Il 7 ottobre 2023, quando le orde di Hamas si riversarono in Israele per mettere in atto il pogrom ideato dal defunto Yahya Sinwar, iniziò una guerra non voluta da Israele ma studiata a tavolino è probabilmente finanziata dall’Iran.
Ecco perché non capisco tutta questa “corsa” internazionale verso una richiesta di de-escalation su tutti i fronti dopo la morte di Sinwar. La morte del capo di Hamas non risolve quasi niente. Potrebbe facilitare la chiusura del fronte di Gaza e forse della Cisgiordania, ma il pericolo maggiore rappresentato dall’Iran attraverso i suoi proxy, in particolare Hezbollah, rimane praticamente intatto.
È vero, Hezbollah è stato decapitato e la morte di Hassan Nasrallah è stato un colpo durissimo, ma Hezbollah non è Hamas. Ha una organizzazione molto ben strutturata che probabilmente, tolto lo shock iniziale, ha immediatamente ricominciato a funzionare.
Anche l’uccisione del sostituto di Nasrallah, Hashem Safieddine, probabilmente è servita solo a bloccare temporaneamente le scelte di vertice, ma la base combattente ha continuato a operare quasi con regolarità.
Il piano adottato da Sinwar il 7 ottobre era un piano preparato da Hezbollah per l’invasione della Galilea. La forza Quds della Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC) avevano addestrato perfettamente la forza Radwan (la forza d’élite di Hezbollah) per questo scopo. I tunnel erano pronti, riforniti con ogni tipo d’arma, ben costruiti per una lunga guerra. In quei tunnel i militari israeliani hanno trovato cucine, bagni, persino sale per il relax, oltre naturalmente ad armi avanzate.
Lo scatto in avanti di Sinwar ha rovinato i piani iraniani che prevedevano una contemporanea invasione di Israele da nord, invasione che avrebbe portato la forza Radwan ad occupare la Galilea e a prendere un gran numero di ostaggi oltre che a fare un consistente numero di vittime. Solo che il 7 ottobre 2023 la forza Radwan era ancora in Siria.
Ora, Israele ha inferto colpi durissimi a Hezbollah. In un colpo solo ha distrutto buona parte dei lanciatori necessari a lanciare i missili balistici e i missili a medio raggio. Se fino ad oggi Hezbollah non ha usato i missili balistici contro Israele il motivo è questo.
Ogni giorno l’IDF colpisce duro nel sud del Libano. Ma il grosso delle forze di terra, temperate da anni di guerra in Siria, rimane quasi intatto. Non parliamo di un pugno di uomini ma di decine di migliaia di “soldati” ben addestrati.
Ecco, se si riuscisse a fermare Hezbollah forse si potrebbe parlare di “colpo decisivo” al vero mandante nonché vero nemico di Israele: l’Iran. Ma più che da Israele Hezbollah dovrebbe essere fermato dai libanesi. Non è impossibile dato che sembrerebbe che nemmeno la Siria appoggi più Hezbollah. E non è poco visto che verrebbe a mancare il collegamento terrestre tra Libano e Iran, il vero cordone ombelicale dal quale sono passate tutte le armi di cui dispone Hezbollah.
Gioiamo quindi per la morte di Yahya Sinwar, speriamo in una tregua che riporti gli ostaggi a casa e nella chiusura del fronte di Gaza (qui serve però il miglior Netanyahu), ma non crediamo che la sua morte possa servire a fermare la guerra, quella con l’Iran. Su quel fronte, temo, siamo appena agli inizi.


