accusato l’esercito siriano dell’atto terroristico e ha risposto cannoneggiando le postazioni siriane sul Golan.

Il bombardamento di questa notte

Questa notte Israele ha mandato un ulteriore segnale alla Siria bombardando quattro obbiettivi militari siriani. A essere colpiti sono stati nel dettaglio i quartieri generali della 68esima e 90esima divisione dell’esercito siriano di stanza nel Golan, un deposito militare lungo la superstrada di A’Salam e una batteria di artiglieria nei pressi del confine con Israele.

E’ la prima volta che Israele ammette con chiarezza un suo intervento militare in Siria. Il Ministro della Difesa israeliano, Moshe Ya’alon, nel ribadire la responsabilità del regime siriano nell’attentato di ieri ha detto che «l’IDF si riserva il Diritto di agire in qualsiasi modo ritenga necessario per garantire la protezione dei cittadini israeliani e se la Siria colpisce Israele avrà la giusta risposta».

I retroscena e gli sviluppi

Benché sia evidente la responsabilità del regime siriano nell’attacco di ieri, l’intelligence israeliana ritiene che i responsabili materiali dell’attentato siano miliziani di Hezbollah al soldo di Assad e soprattutto dell’Iran. Per questo si parla di una azione operativa volta a neutralizzare le milizie sciite che controllano insieme all’esercito di Damasco i confini con Israele posti sulle Alture del Golan. A sostenerlo è Ron Ben-Yishai, responsabile per la sicurezza del settore nord. L’azione sarebbe preventiva e repressiva. Preventiva con un aumento del controllo di tutto il confine con attrezzature elettroniche del tipo di quelle usate a Gaza e con l’aumento delle pattuglie armate. Repressiva con attacchi mirati contro le postazioni terroristiche di Hezbollah.

Sarah F.

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