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Il boicottaggio a Israele? Una inefficace buffonata antisemita

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Di recente all’interno di Israele tra un piccola parte di popolazione sono aumentate le preoccupazioni per le iniziative del movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) un movimento che, come abbiamo dimostrato, è chiaramente antisemita e al quale non interessa affatto il bene dei cosiddetti palestinesi ma interessa delegittimare e danneggiare Israele.

In realtà quella piccola fetta di popolazione israeliana non ha alcun motivo di preoccuparsi delle antisemite iniziative del movimento BDS se non appunto per la loro connotazione antisemita che confermano i timori di un aumento a livello globale dell’antisemitismo. Per il resto l’economia israeliana è in perfetta salute e, nonostante il boicottaggio, ancora in forte crescita.

Basta dare una occhiata ai dati economici diffusi dalla Bank of Israel. Gli scambi economici di Israele con l’Unione Europea negli ultimi nove mesi del 2013 sono aumentati di un miliardo di euro, le esportazione da Israele verso l’Europa sono cresciute del 6,3%. Le grandi aziende internazionali quali Google, Cisco, Microsoft, Twitter, Apple, AOL e Facebook hanno investito in Israele e in tecnologia israeliana. Le più grandi case farmaceutiche del mondo hanno aumentato i loro investimenti in Israele del 11%. Sempre più multinazionali internazionali aprono sedi in Israele. A dispetto di qualche piccola eccezione i grandi fondi di investimento stranieri basati su banche israeliane hanno visto un aumento del 18,3% con un aumento medio della redditività pari al 2,6%.

Gli unici a risentire in qualche modo della campagna antisemita del movimento BDS sono le aziende basate in Cisgiordania e a Gerusalemme Est che rappresentano appena il 2% dell’economia israeliana e che in molti casi sono corse ai ripari delocalizzando le loro attività lungo la costa con il risultato di vedere migliaia di operai palestinesi licenziati. Quindi gli unici a rimetterci veramente a seguito della campagna antisemita del movimento BDS sono paradossalmente proprio i palestinesi. Per il resto del mondo Israele rimane leader nella tecnologia dell’acqua, nell’agricoltura di prossima generazione, nella sicurezza informatica, nella innovazione sanitaria e nelle start-up. Boicottare Israele vorrebbe dire quindi boicottare se stessi e il proprio sviluppo economico.

Si mettano il cuore in pace quindi gli antisemiti del movimento BDS, gli unici che veramente risentono delle loro iniziative sono gli amati palestinesi che avevano visto un barlume di sviluppo economico proprio grazie alle aziende israeliane basate in Cisgiordania e a Gerusalemme Est e che adesso sono stati di nuovo catapultati nel Medio Evo. 60.000 famiglie palestinesi ringraziano sentitamente l’antisemitismo del movimento BDS.

Miriam Bolaffi

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2 Comments

  1. Vorrei segnalare un ulteriore elemento di pressione a tanaglia su Israele, che si é aggiunto al boicottaggio: la pubblicazione “tempestiva” del rapporto di Amnesty International in cui si accusa Israele di non avere rispetto della vita umana e in cui si propone un blocco da imporre allo Stato ebraico sulle munizioni o altro del genere.
    A cui va aggiunto il solito rapporto ONU, che condanna Israele con l’accusa di apartheid.
    Il tutto ampiamente pubblicizzato da vari organi di stampa. Ne ho contati nove nelle ultime ore sul Web in merito al rapporto di Amnesty.
    Diversa sorte ha avuto negli ultimi giorni il rapporto di Human Rights Watch sulla tristissima sorte dei migranti sequestrati, torturati e uccisi nel Sinai, frutto di una tratta che parte dai campi profughi subsahariani da anni, con la complicità di parte di elementi delle polizie sudanesi ed egiziane.
    Questo rapporto é stato diffuso sul Web , che mi risulti, solo da Repubblica, almeno nel lancio delle primo giorno..
    Mi domando : a cosa si deve tutta questa grancassa a comando?
    E proprio pochi giorni prima che Netanyahu incontri Obama?

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