I figli dello Stato Islamico: un problema che spaventa l’occidente

Cosa ne facciamo dei figli dello Stato Islamico? La domanda è secca, persino cruda, ma drammaticamente attuale e, soprattutto, impellente.

Sono migliaia i bambini nati sotto la bandiera nera del Califfato da almeno un genitore occidentale che attualmente aspettano di poter rientrare in occidente, bloccati quasi sempre con la loro madre nei campi allestiti dalle forze curde.

I numeri

Secondo un rapporto dell’International Center for the Study of Radicalization (ICSR) i bambini dello Stato Islamico attualmente nei campi curdi sono 4.640. Di questi 730 hanno almeno un genitore con cittadinanza occidentale tra i quali vi sono 566 minori nati addirittura in occidente.

A questi si aggiungono 1.180 minori rientrati in Europa o in procinto di farlo, minori che però non sono seguiti da nessuno, che non sono cioè inseriti in nessun programma di recupero.

Leggermente diversi i dati diffusi da alcune ONG. In un comunicato stampa diffuso il 14 marzo, Save the Children ha stimato che ci fossero almeno 3.580 bambini di 30 nazionalità diverse che vivono in tre campi profughi nel nord-est della Siria, un aumento di quasi il 45% rispetto alla stima di metà febbraio quando erano “solo” 2.500. Di questi 3.580, 3.303 hanno meno di 12 anni e 2.045 hanno meno di cinque anni.

Le ONG e l’UNICEF sostengono che in base al Diritto Internazionale tutti questi bambini (e quindi anche i loro genitori) abbiano il Diritto di rientrare nelle loro nazioni di provenienza e di essere assistiti con adeguati programmi di recupero e di inserimento nella società.

Gli europei non li vogliono

figli dello stato islamico in divisa a scuola
Figli dello Stato Islamico a scuola

E qui nasce il problema perché le nazioni di provenienza dei genitori dei figli dello Stato Islamico non li vogliono, anche se in molti casi i bambini sono nati in occidente.

Hans-Georg Maassen, capo dell’agenzia di intelligence interna tedesca BFV, sostiene che «questi bambini sono bombe a orologeria a causa del lavaggio del cervello subito».

Le ONG e l’UNICEF considerano minori tutti i bambini sotto i 18 anni e quindi sostengono che le nazioni di provenienza dei genitori se ne debbano prendere cura, il che sotto l’aspetto prettamente giuridico sarebbe giusto. Tuttavia tra di loro ci sono molti bambini adolescenti ai quali non solo è stato fatto il lavaggio del cervello, ma addirittura sono stati addestrati al combattimento.

I curdi, che attualmente detengono la maggioranza di questi bambini e dei loro genitori, sostengono di non essere più in grado di prendersene cura e chiedono ai governi occidentali di assumersi le loro responsabilità e di provvedere a loro trasferimento.

Ma come detto l’occidente non ne vuole sapere. Il Governo canadese unitamente ad alcuni governi europei sostiene che «i governi sono legalmente obbligati ad accettare i loro cittadini che si presentano alle loro frontiere, ma non sono obbligati a portarli fuori da un paese straniero», il che tradotto significa che nessuno andrà in Kurdistan per riprendersi questi bambini e i loro genitori anche se hanno cittadinanza occidentale.

Non è dello stesso parere Save the Children che sostiene l’obbligo del paese di provenienza dei minori o dei loro genitori di farsi carico del problema e soprattutto di mantenere l’unità famigliare.

«Spetta al paese di origine intraprendere procedure o misure legali che potrebbero applicarsi anche ad alcuni degli adulti, e quindi vedere in che misura l’unità familiare possa essere mantenuta» ha detto Joelle Bassoul, responsabile regionale della ONG.

Una soluzione dalla Turchia?

Cuccioli del Califfato

Una soluzione al problema potrebbe arrivare dalla Turchia. Sono in molti ad affermare che Erdogan sarebbe pronto a farsi carico del “recupero” di questi bambini e adolescenti, la maggioranza dei quali ha avuto una istruzione nelle scuole dello Stato Islamico e quindi oltre ad essere radicalizzati sono stati addestrati ad uccidere. Non ci sono conferma a riguardo, ma l’ipotesi sembrerebbe verosimile visto anche il progressivo radicamento islamico a cui si assiste in Turchia.

Un fatto è certo: il dissolvimento dello Stato Islamico come entità territoriale pone l’occidente di fronte a questo gravissimo problema morale e legale. La società civile vorrebbe che sia proprio l’occidente a farsene carico, ma è sempre più probabile che i bambini dello Stato Islamico – detti anche “cuccioli del Califfato” – prendano la via turca. E sinceramente è difficile dire se sia o meno una buona idea.