Antisemitismo debordante frutto di una strategia, ma largamente sottovalutato

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Franco Londei - Editor

Ieri sera a Barcellona, in Spagna, ad una coppia di donne ebree è stato impedito di entrare in un locale LGBT in quanto una delle due indossava una catenina con la stella di David.

Al grido di «free Palestine» le due donne ebree, proprio in quanto ebree, sono state buttate fuori dal locale senza tanti complimenti anche se chi gestisce il locale ha detto che non sono state fatte entrare in quanto «sioniste».

L’antisionismo viene sistematicamente usato per giustificare l’antisemitismo. Dal fanatico pro-pal che non sa nemmeno dove sia la Palestina o cosa voglia dire «dal fiume al mare», alle figure apicali dell’anti-ebraismo come Francesca Albanese, il ritornello è sempre quello: ebrei=assassini di bambini palestinesi (i bambini ce li mettono sempre): poi c’è il «genocidio» anche se persino il Procuratore della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, ha ammesso che non c’è stato nessun genocidio; senza dimenticare Netanyahu e quindi tutti gli ebrei, criminali di guerra.

Ora, da quanto ci risulta non verrà preso nessun provvedimento contro il locale antisemita di Barcellona. La polizia ha persino “scoraggiato” le due donne ebree dallo sporgere denuncia. Nonostante il video sembra che «non ci siano le prove» che alle due donne sia stato impedito di entrare nel locale a causa del loro «essere ebree».

L’episodio di Barcellona è solo uno dei tantissimi episodi nei quali uomini e donne ebree vengono discriminati, persino attaccati fisicamente, con la scusa della «Palestina libera». In Australia hanno persino dovuto ammettere che l’antisemitismo è fuori controllo. In tutto il mondo indossare una Kippah o un qualsiasi riferimento all’essere ebreo è diventato rischioso, tanto che non è raro trovare amministrazioni che «sconsigliano» agli ebrei di mostrarsi «ebrei».

Nonostante questo l’antisemitismo è ancora largamente sottovalutato. Gli attacchi agli ebrei in quanto tali, le discriminazioni pacifiche o violente, vengono interpretate come «fatti isolati».

Eppure è emerso che a fomentare l’antisemitismo sono le Guardie Rivoluzionarie iraniane e la Fratellanza Musulmana, due gruppi ritenuti terroristi nella gran parte dei paesi occidentali. E non lo fanno «solo» perché odiano gli ebrei, ma perché nel loro disegno di conquista l’unico vero ostacolo che trovano sulla loro strada è Israele e quindi gli ebrei.

Gli attacchi antisemiti non sono quindi fatti isolati, ma sono parte di un disegno, di una strategia studiata a tavolino che a partire dal fantomatico «ministero della salute di Hamas» fino ai giornali ampiamente sovvenzionati da Qatar e Turchia, hanno fatto in modo che per l’ignorante che grida «dal fiume al mare» le vittime diventassero carnefici e i carnefici diventassero vittime. Hanno fatto in modo che un gruppo di fanatici pagati chissà da chi, a bordo di qualche barchetta andassero verso Israele con l’obiettivo di farsi arrestare per poi gridare all’abuso e alla violazione del Diritto Internazionale ben sapendo che avrebbero aizzato i cani antisemiti contro gli ebrei. Non contro gli israeliani, contro gli ebrei, perché l’obiettivo è proprio quello.

Sottovalutare quindi questa realtà non è più ammissibile, non è più una cosa che può essere catalogata come «fatti isolati». Sono tantissimi fatti in tutto il mondo, qualcosa che assomiglia sempre di più ad una vera e propria strategia.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo