Sud Sudan: situazione grave ma quante bugie da Amnesty e da HRW

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Civili in attesa di entrare nel campo ONU di Bor

Che la situazione in Sud Sudan sia grave nessuno può negarlo. Gli scontri di domenica hanno lasciato sul terreno decine di morti e altri focolai sono segnalati un po’ in tutto il Paese. Ma da qui a ventilare una pulizia etnica ce ne passa.

Invece secondo rapporti di Amnesty International e di Human Rights Watch, che per inciso non hanno rappresentanze in Sud Sudan quindi non si capisce dove abbino preso queste informazioni, i militari fedeli al Presidente Salva Kiir, di etnia Dinka, avrebbero deliberatamente massacrato decine di persone di etnia Nuer solo perché appunto Nuer. E’ una bugia clamorosa che rischia di gettare solo altra benzina sul fuoco. Sugli oltre 500 morti che si segnalano da domenica nessuno può dire quanti siano di etnia Dinka e quanti siano di etnia Nuer. I golpisti di Riek Machar hanno sparato con armi pesanti contro qualsiasi cosa si muovesse e la maggioranza delle vittime si sono trovate in mezzo al fuoco incrociato dei due schieramenti. Non è stata fatta alcuna selezione. E se Amnesty International e Human Rights Watch hanno bisogno di finanziamenti non hanno il Diritto di inventarsi e foraggiare una guerra etnica con notizie falsa e basate sul nulla.

Riek Machar ha raccolto attorno a se dei delinquenti fuoriusciti dall’esercito esattamente come aveva fatto qualche anno fa quando tentò di eliminare John Garang. Questi delinquenti, nel tentativo di incendiare ulteriormente la situazioni, poche ore fa hanno attaccato una base dell’Onu ad Akobo uccidendo alcuni caschi blu indiani. Non ci sono, e ripeto non ci sono, segnalazioni di attacchi deliberati contro la popolazione di etnia Nuer né da parte dell’esercito né da parte di qualche isolato pastore Dinka, che pure da anni combattono contro gli agricoltori Nuer per il controllo dei pascoli. Riek Machar ha semplicemente cercato di sfruttare questa secolare disputa a suo favore e le false notizie distribuite da Amensty e da HRW non fanno altro che aiutarlo peggiorando la situazione. Per inciso, moltissimi dei militari del Sudan People Liberation Army (SPLA), l’esercito regolare del Sud Sudan, è di etnia Nuer e in questo momento stanno combattendo a fianco dei loro colleghi Dinka contro i ribelli di Riek Machar.

La situazione sul campo

Secondo diversi fonti la città di Bor sarebbe controllata dai ribelli di Riek Machar armati presumibilmente dal Sudan e da forze esterne (qui un articolo che ne parla) e intorno alla città sarebbero in corso feroci combattimenti. La popolazione civile, di qualsiasi etnia, si è diretta verso la base Onu poco fuori la città per cercare rifugio. Combattimenti vengono segnalati in tutto lo Stato di Jonglei. Un comunicato ufficiale del Governo sud-sudanese ha negato che in Sud Sudan siano in corso scontri etnici e che invece è in atto un tentativo di colpo di stato politico che nulla ha a che fare con le differenti etnie (di cui sotto produciamo una mappa).

Sarebbe cosa utile che le notizie provenienti dal Sud Sudan fossero più precise e meno “clamorose” come quelle distribuite da AI e HRW. La situazione è già difficile di per se, andare a gettare benzina sul fuoco non serve a nessuno (o quasi).

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Claudia Colombo

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