L’Africa a una svolta: accordo di libero scambio e moneta comune

Con l’adesione della Nigeria sembra finalmente prendere il volo il progetto di una zona di libero scambio in Africa che prevede anche l’adozione di una moneta unica

Circa 50 capi di Stato africani si riuniranno domenica prossima a Niamey, capitale del Niger, per finalizzare un accordo di libero scambio e per parlare di una moneta comune africana.

Il patto mira a integrare le economie e a ridurre le barriere commerciali nonché ad aumentare le prospettive occupazionali, gli standard di vita e le opportunità per 1,2 miliardi di persone del continente e per rendere gli africani più competitivi a livello regionale e mondiale.

Sono molti anni che si parla di un accordo africano di libero scambio e della adozione di una moneta comune chiamata ECO, ma per vari motivi (tra cui pesanti interferenze di alcune ex potenze coloniali) non si era mai giunti ad una conclusione.

La svolta si è avuta all’inizio di questa settimana quando anche il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, si è impegnato a firmare l’accordo.

«La volontà della Nigeria di firmare il patto, insieme con l’adozione da parte della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) di una valuta comune, contribuirà a promuovere gli scambi commerciali in tutto il continente» ha affermato Mohamed Ibn Chambas, rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite e capo della l’ufficio delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale e il Sahel (UNOWAS).

«La zona di libero scambio continentale rafforzerà anche le aree di libero scambio regionali», ha detto Chambas. «Ed è qui che entra in gioco una moneta comune. Se si dispone di una zona di libero scambio ed è eguagliata anche da una valuta comune regionale, l’impatto sarà ovviamente quello di incrementare il libero commercio all’interno dell’area».

L’ECOWAS prevede di introdurre la valuta ECO nel 2020, sebbene il suo debutto sia stato ritardato ripetutamente dal 2000.

La zona africana di libero scambio è in discussione dal 2002, con un progetto di accordo firmato all’inizio del 2018. A maggio ha superato la soglia di ratifica di almeno 22 governi dei paesi membri.

Ma non mancano problemi

Molti esperti fanno tuttavia notare che non mancano problemi all’implementazione di una zona di libero scambio e di una moneta comune, specie se si vuole fare tutto entro il 2020.

A pesare sono le disparità tra un paese e l’altro, la mancanza di infrastrutture, la poca chiarezza in merito alla possibilità di libera circolazione delle persone all’interno dell’area di libero scambio e tanto altro.

Piuttosto scettico anche il Fondo Monetario Internazionale che vede nella mancanza di logistica e di infrastrutture un motivo per rimandare ancora una volta questa importantissima decisione.

Ma questa volta gli africani sembrano seriamente intenzionati ad implementare questa storica decisione che potrebbe incidere non solo sulla vita degli africani, ma anche sull’ormai annoso problema delle migrazioni. Con un’Africa più prospera e più indipendente le persone non avrebbero bisogno di migrare verso il nord.

Visto che noi non sappiamo aiutarli a casa loro gli africani hanno deciso di aiutarsi per conto loro.