La contrapposizione tra un modello di Islam ‘rigorista’ ed uno ‘moderato’, che spesso viene proposta dai media, non corrisponde alla realtà; nel mondo islamico, il concetto di moderazione religiosa assume una natura fluida e variabile, e generalmente differente dalla nozione liberale e occidentale.
Islam Moderato vs. Islam Rigorista
L’esistenza di un modello di Islam Medio-Orientale, ’Rigorista’, viene spesso contrapposta ad un Islam ‘Moderato’; in altre parole, si ipotizza che esista un modo di vivere questa religione più rigoroso, sia internamente che nei rapporti esterni, e uno maggiormente aperto al dialogo e alla convivenza tra fedi e visioni dell’Islam differenti. I concetti di Islam moderato e rigorista (o comunque maggiormente ortodosso), tuttavia, non derivano dalla teologia islamica. I teologi islamici, al contrario, che si dividono su molte questioni, anche all’interno della corrente sunnita e/o sciita, sembrano concordi nel rifiutare l’esistenza di differenti tipologie di Islam. L’immagine che si vuole trasmettere è dunque quella di un mondo coeso e coerente, che non ammette divisioni di questo genere.
Tuttavia, è innegabile che il modo di vivere la religione islamica nella Penisola Arabica, o in Nord Africa, presenti delle differenze con quanto si può osservare ad altre latitudini, come l’Asia Sud-Orientale o Centrale. Per questa ragione, gli studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di un modello più moderato, tollerante e aperto al dialogo (sia interno che esterno), ed uno più intransigente e rigorista. Anche questa classificazione, tuttavia, appare parziale, in quanto, anche all’interno di un Paese che si considera moderato, come l’Indonesia e la Malesia, possono esistere correnti più rigoriste, che non accettano il modello dominante.
Politica e Religione
La varietà dell’Islam, del resto, è già stata ampiamente osservata dagli studiosi (non solo, anche se prevalentemente occidentali), a partire dal XIX secolo. Per questa ragione, si è lentamente diffusa l’idea di ‘Islams’, al plurale, contrapposta alla rigidità teologica che vorrebbe presentare un Islam unitario e quasi monolitico. Invece, la natura politica dell’Islam incoraggia tale diversità, che non interessa i dogmi principali della fede ma altri aspetti, non meno importanti. Si pensi, in questo senso, alle relazioni interne, ma anche a quelle esterne, con persone che professano fedi differenti; un concetto particolarmente rilevante, in questo senso, è quello di ‘al wala wa al baraa’, che si potrebbe tradurre in ‘lealtà e disconoscimento’. Sebbene tale nozione sia parte integrante della religione islamica, la sua interpretazione è tutt’altro che unanime.
Anche il suo uso politico si declina in maniera differente, e questo testimonia la vitalità e la differenza tra i modelli di Islam; secondo questa nozione, il musulmano dovrebbe mostrare lealtà (sia teorica che pratica) verso i ‘credenti’, mentre verso coloro che sono considerati ‘infedeli’, oppure ‘eretici’ o ancora ‘devianti’, si dovrebbero avere sentimenti ostili che variano dall’allontanamento (sia ideale che fisico) al vero e proprio odio, eventualmente accompagnato da violenza. Del resto, i gruppi jihadisti come ISIS e Al Qaeda, interpretano tale nozione in senso stretto, e la applicano anche a livello pratico. In questo modo, essi giustificano l’uccisione di persone la cui colpa è quella di non seguire il ‘vero Islam’, oppure di non appartenere alla religione islamica tout court.
Invece, correnti più spirituali interpretano tale nozione in relazione ad atti e pensieri che costituiscono ‘peccato’ nell’Islam, ma non si spingono ad un’applicazione ulteriore. Tra questi due estremi, si trova il mare magnum del cosiddetto ‘Islam mainstream’, che considera tale concetto importante, ma non centrale per la fede islamica.
Si tratta solamente di un esempio, che però dimostra come l’Islam non sia affatto una realtà coesa e monolitica, anche se presenta tratti comuni e ricorrenti che lo definiscono e lo separano da altre tradizioni religiose. A questo punto, sembra interessante portare alcuni esempi di ‘Islam moderato’, per comprendere la sua natura variabile e fluida.
Indonesia – L’Islam Nusantara
L’Indonesia rappresenta un esempio perfetto per illustrare la natura dell’Islam ‘moderato’; in questo caso, effettivamente, esiste una corrente interna che si auto-definisce ‘moderata’, il cosiddetto ‘Islam Nusantara’ (Islam Nazionale). Tale concetto, promosso principalmente da Nahdlatul Ulama (l’organizzazione islamica di massa più rilevante in Indonesia) si ritrova in certi ambienti accademici e giornalistici, oltre che governativi, e indica un modello di Islam che si presenta come pluralista e tollerante, e, soprattutto, radicato nelle diverse espressioni della cultura indonesiana. Per questa ragione, l’Islam Nusantara si dichiara rispettoso dei valori democratici e della Pancasila, la filosofia di Stato, che ha una natura aconfessionale. Questo genere di Islam viene opposto dai gruppi salafiti, che, al contrario, rivendicano un modello generale ed universale, mutuato dal contesto Medio-Orientale. Si tratta, evidentemente, di un paradigma rigorista, che rigetta apertamente alcuni elementi della cultura indonesiana (marionette, culto dei morti, musica e danza tradizionali, ecc.) ritenuti ‘innovazioni’.
Ciò nonostante, non si deve ritenere che l’Islam Nusantara sia necessariamente più tollerante; in effetti, la tolleranza e il pluralismo promossi sono limitati, e sono sempre soggetti ad interpretazioni che possono variare nel corso del tempo. Se a livello nazionale il messaggio appare unitario, poi, a livello locale la prevalenza di elementi conservatori può ridurre sensibilmente la distanza tra Islam Nusantara e Salafismo. Il carattere conservatore, che a volte si traduce in veri e propri episodi di intolleranza, non è sempre e necessariamente legato alla diffusione delle idee salafite. La tensione conservatrice, semmai, viene rinforzata da alcune argomentazioni del salafismo, ma appare innata in contesti in cui tale interpretazione diventa funzionale alla conservazione del potere. L’intreccio tra politica e Islam, in effetti, è una vera e propria costante del panorama indonesiano, e non sorprende, di conseguenza, che queste due variabili si influenzino reciprocamente.
Si pensi, a tale proposito, ad Aceh, l’unica provincia a poter applicare la shariah, sebbene parzialmente; in questo caso si è in presenza di un contesto conservatore, ma non salafita. Anche se questa etichetta viene spesso attribuita alla provincia di Aceh, essa non corrisponde al carattere dell’Islam locale, che si è formato nel corso dei secoli, ben prima dell’avvento del salafismo in Indonesia. Il carattere dell’Islam di Aceh è unico, e definirlo riduttivamente come ‘wahabbita’ e/o ‘salafita’ non coglie la sua particolarità, che è reale e non può essere piegata a categorie che sono spesso usate in senso politico e ideologico. Al contrario, la persistenza di pratiche sufi testimonia, appunto, che il modello adottato non è quello salafita, anche se ne condivide alcuni tratti.
La Malesia – Un Islam Moderato?
La Malesia è un altro Paese che può essere analizzato per comprendere le differenti (e spesso contraddittorie) accezioni di ‘moderazione’ nel mondo islamico. Anche le autorità malesi intendono promuovere un modello ispirato alla moderazione; tuttavia, è necessario comprendere come si declina questa accezione nel contesto in esame. La moderazione proposta consiste, principalmente, nel rifiutare gruppi terroristi come ISIS e Al Qaeda; invece, rimane controverso il terreno della libertà religiosa. Le conversioni dall’Islam ad un’altra religione, formalmente permesse dalla Costituzione del 1957, costituiscono un vero e proprio reato in diversi Stati. La Malesia, in effetti, è una monarchia federale, e i governatori dei diversi Stati (i Sultani), possono prevedere regolamenti restrittivi per ‘preservare la fede islamica’. Anche altre condotte, che dovrebbero ricadere nell’ambito delle scelte personali, possono costituire reato, come la partecipazione alla preghiera settimanale del venerdì. In Selangor, Kelantan e Terengganu (ma non solo), l’assenza ingiustificata a questo evento, obbligatorio secondo la shariah, costituisce un reato, punibile con la detenzione e con sanzioni pecuniarie. Il controllo è poi devoluto ad una fitta rete sociale, che dovrebbe sorvegliare sulla condotta del singolo musulmano.
Questo modello, tuttavia, non è considerato radicale dalle autorità malesi, ma si inserisce (secondo la loro visione) in una versione moderata di Islam; pertanto, il concetto di moderazione, quando viene riferito alla religione islamica, deve sempre essere compreso nelle circostanze particolari in cui esso si inserisce.
I Territori Palestinesi – L’Islam (s)moderato
Anche se può sembrare contro-intuitivo, i governi di Fatah e di Hamas vengono considerati moderati da diversi osservatori del mondo islamico. I modelli proposti da Hamas e da Fatah (rispettivamente a Gaza e nel cosiddetto West Bank) sono considerati ‘moderati’ e ‘democratici’. Fatah, viene generalmente percepito dal mondo islamico come un ‘movimento laico nazionalista’, mentre Hamas è spesso rappresentato, ma non con la medesima frequenza del suo rivale palestinese, come un ‘movimento di resistenza’, ispirato dai valori democratici, ma con una forte componente religiosa.
La realtà, tuttavia, è differente, e, nuovamente, il concetto di moderazione appare come una nozione fluida e decisamente relativa; di fatto, le organizzazioni jihadiste (ma non solo) come ISIS e Al Qaeda hanno spesso criticato sia Hamas che Fatah per le loro posizioni, considerate eccessivamente moderate. E’ la percezione prevalente del mondo arabo (e islamico in generale) che viene trasmessa, proposta e talvolta imposta anche agli osservatori esterni. Due forze che sfruttano l’arsenale ideologico (anche violento) dell’Islam per finalità politiche, e che sono decisamente lontane dal concetto di moderazione (nell’accezione comunemente intesa dalla tradizione liberale occidentale), vengono dipinte come moderate.
Fatah, che ha promosso attentati e adotta molte delle metodologie di Hamas, specialmente verso gli avversari interni, viene considerato moderato, e, dunque, un interlocutore affidabile e credibile nel conflitto in corso, ma anche con la realtà palestinese in generale. Per questa ragione, Fatah non rientra (generalmente) nella lista delle organizzazioni terroristiche di diversi Paesi occidentali, al contrario di Hamas. Anche in questo caso, tuttavia, il giudizio su quest’ultimo movimento non è affatto unanime, e diversi governi (come quello svizzero) non lo considerano un’organizzazione terroristica.
Moderazione Islamica
Da quanto esposto in precedenza, dovrebbe essere evidente che la scelta di alcuni Paesi islamici nel presentarsi come ‘moderati’, come avviene in Malesia e Indonesia, non corrisponde al concetto di moderazione religiosa (e politica) a cui ci si riferisce nel dibattito occidentale. Analogamente a quanto accade con la nozione di ‘diritti umani’, il mondo islamico possiede uno o diversi concetti di moderazione, che in Occidente sono considerati (più o meno) radicali.
La moderazione si abbina spesso ad un conservatorismo che, prima di essere religioso si osserva a livello sociale; la commistione tra politica e Islam, poi, rende difficile (se non impossibile) adottare un modello moderato in senso proprio. Le pressioni sociali, specialmente a livello locale, suggeriscono, e spesso impongono di adottare modelli conservatori allo scopo di preservare il potere. La religione islamica, poi, con la sua lunga e consolidata tradizione politica, fornisce un arsenale che può essere adottato (come di fatto avviene con una certa frequenza) a tale scopo.
L’Islam moderato, dunque, emerge come una categoria politica e sociale che si ritrova con una certa frequenza nel mondo islamico; per questa ragione, le eventuali voci dissenzienti vengono considerate ‘eretiche’ o addirittura ‘apostate’. Nel contesto islamico, in effetti, la commistione tra religione, politica e società non deve mai essere sottovalutata, e la comprensione di questa relazione è sempre fondamentale per una corretta analisi dei contesti islamici. La moderazione islamica, pertanto, non coincide con il modello liberale occidentale, ma all’esigenza di preservare strutture politiche e/o sociali, oltre che con la condanna di associazioni come ISIS e Al Qaeda.
