Aereo abbattuto: capriole e bugie russe. E Putin sarebbe amico di Israele?

Contrordine compagni, tra Russia e Israele non va affatto tutto bene come i più ottimisti speravano. Non potrebbe essere altrimenti. Putin è tutto fuorché un amico dello Stato Ebraico. E’ il maggior alleato dell’Iran al quale non si è fatto scrupolo di vendere armi (gli S-300, per esempio) e con il quale ha interessi politici e militari convergenti.

Ieri i russi hanno chiuso le indagini sull’incidente accorso all’aereo IL-20 abbattuto per errore dalla contraerea siriana e, contrariamente a quanto affermato solo pochi giorni fa, hanno fatto ricadere le colpe su Israele.

Mosca, conferenza stampa del generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo

Non è servito a Israele inviare a Mosca il comandante delle IAF per spiegare nei dettagli quanto realmente successo, non è servito dimostrare che quando l’aereo russo è stato abbattuto i caccia con la Stella di David erano già nello spazio aereo israeliano, che la contraerea siriana ha continuato a sparare ogni tipo di missili per ben 40 minuti dopo che il raid israeliano su una base iraniana a Latakia era terminato. Le indagini russe non hanno tenuto nella minima considerazione quanto esposto dagli inviati israeliani, hanno preso le veline di Hezbollah, di Teheran e di Damasco e ne hanno fatto un contro-rapporto dal quale emerge che Israele è responsabile di quanto accaduto in quanto, secondo la versione russa, i caccia israeliani si sarebbero nascosti dietro l’aereo russo provocandone l’abbattimento. «Israele ha ingannato la Russia» ha detto ieri in una conferenza stampa il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo. Poi, alla fine di una rocambolesca ricostruzione che non ha minimamente tenuto in considerazione i rapporti israeliani, ha detto che «gli attacchi israeliani in Siria mettono in pericolo le forze russe» ventilando quindi l’ipotesi che da ora in poi la Russia potrebbe impedire a Gerusalemme di attaccare obiettivi iraniani e di Hezbollah in Siria.

Ma la realtà è diversa

Ma la realtà è diversa. A prescindere da quello che raccontano i rapporti israeliani tempestivamente consegnati a Mosca (così tempestivamente che è impossibile pensare che siano artefatti), la versione russa ricalca parola per parola quella inizialmente diffusa dal regime siriano e dai media iraniani. Non solo, nell’esporre le conclusioni russe il generale Igor Konashenkov ha evitato accuratamente di dire che i russi non hanno mai fornito ai siriani i codici di riconoscimento dei loro aerei. Ha raccontato poi una palese menzogna nel momento in cui ha affermato che gli israeliani hanno avvisato i russi “solo un minuto prima” di dare il via al raid, una tesi smentita dalle registrazioni dei colloqui tra la centrale di collegamento e coordinamento israeliana che si trova a Tel Aviv e quella russa che si trova nella base aerea di Khmeimim, a sud di Damasco. No, la realtà è che la Russia ha ceduto alle pressioni iraniane e ora, come vuole Teheran, sta cercando di mettere in discussione gli accordi di cooperazione con Israele riguardanti le azioni militari israeliane nei cieli della Siria, l’unico modo che hanno gli iraniani di fermare i raid aerei israeliani contro le loro basi in territorio siriano.

Anche se va detto che nella conferenza stampa il generale Igor Konashenkov non ha mai fatto menzione a possibili ritorsioni verso Israele, è palese che la Russia stia cercando di cambiare le carte in tavola e di recedere da quell’accordo con Israele che penalizza così tanto gli iraniani.

Quella russa sembra essere una scelta di campo più che una accusa provata contro Israele, una scelta di campo che va verso Teheran.

Non c’è da meravigliarsi, solo chi ha gli occhi chiusi può pensare che Putin si sarebbe schierato con Israele. Non lo ha mai fatto. Putin pensa solo ai suoi interessi. E in questo momento i suoi interessi in Medio Oriente vanno verso Teheran, non verso Gerusalemme.