Società e cronaca

Ebola spaventa l’Europa. Esiste un piano di emergenza?

Ieri si è appreso del primo caso di Ebola contratto al di fuori dell’Africa Occidentale dove il virus ha mietuto oltre 3.500 morti in quella che è la più grave epidemia della storia della terribile malattia. Si tratta di una infermiera spagnola che ha contratto il virus assistendo due missionari spagnoli affetti da Ebola e rimpatriati in Spagna per essere curati.

Ora, a parte i rischi che corrono tutte le persone venute a contatto con l’infermiera, rischi che immaginiamo il Ministero della salute spagnolo avrà attentamente valutato e circoscritto, quello che ci appare evidente e che quello che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile, cioè che il contagio potesse raggiungere l’Europa, oggi è una realtà, anche se si tratta di un singolo caso per ora isolato.

Lungi da noi fare allarmismi inutili, ma ci chiediamo se i vari Ministeri della Salute europei e in particolare quelli a diretto contatto con la realtà africana, Italia e Spagna in particolare, abbiano almeno un piano di emergenza per una eventuale propagazione del virus Ebola anche in Europa. Fino a ieri si sosteneva che, data la sua incubazione piuttosto veloce, il virus Ebola non avrebbe potuto arrivare in Europa. Oggi nessuno ne è più sicuro, prima di tutto perché sembra che il virus sia mutato e la sua incubazione sia più lunga del solito, poi perché alcuni infetti inconsapevoli potrebbero raggiungere il territorio europeo attraverso le linee aeree e magari manifestare la malattia solo una volta arrivati in Europa. Infine, non meno pericoloso, c’è il rischio del terrorismo biologico più volte ventilato da diversi gruppi terroristici, quello cioè di persone volontariamente infettate dal virus Ebola che si recano in Europa con l’intenzione di contagiare quante più persone possibile.

Per esempio, quali misure vengono prese negli aeroporti per quei passeggeri che arrivano dalle zone interessate dalla epidemia? In particolare, quali misure preventive vengono adottate per i passeggeri provenienti da Liberia, Guinea e Sierra Leone? Per il momento non ci sembra che si siano particolari procedure di sbarco, ma potremmo anche sbagliarci e se qualcuno è a conoscenza di misure cautelative e pregato di segnalarcelo. E poi, anche se qui andiamo a toccare un argomento spinoso, quali misure vengono prese per controllare che tra le migliaia di clandestini che quotidianamente sbarcano in Italia non ci sia qualche infetto da Ebola? Sappiamo che è molto difficile che l’incubazione del virus, per quanto più lunga, riesca a superare il periodo necessario al lungo viaggio. Ma ci chiediamo se non ci sia la possibilità che qualche elemento infetto sia riuscito a raggiungere il Nord Africa e involontariamente infettare uno o più migranti anche se lui materialmente non parte. Esiste a tal riguardo un piano di emergenza e/o di controllo oppure i controlli scattano solo dopo l’apparizione dei sintomi?

Ripetiamo, nessun allarmismo ma solo semplici domande alle quali ci piacerebbe qualcuno possa rispondere.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Carlotta Visentin

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5 Comments

  1. Innanzitutto c’é da dire che 3500 morti sono un numero relativamente piccolo se paragonato a quelli causati, per esempio, da AIDS, malaria e tubercolosi, ognuno dei quali supera il milione di morti l’anno.
    Secondo, il virus EBOLA si trasmette per contatto diretto con il sangue e altri fluidi corporei dei soggetti infetti (anche morti). Esiste, quindi, la possibilità concreta di evitare il contagio adottando misure igienico-sanitarie adeguate (a differenza, ad esempio, dalla tubercolosi che si trasmette per via aerogena). Anche in Africa, dove i sistemi sanitari e le norme igieniche osservate sono parecchio al di sotto dei nostri standard, il virus non ha mai causato epidemie di vaste proporzioni (in particolare, nelle grandi città), restando per lo più confinato a piccole comunità rurali. In queste comunità, una delle principali modalità di trasmissione é quella dai cadaveri delle vittime del virus ad amici e parenti che, per tradizione, baciano, abbracciano e imbalsamano i loro cari defunti, cosa che si potrebbe evitare con l’uso adeguato dell’informazione. Un’altra modalità di contagio é quella dagli animali selvatici (soprattutto scimmie ma, forse, anche pippistrelli) all’uomo (anche questa potrebbe essere evitata). Altra modalità di contagio: dal paziente a medici e infermieri, molto frequente in Africa (circa il 10% dei casi) dove nei presidi medici il più delle volte mancano i guanti e le mascherine e, a volte, anche il lavandino.
    In conclusione, é altamente improbabile che il virus EBOLA diffonda in un paese industrializzato con un sistema igienico-sanitario efficiente. E’ più probabile, invece, che questa sorta di terrorismo mediatico attualmente in atto riesca a creare il clima adatto per far approvare l’uso sperimentale di nuovi vaccini/farmaci saltando le procedure previste dalla legge (l’adozione di un nuovo vaccino per uso umano richiede tre fasi di studio che, nel complesso, possono durare diversi anni). In aggiunta, alcuni paesi (ad es., l’Italia) non perdono l’occasione per fare anche un uso politico di questa “emergenza” (della serie “é meglio se li lasciamo affogare altrimenti ci infettano”).
    Spero di essere stato chiaro ed esaustivo.

    1. certamente non è affatto facile contrarre il virus Ebola e infatti nessuno lo dice (tanto è vero che abbiamo specificato che non intendiamo fare inutili allarmismi) abbiamo solo posto delle domande che ci sembrano ragionevoli. L’uso che ne fanno altri di questa “emergenza” è un’altro discorso certamente da affrontare (quella dei vaccini francamente ci sembra un po’ esagerata).

      3.500 morti per una epidemia di Ebola sono tantissimi ma non è tanto il numero dei morti quanto la potenzialità di espansione che preoccupa per di più, a quanto pare, con il virus mutato il che potrebbe cambiare anche i sistemi di contagio e renderli più aggressivi. Certo non siamo al contagio per via aerea ma un virus più aggressivo e resistente non può non far paura

      1. Quando parlo di terrorismo mediatico non mi riferisco certo a voi che, invece, dimostrate una certa onestà intellettuale ponendo delle domande.
        Quella dei vaccini vi sembra un pò esagerata? Staremo a vedere. Personalmente non sarei neanche contrario a snellire un pò le procedure che, attualmente, sono troppo lunghe. Il rischio é che da troppo lunghe diventino troppo corte. Sono certo che avremo occasione di riparlarne in futuro.
        Tremila e cinquecento morti per un’epidemia di Ebola sono tantissimi? Intanto non si tratta di un’epidemia ma di diverse piccole epidemie (c’é una bella differenza). Secondo, in questo caso (più che in altri) il numero di morti dipende da chi li conta. Quando é stato scoperto il virus (negli anni settanta) e negli anni successivi, i casi di Ebola erano spesso diagnosticati erroneamente (in particolare, veniva scambiato per un’infezione da virus Lassa). Quindi, il numero dei casi era sottostimato e ha continuato ad esserlo per motivi che potete immaginare facilmente se avete un’idea di quali siano le condizioni socio-sanitarie in paesi come Liberia, Guinea etc. Oggi, nel 2014, hanno tutti gli occhi puntati sull’Ebola e, di conseguenza, c’é una maggiore attenzione alla rilevazione dei casi (molti sono solo sospetti, non confermati da una diagnosi) tanto che il numero dei casi potrebbe essere addirittura sovrastimato.
        Per quanto riguarda “il virus mutato che potrebbe cambiare le modalità di contagio e renderlo più aggressivo” siamo nel campo delle ipotesi e la stessa ipotesi potrebbe applicarsi a qualunque altro virus, batterio od altro agente infettivo. Un’ipotesi che non é avvalorata da alcuna evidenza sperimentale si può chiamare anche “fantasia”. Tra l’altro il virus Ebola fino ad ora si é dimostrato abbastanza stabile, non é tra quelli che hanno un tasso di mutazione molto elevato (come, ad esempio, HIV e HCV) e il fatto che esistano comunque dei mutanti (varianti) é una cosa normale per i virus.
        “Un virus più aggressivo e resistente (a cosa?) non può non far paura…”. Certo, soprattutto se lo scopo é proprio quello. A parte ciò, il virus Ebola é già molto “aggressivo” (ammazza il 70% circa dei soggetti infetti) e non avrebbe alcun vantaggio evolutivo a diventare ancora più “aggressivo” (uccidere un ospite prima che questo abbia la possibilità di trasmettere l’infezione, in genere, non é una “strategia” vincente per un virus). E’ più probabile che l’evoluzione di questo virus vada nella direzione opposta (un mutante attenuato sarebbe trasmesso più facilmente). Lo “scopo” biologico di un virus é quello di moltiplicarsi e diffondersi il più possibile, non di ammazzare tutti quelli che incontra nel modo più rapido possibile.

  2. Walter grazie, questa è la vera informazione, anche un’ignorante come me riesce a coglierne l aspetto sincero e disinteressato.. Dovrebbero essere queste le informazioni passate dai mass media, chissà come mai invece non è così.. Bah chissà!! Una mezza idea ce l ho..

    1. Irene grazie a te, mi conforta il fatto che ci sia almeno qualcuno che si sforza di capire come stanno le cose realmente. Non credo affatto che tu sia ignorante, anche se magari non sei un’esperta in questa materia (malattie infettive) che per me, invece, é il mio lavoro (sono un microbiologo e mi occupo proprio di ricerca sulle malattie infettive e, in particolare, sullo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini). Ignoranti sono coloro che pur non conoscendo la materia si arroccano ottusamente su una posizione e la sostengono con forza (ma senza argomenti validi). E di questo tipo di ignoranti, purtroppo, il mondo é pieno.

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