Guerra Ucraina: paesi sul Mar Caspio complici dei crimini russi

6 Dicembre 2022

La Russia usa sistematicamente il Mar Caspio come base navale per lanciare le sue bombe contro obiettivi civili in Ucraina. Eppure solo quattro anni fa Mosca ha firmato una convenzione sullo status giuridico del grande lago salato insieme agli altri quattro Paesi che vi si affacciano: Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan.

Il documento stabilisce che il Caspio deve essere utilizzato solo per scopi pacifici e diventare una zona di pace e amicizia per tutti. E nessuno dei Paesi coinvolti è intervenuto per rivendicare questi obiettivi di fronte alla violenza russa.

Come ha scritto sui social network la 28enne ucraina Valeria Glodan, residente a Odessa, “i soldati di Putin sparano dalle navi del Caspio su asili e ospedali, sulle nostre case, distruggono interi quartieri“. Un missile ha poi colpito la stessa casa della famiglia di Valeria, un edificio di 16 piani.

Ha colpito il quarto e il quinto piano, facendo crollare l’intero edificio e uccidendo Valeria, sua figlia Kira, di soli tre mesi, e sua madre Ljudmila. Il marito di Valeria, Jurij, era uscito a fare la spesa: ha trovato solo i corpi carbonizzati delle due donne e della bambina”.

Quale pericolo rappresentava per Putin una bambina di tre mesi? Sembra che uccidere i bambini sia la nuova idea nazionale della Federazione Russa

È stato il presidente ucraino Zelenskyj a informare l’opinione pubblica: “Quale pericolo rappresentava per Putin una bambina di tre mesi? Sembra che uccidere i bambini sia la nuova idea nazionale della Federazione Russa“. È stato uno dei primi casi eclatanti di morte di cittadini pacifici al di fuori delle zone calde dei combattimenti, una tragedia nella tragedia che è continuata in modo sempre più drammatico nelle ultime settimane.

Così dal Caspio i russi hanno bombardato le regioni di L’vov, Dnepropetrovsk, Kirovograd, Vinnitsa, Kiev e Zakarpatija, al confine con la Slovacchia. I missili hanno colpito le linee ferroviarie, schiantandosi contro i treni in corsa, per non parlare degli obiettivi energetici, che hanno lasciato l’Ucraina senza elettricità e riscaldamento.

Eppure l’accordo del 2018 stabiliva chiaramente che i Paesi del Caspio dovevano rispettare le acque, le insenature, le risorse idriche e lo spazio aereo sopra il lago salato. L’allora presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, aveva dichiarato che “siamo riusciti a trasformare il Caspio nel mare dell’amicizia” dopo la firma della convenzione ad Aktau, un porto kazako sul bacino.

Anche il presidente iraniano, Hassan Rouhani, aveva sottolineato l’importanza non solo di firmare un pezzo di carta, ma di impegnarsi per la sua corretta attuazione; quello dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, lo aveva definito “un documento storico”, che segna l’inizio di “un’era di stabilità e sicurezza”. Lo stesso Putin aveva assicurato che la Convenzione “garantisce che il Caspio sarà utilizzato solo per scopi pacifici”.

Il governo ucraino ha ripetutamente cercato di fare appello ai leader dei “Paesi del Caspio” per costringere la Russia a rispettare i suoi impegni internazionali e legali almeno in quell’area. Recentemente si è tenuto ad Ašgabat anche il sesto vertice sul Caspio con i leader dei cinque Paesi firmatari; la dichiarazione finale ha ribadito l'”uso pacifico” dell’area, ma non ha fatto alcun cenno alle azioni militari russe dal Mar Eurasiatico.

Le segreterie dei vari ministeri dei Paesi interessati si sono limitate a rispondere alle richieste dei giornalisti, specificando che gli scopi pacifici riguardano essenzialmente le relazioni reciproche tra i Paesi firmatari, che sono tenuti a rispettare l’integrità territoriale e l’indipendenza reciproca.

Solo un punto della Convenzione specifica che “le Forze Armate dei Paesi non aderenti all’accordo non occuperanno in alcun modo lo spazio del Mar Caspio”. La questione ora è se l’attività militare russa nell’area metta in pericolo l’integrità degli altri Paesi, che dovrebbero quindi intervenire in qualche modo per fermare le bombe di Putin.

L’Iran, invece, non ha nemmeno ratificato la convenzione, chiedendo che il territorio del Caspio venga diviso tra i cinque Paesi firmatari. La verità è che in un modo o nell’altro tutti questi Paesi hanno una forte dipendenza dalla Russia, e il loro silenzio appare in realtà come una forma di connivenza con il massacro degli ucraini.

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