Pur apprezzando gli sforzi diplomatici statunitensi per addivenire ad una pace con l’Iran, Israele potrebbe essere costretto ad agire anche da solo per eliminare le minacce esistenziali rappresentate dal regime di Teheran, nel caso detti sforzi non giungano ad una soluzione che elimini del tutto la minaccia.
Questo è quello che ha detto ieri il Ministro della difesa israeliano, Israel Katz. «L’Iran ha subito colpi estremamente duri nell’ultimo anno, colpi che lo hanno fatto regredire di anni in tutti i settori», ha affermato Katz durante una cerimonia in cui è stato promosso al grado di maggiore generale il prossimo capo dell’Aeronautica militare israeliana, Omer Tischler.
«Il presidente degli Stati Uniti Trump, in coordinamento con il primo ministro Benjamin Netanyahu, sta guidando lo sforzo per portare a termine gli obiettivi della campagna in modo da garantire che l’Iran non torni a rappresentare una minaccia per l’esistenza di Israele, degli Stati Uniti e del mondo libero per le generazioni a venire», ha detto.
«Sosteniamo questo sforzo e forniamo il necessario appoggio, ma potremmo presto essere chiamati ad agire nuovamente per garantire il raggiungimento degli obiettivi», ha aggiunto Katz.
A tal proposito va segnalato che Israele è in stato di massima allerta anche perché i segnali che arrivano da Washington fanno pensare che il Presidente Trump sia vicino alla decisione di riprendere gli attacchi contro l’Iran.
Israele invia nuovissimo sistema laser negli Emirati Arabi Uniti
A conferma che tutto si sta preparando per una ripresa delle ostilità, nelle ultime ore si è appreso che Israele avrebbe inviato negli Emirati Arabi Uniti un sistema laser di nuovissima concezione che ha come scopo l’intercettazione di droni e missili.
Il sistema si basa sulla tecnologia laser Iron Beam ed è accompagnato da un sistema di sorveglianza noto come Spectro per aiutare a individuare i droni iraniani da una distanza massima di 20 chilometri.
Nelle ultime ore si è avuto conferma anche del dispiegamento di un sistema Iron Dome negli Emirati Arabi Uniti. Insieme al sistema sono stati inviati i soldati necessari a farlo funzionare, il che è rivoluzionario se si pensa che gli Emirati Arabi Uniti sono il primo paese al mondo – non solo nel mondo arabo – che oltre a usufruire delle avanzatissime tecnologie di difesa israeliane, ospitano un certo numero di militari israeliani.
