Difficile rispondere alle provocazioni iraniane senza conseguenze globali

La prudenza americana nel rispondere alle provocazioni iraniane non deriva solo dal fatto che si potrebbe incendiare l’intero Medio Oriente. Ci sono altre valutazioni “globali” da fare

L’Iran e i suoi proxy, in particolare Hezbollah e i ribelli Houthi, possono diventare una minaccia globale e non solo per Israele e gli Stati Uniti.

Questa volta però non si sta parlando di una “minaccia nucleare” o almeno non per ora. Questa volta la minaccia iraniana è al commercio globale.

I tre nodi strategici che l’Iran e i suoi proxy possono minacciare

Sono tre i nodi strategici che l’Iran e i suoi proxi possono minacciare:

  1. lo stretto di Hormuz
  2. lo stretto di Bab el-Mandeb
  3. il canale di Suez
Lo stretto di Hormuz, quello di Bab el-Mandeb e il canale di Suez

Attraverso questi tre punti strategici passa circa il 20% del petrolio mondiale (e non solo). Soprattutto i primi due sono importantissimi perché lo Stretto di Hormuz è l’unico punto di accesso e di uscita dal Golfo Persico mentre quello di Bab el-Mandeb è un fondamentale punto di accesso e uscita dal Mar Rosso anche se in questo caso il problema potrebbe essere bypassato proprio attraverso il Canale di Suez, ma solo verso il Mediterraneo.

La strategia di Teheran

La strategia di Teheran è abbastanza semplice nella sua drammaticità. I missili iraniani e quegli degli Houthi (sempre iraniani) possono tenere direttamente sotto tiro lo stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb. Gli iraniani – e quindi anche gli Houthi – dispongono di precisi e potenti missili antinave. Rimarrebbe il canale di Suez che però potrebbe essere preso “in carico” da Hezbollah sia direttamente che attraverso gruppi terroristici “terzi” adeguatamente armati (Jihad Islamica e forse Hamas).

Questo scenario è tutt’altro che improbabile in caso di conflitto tra l’Iran e gli Stati Uniti o tra l’Iran e Israele. Le intelligence di mezzo mondo ne sono perfettamente coscienti tanto che se ne parla ormai da mesi cercando eventuali contromisure.

Consideriamo che, solo parlando di Israele, il 90% delle sue importazioni ed esportazioni sono trasportate via mare, di queste il 12% passa attraverso Bab al-Mandeb. Ciò include tutto il commercio tra Israele e l’Oriente, in particolare le sue importazioni dalla Cina. Stiamo parlando di cifre che tra esportazioni ed importazioni superano i 20 miliardi di dollari. Non sarebbe una cosa semplice da sopportare per il piccolo Stato Ebraico.

In sostanza, se gli Houthi dovessero in qualche modo minacciare la navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb metterebbero in seria difficoltà l’economia israeliana.

Se poi allarghiamo lo sguardo oltre Israele e guardiamo il tutto sotto l’aspetto dell’economia globale, il blocco simultaneo dello Stretto di Hormuz e di quello di Bab el-Mandeb non comprometterebbe solo le forniture di petrolio provenienti dal Golfo Persico, ma metterebbe in gravissima difficoltà tutto il commercio globale da e verso il Golfo Persico e persino verso l’oriente.

La riluttanza americana ad attaccare l’Iran

La riluttanza americana ad attaccare l’Iran non dipende quindi solo dal fatto che questo comporterebbe un attacco di Hezbollah (e probabilmente anche di Hamas e della Jihad Islamica) a Israele. Le conseguenze di un attacco americano all’Iran sarebbero devastanti per tutta l’economia globale. Questo gli esperti di Washington lo sanno benissimo. Da qui l’estrema prudenza americana nonostante le palesi provocazioni iraniane.

Le contromisure

In questi giorni si sono susseguite riunioni su riunioni delle intelligence tra cui quella americana, israeliana, occidentali e persino dei Paesi arabi del Golfo, per trovare eventuali contromisure.

Il problema è che senza mettere “i piedi sul terreno” è difficile approntare contromisure valide a questo scenario.

Per quanto la tecnologia americana e israeliana sia all’avanguardia rispetto a quella iraniana e dei suoi proxy, è evidente a tutti che è quasi impossibile approntare contromisure valide solo usando aviazione e missili. Per scongiurare una tale eventualità occorrerà “sporcarsi le mani” con forze di terra.

Queste sono valutazioni importanti da tenere in considerazione nel caso si decida di rispondere alle provocazioni iraniane. A Teheran sanno benissimo che in caso di un eventuale attacco all’Iran, che sia di ritorsione e delimitato oppure che sia un attacco più su vasta scala, l’unica vera difesa approntabile dagli iraniani sarebbe proprio quella di bloccare le maggiori vie commerciali marittime. A quel punto il problema sarebbe globale e non solo americano, israeliano o dei Paesi del Golfo.

È a questo che puntano gli iraniani ben sapendo che una crisi globale metterebbe diplomaticamente gli Stati Uniti in seria difficoltà.