Volete la pace? Dimostratelo. Lettera ai palestinesi

Cari palestinesi, se c’è una cosa che non si può dire è che non abbiate avuto mille possibilità per fare la pace con Israele, che non abbiate avuto mille possibilità per creare il vostro Stato indipendente. Solo che non le avete volute sfruttare, o meglio, la vostra dirigenza non le ha volute sfruttare.

Già, la vostra dirigenza, quella che mentre vi tiene alla fame facendo sparire nel nulla centinaia di milioni di dollari di aiuti e vi incita all’odio verso Israele fa tranquillamente curare i loro cari nelle modernissime strutture mediche di Israele. Qualcuno ve lo ha detto che in questo momento i parenti di Abu Mazen e del capo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, sono ricoverati in ospedali israeliani per essere curati? Non vi viene il sospetto che questa gente vi stia prendendo in giro? E non vorreste che anche i vostri cari fossero curati nel miglior modo possibile?

Vi siete mai chiesti come mai non ci sia un solo ospedale in Cisgiordania? E vi siete chiesti chi ha costruito quelli a Gaza e chi li rifornisce di medicine? Se vi toglieste la kefiah dagli occhi lo vedreste benissimo. Vi siete mai chiesti quanti soldi intascano le tante ONG che operano nei vostri territori con la scusa delle continue emergenze? Non vi viene anche in questo caso il sospetto di essere usati?

Magari questa situazione alla fine vi sta bene così. Vi sta bene ottenere tutto senza lavorare, rimanere nel limbo del nulla, dello Stato non Stato, della nazione non nazione, del popolo non popolo. Vi sta bene aprire la bocca ed essere imboccati. In fondo chi ve lo fa fare di cambiare le cose? Voi avete tutto, persino la compassionevole carità della comunità internazionale mentre i vostri leader si arricchiscono e mantengono tutto così com’è?

E l’orgoglio? La dignità? Il futuro dei vostri figli? Dove li mettete? Lo sappiamo, è difficile costruire uno Stato, è difficile diventare un popolo, bisogna lavorare, impegnarsi, mettere via le idee terroristiche, accantonare l’odio e aprirsi all’affetto per i propri figli. E’ difficile cambiare le proprie idee e convincersi che i propri figli invece che martiri possono diventare ingegneri, tecnici o semplici operai che si guadagnano da vivere lavorando come avviene nelle altre parti del mondo. Non è facile rinunciare alla comoda carità del mondo e mettersi a lavorare. Non è facile smettere di essere imboccati e dire: no grazie, me lo guadagno da solo il cibo.

Se per voi va bene così ditelo ma smettete di parlare di pace, di Stato Palestinese e di Popolo Palestinese perché non lo avrete mai. Fa comodo a troppa gente tenervi così. Se invece volete veramente la pace, volete un vostro Stato e un vostro popolo, allora dimostratelo. Invece di tirare sassi contro le macchine israeliane tirateli contro chi vi sta sfruttando, invece di immaginare i vostri figli come shaid immaginateli operai, agricoltori, scienziati, dottori, ingegneri. Solo così potrete cambiare le cose. Insomma, cambiate uno slogan a voi caro in qualcosa di migliore, cambiate quel “restiamo umani” in “diventiamo umani”.

Il vostro futuro è nelle vostre mani non in quelle di Israele. Sta a voi decidere se volete rimanere per sempre così oppure volete diventare un popolo che vive in uno Stato in pace con gli altri. Sta a voi smettere di essere terroristi, sta a voi restituire i tre ragazzi rapiti ai loro cari e convincere i vostri figli che la violenza è sbagliata. Sta a voi ribellarsi ai vostri leder che vi stanno sfruttando. In altre parti lo hanno fatto. Guardate l’Egitto. Volete la pace? Dimostratelo.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Ruth Nibal Raimondi

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