Il rinvio dei negoziati USA-Iran visto da Teheran

Trump e Khamenei negoziati USA-Iran

Il rinvio dei negoziati USA-Iran che sarebbero dovuti continuare per la quarta volta sabato prossimo a Roma, non sembrerebbe proprio figlio di “problemi logistici”. Vediamo perché con l’aiuto di un giornalista iraniano che ci ha inviato le sue osservazioni.


La sospensione dei negoziati diplomatici indiretti tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti a Roma, solo tre giorni prima dei colloqui previsti, indica l’emergere di complicazioni nella traiettoria della diplomazia bilaterale.

Sebbene il ministro degli Esteri omanita abbia attribuito la sospensione a “questioni logistiche”, l’imposizione di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti, unita alla retorica escalation dei funzionari americani, indica motivazioni politiche alla base della sospensione del dialogo.

Dopo il terzo round di negoziati a Muscat, il governo statunitense ha sanzionato diverse entità e individui iraniani, citando il programma missilistico della Repubblica Islamica.

Contemporaneamente, il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha lanciato un avvertimento contro il sostegno dell’Iran al movimento yemenita Ansar Allah, dichiarando: ‘Ne pagherete le conseguenze nel momento e nel luogo che sceglieremo’.

Questa articolazione dello statecraft coordinato – rappresentata da Steven Witkoff, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente – esemplifica l’approccio integrato dell’amministrazione statunitense che combina l’impegno diplomatico con la segnalazione coercitiva durante i processi negoziali”.

L’Iran, da parte sua, ha ribadito che il negoziato e la coercizione sono strategie che si escludono a vicenda. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha sottolineato che “la risoluzione delle differenze è possibile solo attraverso il rispetto reciproco e una posizione diplomatica costruttiva”. Tuttavia… Baqaei ha anche affermato che il rinvio dei negoziati previsti è avvenuto per volontà del ministro degli Esteri omanita.

In sintesi, sebbene i canali diplomatici rimangano aperti, sono evidentemente limitati dalla strategia di diplomazia coercitiva dell’amministrazione statunitense. Sembra che l’amministrazione statunitense cerchi di mantenere la facciata dell’impegno mentre ricalibra strutturalmente il quadro negoziale per promuovere interessi unilaterali – un approccio che ha generato sfiducia strategica e la sospensione provvisoria del dialogo.

La potenziale interruzione dei negoziati con la troika europea illustra ulteriormente la complessità e la volatilità dell’attuale panorama diplomatico. Sebbene sia prematuro dichiarare un’impasse diplomatica, è evidente che i negoziati sono entrati in una fase critica di verifica dell’intento strategico e dell’impegno di entrambe le parti.

Se Washington vuole raggiungere un accordo duraturo e perseguibile, deve scegliere con decisione tra la deterrenza e l’impegno diplomatico. La dottrina prevalente della Repubblica Islamica dell’Iran sostiene che il dialogo e la coercizione sono modalità fondamentalmente incompatibili.

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