Ebrei: odio senza fine

by Fabio Fineschi
ebrei in preghiera

Ci sono eventi che non accennano a diventare “storia”, ovvero accadimenti del passato che. non producendo più effetti diretti nel nostro tempo, possono essere studiati con una certa quota di obbiettività.

Certi accadimenti imprigionano in se stessi ciò che intendiamo per attualità e la dilatano all’infinito: la SS. Rivelazione è senza dubbio uno di questi. Mi riferisco, in questa sede, al Vangelo di Matteo, quando racconta la folla che sceglie di far liberare il delinquente Barabba al posto di Gesù. In quel frangente Pilato si dichiara innocente della sentenza di morte alla quale il Cristo andrà incontro e come risposta, dalla folla ebraica, alcuni gridano: – “il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli1“.

Mi risulta che l’esegesi biblica non sia mai stata univoca sul significato di tale invocazione e il tema venne discusso anche durante il Concilio Vaticano II. A me piace pensare che tra quella folla riunitasi, duemila anni fa, nel Pretorio romano vi siano stati ebrei che non volendo la condanna a morte di Gesù abbiano invocato o predetta una sorta di auto-maledizione.

Da allora le manifestazioni d’odio nei confronti degli ebrei, anche da parte di noi cristiani, sono state innumerevoli fino alla Shoah che durante la II Guerra Mondiale ne ha trucidati sei milioni.

Da allora sembrava che il mondo si fosse riconciliato con quel popolo ma dal 7 ottobre 2023 abbiamo scoperto che non era vero: gli ebrei non si amano, al massimo si compatiscono in quanto vittime e si finge di piangere per gli ebrei morti, quelli che riscuotono maggior successo qua in Occidente e altrove.

L’ebreo non deve avere uno stato in cui vivere che lo rappresenti e lo difenda. L’ebreo deve sentirsi un intruso anche in quelle zone del mondo in cui i suoi antenati hanno vissuto per quattromila anni e fondato templi antecedenti di secoli alle sinagoghe.

Se, poi, l’ebreo si difende da chi vuole annientarlo allora è davvero insopportabile e intollerabile: all’ebreo è concesso di stare nel mondo solo come vittima, il suo dire dev’essere solo un belato d’agnello sacrificale.

Purtroppo faccio molta fatica a pensare che la questione dei due popoli e due stati, le terre, i confini e l’amor patrio dei palestinesi siano da considerarsi il cuore del problema. Nello statuto dell’organizzazione terroristica di Hamas c’è scritto che lo Stato di Israele deve essere totalmente distrutto ma c’è anche scritto che non deve restare vivo nemmeno un ebreo sulla faccia della terra: si va molto oltre una mera questione di territorio e vicinanza di stati.

Sono incline a pensare che se anche domani nascesse lo stato palestinese i rapporti tra i due stati non sarebbero nel segno della pace, soprattutto da parte dei palestinesi. Penso anche che se lo Stato di Israele scomparisse del tutto la vita degli ebrei nel mondo sarebbe comunque difficile, anzi, difficilissima non potendo contare più su nessuna difesa efficace.

L’ebreo che si difende mette in atto, automaticamente, un genocidio; dal 1982 ad oggi, a che mi risulti, Israele è lo Stato genocida per eccellenza: ci si meraviglia che vi sia ancora qualche palestinese in vita. C’è chi, come Alessandro Di Battista, definisce gli ebrei “le bestie di satana”, o altri, sui social, che vorrebbero la liberazione del mondo dalla presenza degli ebrei per avere, finalmente, una duratura pace sulla terra. Tutti sanno che nelle guerre anche i civili pagano un altro contributo di sangue e questo accade sempre.

In questo ultimo conflitto Israele ha combattuto una guerra urbana contro le milizie terroristiche di Hamas e, purtroppo, le vittime civili erano inevitabili.

Anche l’aggressione russa all’Ucraina miete numerose vittime civili: Chasiv Yar, città dell’Ucraina orientale (12.000 abitanti), è stata totalmente distrutta dagli intensi bombardamenti delle forze russe. Da un filmato dell’Associated Press la città appare addirittura carbonizzata. Dopo due anni di strenua difesa la cittadina mineraria di Vuhledar, dell’Oblast di Donetsk con 14.000 abitanti, è caduta in mani russe. La cittadina, a causa della sua posizione strategica, è stata presa di mira dall’esercito russo ed è ormai ridotta in macerie. Nella città di Bakhmut vivevano circa 70mila persone ma l’esercito del Cremlino l’ha ampiamente devastata. Buča, cittadina dell’oblast di Kiev, è stata protagonista della prima fase dell’operazione militare della Russia in Ucraina e teatro di crimini umanitari. Qui è stata scoperta la prima fossa comune, una delle più grandi. Borodyanka, 13.000 abitanti, è stata completamente devastata dai bombardamenti russi. Essa si trova a circa 50 chilometri da Kiev ed è l’ombra del suo passato. Secondo le autorità ucraine qui è avvenuto un massacro di civili “peggiore di quello di Bucha”.

Questi sono solo alcuni esempi, sicuramente limitati rispetto alla realtà, citati come punto di partenza per una riflessione la cui cifra è la domanda, il chiedere ragione a se stessi e al mondo. Chiediamoci: perché di queste distruzioni operate per mano dell’esercito russo in Ucraina non è mai stato riportato un costante bollettino delle vittime civili come avviene per le vittime di Gaza? Perché le piazze non si riempiono di indignati urlanti? Perché le università tacciono? Putin prende di mira condomini, scuole e ospedali che, contrariamente a quelli di Gaza, non costituiscono basi di lancio per razzi e contraerea, non fungono da magazzini di armi, munizioni e quartieri generali dei terroristi ma nessuno parla di genocidio: nemmeno di fronte a più di ventimila bambini deportati in Russia. Di flottiglie, poi, nemmeno l’ombra eppure vi è una nazione sconvolta da un potente attacco militare da parte di una potenza nucleare. Certo, qui non possiamo infamare lo Stato di Israele e il complice “amerikano”.

Voglio concludere questa riflessione con le testuali parole del noto giornalista Marco Travaglio nella prefazione da lui firmata al libro del prof. Cardini e Fabio Mini “Ucraina la guerra e la storia2”: «…A ogni strage di civili, regolarmente attribuita ai russi, anche nei casi in cui era opera delle truppe ucraine o dei loro fiancheggiatori neonazisti del battaglione Azov, si ricorreva a termini impropri come “genocidio” e a paragoni blasfemi con l’Olocausto, la Shoa, la Soluzione Finale (termini finora usati da tutti, fuorché dai negazionisti, esclusivamente per quell’unicum storico che fu lo sterminio nazista degli ebrei). Ma bastava leggere i libri di Gino Strada per sapere che le stragi di civili sono una costante di ogni conflitto e si chiamano precisamente “guerra”, visto che in ciascuna il rapporto tra vittime civili e militari è invariabilmente di 9 a 1. E quella in Ucraina purtroppo non faceva eccezione, malgrado l’indignazione selettiva dei fanatici atlantisti che, per bloccare sul nascere qualunque tentativo di portare Putin al tavolo del negoziato, si affannavano a dipingere quel conflitto come diverso da tutti gli altri per le vittime civili, le fosse comuni, le torture, le violenze gratuite e le armi proibite (anch’esse caratteristiche costanti di tutti i conflitti, inclusi quelli scatenati dai buoni)».

Dice Gesù: “Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei…..

Gv, 4,22.

1 Dal vangelo secondo Matteo 27, 1-66

2 “Ucraina. La guerra e la storia”: Franco Cardini, Fabio Mini, PaperFIRST, 2022

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