Khamenei, Al Sadr e il defunto Soleimani in una foto di qualche tempo fa

Tutti i gruppi terroristici legati all’Iran sono confluiti a Teheran nell’ultima settimana. A riferirlo sono diverse fonti di intelligence.

Dopo la morte di Qassem Soleimani e la sua sostituzione con Esmail Ghaani, il nuovo leader della Forza Quds ha voluto incontrare separatamente i leader o comunque altissimi rappresentanti di tutti i movimenti terroristici legati all’Iran.

Hezbollah dal Libano, Hamas e Jihad Islamica dalla Striscia di Gaza, le milizie sciite irachene rappresentate dai loro più alti esponenti quali Moqtada Al Sadr e addirittura Hadi Al Amiri, capo dell’Organizzazione Badr, la principale milizia irachena appoggiata da Teheran.

Tutti a Teheran in una settimana e non certo per i funerali di Soleimani ma dopo, uno alla volta sono tutti passati per l’ufficio di Esmail Ghaani.

Cosa stanno tramando?

Cosa stanno tramando i terroristi e gli iraniani? Se lo sono chiesti quasi tutti i servizi occidentali e soprattutto quelli israeliani.

Hanno fatto il punto della situazione dopo l’uccisione di Soleimani? Hanno ripreso in mano i piani di attacco già pronti prima dell’uccisione del capo della Forza Quds? Hanno intenzione di vendicare la morte di Soleimani con uno o più attacchi coordinati?

Di sicuro non tramano nulla di buono anche se una fonte importante della intelligence israeliana è convinta che, per esempio, Moqtada Al Sadr e Hadi Al Amiri siano andati a Teheran per rivendicare il controllo totale su tutte le milizie sciite presenti in Iraq senza interessarsi ad altro, almeno per il momento.

Riprendere da dove aveva lasciato Qassem Soleimani

Molto più probabilmente gli incontri che si sono susseguiti questa settimana a Teheran erano volti a riprendere da dove aveva lasciato Qassem Soleimani, cioè a continuare l’opera del defunto capo della Forza Quds senza lasciare alcun vuoto.

Non è una buona notizia. Soleimani con tutta probabilità aveva creato i presupposti per un formidabile attacco congiunto a Israele. E secondo molti analisti l’attacco era, se non imminente, molto vicino.

Molti analisti sono convinti che gli iraniani vogliano dare al più presto la dimostrazione che l’uccisione di Soleimani non ha pregiudicato né i loro piani né le loro ambizioni strategiche.

E anche questo non è propriamente un bel segnale perché significa che molto presto la tensione con Israele tornerà ad alzarsi pericolosamente, sia sul fronte libanese che, soprattutto, su quello di Gaza.