Due premesse: (1) Hamas è affigliato alla Fratellanza Musulmana e recenti inchieste giornalistiche provano che dietro la flotilla per Gaza ci sono proprio i Fratelli Musulmani. (2) continuo a ritenere che la miglior tattica a disposizione di Israele è quella di lasciar passare la flotilla e poi chiudere tutto. Volevano Gaza, avranno Gaza.
Dunque, secondo inchieste giornalistiche sarebbe la Fratellanza Musulmana a finanziare la flotilla per Gaza o, come si fanno chiamare, la Global Sumud Flotilla (GSF). Non è niente di nuovo, i Fratelli Musulmani sono potentissimi in Europa dove hanno mille rivoli e mille denominazioni per nascondere quello che fanno.
Ci sono i soldi della Fratellanza Musulmana, elargiti a grandi mani da Qatar e Turchia, dietro alla incessante e potentissima disinformazione sulla guerra a Gaza, disinformazione che si appoggia anche a partiti politici e ai loro movimenti, non so se anch’essi finanziati da denaro islamico, per essere ancora più credibile.
Bisogna ammetterlo, i Fratelli Musulmani stanno facendo un gran bel lavoro con la loro immensa rete di disinformazione, preparata da anni e pronta a scattare sin da subito dopo il 7 ottobre 2023.
Il meccanismo è tanto semplice quanto difficile da fermare: parte una informazione – qualsiasi informazione, dal numero di morti a Gaza ai movimenti pro-pal nelle università – e immediatamente viene condivisa da centinaia di migliaia di account rendendo quella informazione virale e attendibile, anche se inventata di sana pianta.
È così che hanno portato in piazza decine di migliaia di manifestanti, che hanno creato caos nelle università e che stanno letteralmente isolando Israele (errori di Netanyahu a parte). È così che alimentano l’odio.
L’Italia è il loro capolavoro. Da noi stanno letteralmente vincendo su tutti i fronti, quello dei grandi media cartacei, della informazione online, di quella in TV, di quella politica. In nessun altro paese al mondo la flotilla per Gaza ha la stessa copertura che ha in Italia. Forse qualcosa di più in Spagna, ma nel resto del mondo non se li fila nessuno. Come mai?
Beh, prima di tutto l’Italia è più permeabile degli altri paesi alle fake news. Putin insegna. Poi c’è da considerare la grande diffusione della Fratellanza Musulmana nel nostro paese.
La presenza della Fratellanza in Italia è infatti verosimilmente significativa, soprattutto attraverso organizzazioni che svolgono attività religiose, culturali ed educative, ma non è (almeno pubblicamente) molto visibile in termini di struttura apertamente politica riconosciuta come tale. E questo è un problema perché ci sono migliaia di rivoli – religiosi, politici e finanziari – dove cresce l’ideologia della Fratellanza sui quali però non abbiamo alcun controllo.
In Italia ci sono 2,7 milioni di musulmani, ma ci sono solo otto moschee ufficiali riconosciute, quindi molti luoghi di preghiera sono in spazi non dichiarati (garage, appartamenti, magazzini) e non formalmente autorizzati. Alcuni rapporti sostengono che diverse di queste attività siano gestite da associazioni vicine alla Fratellanza.
Da questa situazione nasce un ulteriore grosso problema: quello dei flussi finanziari impossibili da controllare e dai quali, secondo inchieste giornalistiche, arrivano i fondi che finanziano la flotilla per Gaza.
I conti in tasca alla flotilla per Gaza
Cosa sappiamo:
- la missione ha raccolto oltre 2 milioni di euro tramite donazioni internazionali su piattaforme come Chuffed.org per sostenere i costi logistici, di raccolta aiuti, imbarcazioni, ecc.
- Le imbarcazioni sono di dimensioni “piccole-medie” (barche da diporto, vele, ecc.), che hanno costi variabili. Alcune fonti stimano che ogni imbarcazione possa costare tra €30.000 e €50.000 (non è chiaro se tale cifra comprenda solo l’acquisto, o anche carburante, equipaggiamento, manutenzione…)
Cerchiamo di calcolare il costo giornaliero della Global Sumud Flotilla
Non esiste un costo giornaliero dichiarato, quindi dobbiamo fare noi i calcoli che comunque sono approssimativi
Perché non esiste un dato “costo giornaliero”
Ci sono diverse ragioni:
- Varietà delle imbarcazioni: diverse dimensioni, tipi, provenienze, condizioni. Alcune costano poco (barche più piccole, equipaggio volontario), altre costi maggiori.
- Costi variabili: carburante, assicurazione, personale, rifornimenti, manutenzione, permessi, supporto logistico portuale, sicurezza, comunicazioni. Alcuni giorni possono essere costosi, altri meno, a seconda del mare, della distanza, del numero di imbarcazioni attive.
- Funding basato su donazioni volontarie: non tutti i costi sono standardizzati o trasparenti al dettaglio. Le organizzazioni coinvolte non hanno (almeno pubblicamente) rilasciato un bilancio diario dettagliato.
Una stima molto approssimativa
Facendo delle ipotesi:
- Se si considerano 50 imbarcazioni ciascuna con costi operativi quotidiani (carburante, equipaggiamento, personale volontario) di, per esempio, €1.000-€5.000 (molte saranno molto sotto, alcune più sopra), si potrebbe ipotizzare che il costo totale giornaliero vari tra €50.000 e €250.000 o più, a seconda delle condizioni.
- Se aggiungiamo costi “extra” come logistica a terra, porti, sostenitori, equipe mediche, permessi, sicurezza, sorveglianza, il costo può aumentare sensibilmente.
Ora, stiamo a metà dei costi sopra preventivati, facciamo che ogni giorno la flotilla per Gaza costi 100.000 euro (ma siamo davvero molto bassi). Ormai i 2 milioni si sono volatizzati. Da dove arrivano i soldi per tenere in piedi il baraccone?
Per essere credibili quando affermano di essere una «missione umanitaria» e non politica, dovrebbero essere trasparenti sui loro finanziatori, invece non solo non dicono niente a riguardo, nonostante le molte richieste, ma fanno di tutto per nascondere chi li finanzia.
Le inchieste giornalistiche hanno appurato che dietro la flotilla per Gaza, attraverso una serie di ditte di comodo, c’è la Fratellanza Musulmana e quindi lo stesso Hamas.
Perché la Global Sumud Flotilla non è una missione umanitaria
Una missione umanitaria efficace e riconosciuta a livello internazionale deve essere basata su principi fondamentali che ne garantiscono l’integrità e l’impatto positivo. Questi principi non sono solo delle linee guida etiche, ma spesso sono anche sanciti dal Diritto Internazionale Umanitario (DIU).
Ecco le caratteristiche e i principi chiave:
1. I Principi Fondamentali dell’Azione Umanitaria
Quattro principi sono universalmente riconosciuti e devono guidare ogni missione umanitaria:
- Umanità: L’obiettivo primario è proteggere la vita e la salute e assicurare il rispetto dell’essere umano. L’azione umanitaria deve rispondere alla sofferenza ovunque essa si trovi.
- Neutralità: Gli attori umanitari non devono schierarsi in contese politiche, razziali, religiose o ideologiche. L’aiuto viene fornito senza favorire una parte in conflitto o una fazione politica.
- Imparzialità: L’assistenza viene fornita unicamente sulla base del bisogno, dando priorità ai casi più urgenti di sofferenza, senza fare distinzioni basate su nazionalità, razza, credo religioso, classe sociale o opinioni politiche dei beneficiari.
- Indipendenza: Le organizzazioni umanitarie devono formulare e attuare le proprie politiche in modo autonomo rispetto a obiettivi politici, economici, militari o di altro genere, mantenendo la propria autonomia decisionale.
2. Caratteristiche Operative e di Qualità
Oltre ai principi etici, una missione umanitaria deve possedere anche specifiche caratteristiche operative:
- Adeguata Valutazione dei Bisogni: La missione deve iniziare con una rigorosa e approfondita valutazione dei bisogni della popolazione colpita, per definire chiaramente le priorità e garantire che l’aiuto sia pertinente ed efficace.
- Trasparenza e Responsabilità (Accountability): L’organizzazione deve essere trasparente sull’uso dei fondi, sugli obiettivi della missione e sui risultati raggiunti. Deve inoltre essere responsabile nei confronti dei beneficiari, dei donatori e del pubblico.
- Efficacia ed Efficienza: L’azione deve raggiungere gli obiettivi prefissati in modo tempestivo ed economico, massimizzando l’impatto positivo sulle vite delle persone assistite.
- Rispetto della Cultura Locale: Gli operatori devono impegnarsi a rispettare la cultura, le strutture sociali e le usanze delle comunità e dei Paesi in cui operano, evitando di imporre modelli esterni.
- Sicurezza e Logistica: È fondamentale che la missione abbia un piano robusto per la sicurezza del proprio personale e dei beni, e un’efficiente logistica che permetta di distribuire l’aiuto anche in aree difficili da raggiungere.
- Focus sulle Capacità Locali: L’azione umanitaria dovrebbe, ove possibile, basarsi sulle capacità locali esistenti e mirare a rafforzarle, per favorire la resilienza e il passaggio dalla fase di emergenza a quella di ricostruzione e sviluppo a lungo termine.
In sintesi, una missione umanitaria è un’azione di soccorso e assistenza che deve essere mossa dall’Umanità, fornita con Imparzialità, condotta in modo Neutrale e Indipendente, e gestita con Trasparenza e competenza tecnica. Alla flotilla per Gaza o Global Sumud Flotilla mancano sicuramente l’imparzialità, la neutralità e la trasparenza per essere etichettata come «missione umanitaria».

