Nucleare iraniano: il vero senso dell’accordo spiegato in poche parole

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Provando a prendere per buone le parole di Obama sull’accordo in merito al nucleare iraniano raggiunto la settimana scorsa (e ci vuole un bel coraggio) dobbiamo presumere che la linea della Casa Bianca che era “mai bombe atomiche all’Iran” sia diventata “bombe atomiche all’Iran, ma solo tra qualche tempo”.

E’ questo il vero senso dell’accordo sul nucleare iraniano, non si vuole più impedire all’Iran di dotarsi di armi atomiche ma si vuole rimandare il fatto di qualche anno. Evidentemente Obama vuole passare la patata bollente al suo successore.

E cosa cambia tutto questo nella complicatissima geopolitica mediorientale? Cambia parecchio. Prima di tutto si accetta il fatto che un giorno l’Iran si potrà dotare di armi nucleari il che implica la reazione del nemico storico regionale, l’Arabia Saudita, che chiaramente non starà buona ad aspettare che gli Ayatollah abbiano il loro arsenale nucleare. Non è un mistero che i sauditi abbiano “ordinato” il loro arsenale atomico al Pakistan. Se questa non è una escalation allora cos’è? Poi gli iraniani con l’accordo sul nucleare iraniano torneranno in possesso di circa cento miliardi di dollari fino ad oggi bloccati nelle banche straniere a seguito delle sanzioni. Questo significa che un mare di denaro inonderà i gruppi terroristici sostenuti da Teheran, gli Hezbollah e Hamas in modo particolare, ma anche i ribelli sciiti dello Yemen dove si combatte la vera prima guerra tra Iran e Arabia Saudita, anche se per interposta persona. Il risultato sarà quello di vedere accentuati i conflitti regionali e non diminuiti come ci vuol far credere Obama. Qualcuno ha detto che togliere le sanzioni all’Iran vuol dire aiutare la popolazione povera iraniana. Balle, la popolazione povera iraniana rimarrà povera. Le sanzioni non hanno impedito agli Ayatollah di sviluppare un vastissimo programma nucleare che è costato centinaia di miliardi di dollari, non hanno impedito all’Iran di sviluppare un programma balistico da 200 miliardi di dollari, ma soprattutto non hanno impedito a Teheran di continuare a finanziare il terrorismo. In tutti questi anni quei miliardi di dollari potevano essere usati per alleviare le sofferenze delle fasce più povere iraniane, invece sono sati usati per tutt’altro. E adesso cosa fa pensare che gli Ayatollah facciano quello che non hanno fatto fino ad oggi? Oltretutto, si sa benissimo, un popolo povero e ignorante si controlla molto meglio.

E allora, per tornare al vero senso dell’accordo sul nucleare iraniano, cosa emerge da questo accordo? Sostanzialmente tre punti:

  1. L’Iran avrà la sua bomba atomica, forse non domani o tra due mesi, ma l’avrà
  2. L’Arabia Saudita e gli altri Paesi sunniti (per esempio la Turchia) vorranno anche loro un arsenale atomico per compensare quello iraniano. Si chiama escalation nucleare
  3. Gli Ayatollah avranno miliardi di dollari per finanziare i gruppi terroristici e la loro politica di espansione. Detto in parole povere, aumenteranno i conflitti regionali

Ora, a seguito di queste poche e semplici riflessioni che può fare chiunque (non serve essere analisti laureati ad Harvard), ha ragione o no Netanyahu a dire che è un pessimo accordo?

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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