Nella notte appena trascorsa, senza fare tanta pubblicità, l’aviazione israeliana (IAF) ha condotto una serie di attacchi aerei inferiore come numero solo al grande attacco preventivo che ad agosto distrusse un gran numero di lanciatori.
Secondo fonti dell’esercito sarebbero stati distrutti centinaia di lanciatori e migliaia di missili già caricati e pronti per essere lanciati contro Israele.
Riprendendo i conti fatti da Yonah Jeremy Bob sul Jerusalem Post, «Hezbollah aveva 150.000 razzi prima della guerra. Ma non tutti i razzi sono uguali. E non aveva 150.000 lanciarazzi».
Poi continua: «Ad esempio, l’Iran ha 3.000 missili balistici, ma solo circa 100-250 lanciatori».
«Il 25 agosto Israele ha distrutto circa 250 lanciatori di Hezbollah e diverse migliaia di razzi del gruppo terrorista, principalmente nel Libano meridionale».
Cosa significa tutto questo? Che la potenza missilistica di Hezbollah è ridotta di una percentuale consistente e che anche se volesse lanciare missili balistici contro Israele o non avrebbe i lanciatori o verrebbe individuato mentre si prepara a farlo.
Gli attacchi mirati di questi giorni, prima con i cercapersone poi con i walkie-talkie, hanno ferito tra i 4.000 e i 6.000 miliziani. A conti fatti parliamo di una percentuale degli operativi di Hezbollah che oscilla tra il 10% e il 15% messi fuori uso.
Infine non va dimenticato che in questo momento Hezbollah non riesce a metter in comunicazione le varie cellule, a meno che non usi i telefoni cellulari (sconsigliato) o i pizzini (ironico).
Nel suo discorso televisivo di ieri Hassan Nasrallah ha cercato di convincere i libanesi che Hezbollah è ancora operativo e in grado di nuocere, ma non è stato molto convincente anche perché ha ammesso che il gruppo terrorista finanziato e armato dall’Iran «ha subito un colpo senza precedenti».
Secondo diversi esperti militari con cui sono in comunicazione, le capacità di Hezbollah di lanciare un attacco su larga scala contro Israele si sono «notevolmente ridotte» con gli attacchi del 25 agosto, con le esplosioni dei giorni scorsi e con il grande attacco della notte scorsa.
Questo non vuol dire che non potrebbero “far male” con i missili a corto raggio e con i razzi, ma rispetto a due mesi fa è tutta un’altra storia.
Ora permettetemi di dire due parole (fuori contesto) sulla risoluzione dell’assemblea generale dell’ONU che chiede a Israele di lasciare i «territori occupati» in Cisgiordania e Gaza e chiede la creazione di uno stato palestinese.
A parte il favore fatto a Yahya Sinwar il quale vede che ammazzare ostaggi israeliani rende meglio del lancio di mille missili, ma poi, siete sicuri che i palestinesi vogliano fare uno Stato che viva in pace accanto a Israele? Dove lo trovano quelli dell’ONU un leader palestinese che va dai suoi e dice loro che non ci sarà più «la Palestina dal fiume al mare»? Sarebbe ucciso un minuto dopo.
Prima del 7 ottobre a Gaza entravano tra i 600 e gli 800 TIR di aiuti al giorno (AL GIORNO) e vi operavano oltre mille ONG (MILLE), tante quante ce ne sono in Congo. Siete proprio sicuri che i cosiddetti “palestinesi “ siano pronti a rinunciare a tutto questo, a rimboccarsi le maniche e andare a lavorare per vivere invece che scavare tunnel e studiare massacri di ebrei?
Infine, si calmino i pro-pal, una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu vale come un foglio di carta igienica. Diverso sarebbe se ad emettere una risoluzione fosse il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. In quel caso sarebbe più “incisiva” ma non decisiva.
