Il piano degli Ayatollah per trasformare l’Iran in una nuova Corea del Nord

25 Gennaio 2020

Le manifestazioni in Iran spaventano gli Ayatollah più di quanto vogliano dare a vedere. Secondo fonti di intelligence occidentali Teheran ha già speso 400 milioni di dollari per creare una rete internet chiusa (intranet) che impedisca agli iraniani di “collegarsi” con il mondo esterno.

Ora il piano di chiusura totale del paese verso l’esterno (in stile nordcoreano) prosegue con importanti investimenti (anche qui nell’ordine di centinaia di milioni di dollari) per bloccare le trasmissioni televisive provenienti da fuori dell’Iran.

L’obiettivo degli Ayatollah è drammaticamente semplice: da un lato impedire che i manifestanti iraniani possano diffondere immagini e video della durissima repressione in atto, dall’altro impedire che i “resistenti” possano avere informazioni provenienti dal mondo libero.

Il brutto è che il piano sta funzionando. Rispetto alle grandi manifestazioni del 2009 e nonostante queste ultime siano state quasi allo stesso livello, poco è filtrato verso l’esterno. Qualche decina di video e di immagini, mentre nel 2009 il web era saturo di filmati e immagini delle manifestazioni e della durissima repressione. E sui manifestanti uccisi o arrestati si sa ben poco se non indiscrezioni non sempre provenienti da fonti attendibili.

Secondo l’organizzazione no profit United Against Nuclear Iran, fondata e amministrata da diversi politici, analisti ed ex direttori e agenti di alcune delle più importanti agenzie di inteligence occidentali, l’Iran sta costruendo una vera e propria cupola entro la quale chiudere il paese.

Mentre il popolo iraniano sta vivendo uno dei periodi più duri della sua storia recente con una crisi che sta diventando insopportabile anche a causa delle sanzioni americane (ma non solo), il regime degli Ayatollah sta spendendo miliardi di dollari per sostenere lo sforzo bellico legato alla sua politica espansionista e per isolare il paese dal resto del mondo.

Manifestanti giustiziati

Ebrahim Raisi, che a marzo del 2019 è stato nominato a capo della magistratura iraniana, ha chiesto l’esecuzione delle centinaia di manifestanti arrestati. Si tenga bene a mente questo nome perché secondo moltissimi analisti sarà proprio Raisi a prendere il posto di Ali Khamenei come Guida Suprema dell’Iran.

Si teme che la richiesta di Ebrahim Raisi verrà accolta (se non è stata già accolta). In tal caso ci troveremmo di fronte ad una delle più grandi esecuzioni di massa della storia moderna. Il tutto per reprimere il legittimo dissenso di chi chiede al regime di investire il denaro nel benessere della popolazione invece che nel programma nucleare o nelle tante guerre per procura che la politica espansionista di Teheran ha creato in tutto il Medio Oriente.

IRGC sempre più potente

E mentre la popolazione iraniana si trova sempre più in condizioni miserevoli, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) continua ad aumentare il suo potere su tutte le attività economiche e militari in Iran.

Praticamente i pasdaran iraniani controllano tutto. Decidono sia la politica interna che quella estera, la politica commerciale e quella legata all’espansionismo iraniano. Nemmeno una briciola di potere rimane a coloro che non fanno parte della cerchia della IRGC. Dalle attività sociali e scientifiche a quelle direttamente legate alla intelligence, ogni cosa è sotto il loro ferreo controllo con la benedizione della Guida Suprema.

Questa vera e propria “struttura di morte” è così efficiente che qualsiasi tentativo di “interferenza”, sia dall’interno che dall’esterno, viene vanificato dal controllo totale che l’IRGC esercita sul paese.

Non c’è quindi nessuna possibilità di aiutare chi contesta il regime. Quella messa in piedi da Teheran è una perfetta macchina di controllo e repressione.

Quindi se qualcuno ancora di illude di far implodere il regime iraniano dal suo interno sappia che non c’è nessuna possibilità che questo avvenga. Le sanzioni colpiscono solo la povera gente mentre i pasdaran aumentano il loro potere. Per ora le manifestazioni servono solo a dare lavoro al boia.

Quello che realmente serve in questo momento è non dare la possibilità all’Iran di diventare una nuova Corea del Nord, di non fare con Teheran gli stessi errori fatti con Pyongyang. Come abbiamo visto con i nordcoreani, chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti non serve a nulla.

Darya Nasifi

Iraniana fuggita in Italia. Esperta di Medio Oriente e cultura persiana. Analista per l'Iran di Rights Reporter

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