La sfida di Teheran al mondo: questa volta Trump dovrà reagire

Questa volta sarà molto difficile non reagire alle provocazioni iraniane. In ballo c’è la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, un nodo cruciale per il petrolio del Golfo Persico

I Guardiani della Rivoluzione Islamica sfidano il mondo sequestrando un petroliera battente bandiera britannica nello Stretto di Hormuz.

Il messaggio che Teheran lancia al mondo è chiaro: «possiamo bloccare la navigazione nel Golfo Persico quando e come vogliamo».

Secondo un comunicato diffuso dagli stessi Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) la petroliera britannica, la Stena Impero, un tanker da oltre 49.000 tonnellate di portata lorda, avrebbe violato le “regole marittime internazionali”.

La petroliera era in navigazione verso un porto saudita quando, appena superato lo Stretto di Hormuz, è stata dirottata dai Pasdaran verso un porto iraniano.

Le reazioni

Non si sono fatte attendere le reazioni da parte britannica e americana. Il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt ha avvertito che ci saranno “gravi conseguenze” se l’Iran non rilascerà rapidamente la petroliera sequestrata.

«Questo è assolutamente inaccettabile», ha detto Hunt. «La libertà di navigazione nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz deve essere garantita».

Jeremy Hunt non ha parlato di “opzioni militari” ma ha detto che la situazione è molto critica e di averne parlato con il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, e che presto ne parlerà anche con il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif.

Il Presidente americano, Donald Trump, ha detto che questo conferma i suoi timori sull’Iran e che «Teheran provoca solo problemi, niente altro che problemi».

Gli Stati Uniti hanno annunciato che aumenteranno sensibilmente la sorveglianza aerea in tutta l’area. Proprio ieri gli USA avevano annunciato l’abbattimento di un drone iraniano, un fatto questo smentito però da Teheran.

Questa volta Trump dovrà reagire

Questa volta per il Presidente Trump sarà molto difficile non reagire. La provocazione dei pasdaran iraniani è troppo grande per poter essere sottovalutata.

Da diversi giorni il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica stanno volontariamente cercando lo scontro e fermando diverse petroliere che navigano attraverso lo Stretto di Hormuz, un nodo cruciale per il trasporto del greggio prodotto nel Golfo Persico. Ma fino ad ora tutto si era risolto pacificamente.

Solo dieci giorni fa i Pasdaran avevano cercato di sequestrare un’altra petroliera britannica e solo grazie all’intervento di una nave da guerra inglese si era scongiurato il sequestro. Un mese fa gli iraniani avevano abbattuto un drone americano rischiando seriamente una risposta militare americana che poi non c’è stata, annullata all’ultimo momento per il timore che un attacco di rappresaglia americana avrebbe scatenato un conflitto regionale.

Un timore tutt’altro che remoto. Hezbollah ha già detto che se dovesse scoppiare una guerra tra USA e Iran i terroristi libanesi attaccheranno Israele.

Ma questa volta sarà veramente difficile non reagire alle provocazioni iraniane. Febbrili contatti sono in corso tra Washington e Londra e tra Washington e Gerusalemme.

A ulteriore conferma che la situazione nella regione è molto grave, questa mattina è arrivata la notizia che un drone di nazionalità sconosciuta ieri ha bombardato una base iraniana in Iraq dove, secondo notizie di intelligence, gli iraniani avevano stoccato missili balistici messi a disposizione del gruppo Hashed al-Shaabi, ennesimo proxy iraniano nella regione.