Cessate il fuoco tra Israele e Jihad Islamica. Una lezione per i terroristi

Perché tutti sono bravi a fare minacce a Israele, tutti sono bravi a mandare a morire la manovalanza, ma quando si tratta della loro vita diventano tutti improvvisamente più ragionevoli

Da questa mattina alle ore 05:30 è entrato in vigore il cessate il fuoco tra Israele e Jihad Islamica ottenuto con la mediazione dell’Egitto.

A confermarlo è il portavoce della Jihad Islamica, Musab al-Berim, il quale ha affermato anche che sarebbero state accolte alcune richieste avanzate dal gruppo terrorista legato all’Iran, tra le quali la fine delle uccisioni mirate dei loro leader.

Israele conferma indirettamente il cessate il fuoco ma non l’impegno a mettere fine alle uccisioni mirate. «Israele farà del male a chiunque cerchi di fargli del male» si legge in una nota del Ministero degli Esteri.

Il lancio di razzi è proseguito fino alle 02:30 con il sistema Iron Dome che ha intercettato diversi missili diretti contro agglomerati civili.

Jihad Islamica abbandonata a se stessa

Il fatto forse più importante di questa escalation scaturita dall’uccisione mirata del capo della Jihad Islamica a Gaza, Bahaa Abu al-Atta, e dal contemporaneo tentativo di uccidere Akram al-Ajouri, importante membro della Jihad Islamica a Damasco, è che nessuno ha seguito i terroristi legati all’Iran.

Hamas non ha alzato un dito, da Damasco nonostante l’attacco israeliano nel centro della città, nemmeno una parola di protesta, dall’Iran e da Hezbollah poche minimali proteste e solite minacce, ma nulla di che, nulla di più del solito.

La parola magica è “uccisioni mirate”. Erano anni che Israele non adottava la tecnica di colpire i leader terroristi.

Il fatto di aver colpito due dei più importanti membri della Jihad Islamica in quelli che erano considerati rifugi sicuri, addirittura uno a Damasco in Siria, ha dimostrato che gli israeliani sono in grado di colpire chiunque, dovunque e in qualsiasi momento.

I leader di Hamas devono aver sentito un brivido scorrere nella schiena, così come quelli di Hezbollah.

Specialmente nel caso di Akram al-Ajouri, “scovato” a Damasco, gli israeliani hanno dimostrato non solo di sapere esattamente dove colpire ma anche che non si fanno problemi a colpire ovunque.

Perché tutti sono bravi a fare minacce a Israele, tutti sono bravi a mandare a morire la manovalanza, ma quando si tratta della loro vita diventano tutti improvvisamente più ragionevoli.