Società e cronaca

ISIS: dopo l’attentato in Canada è allarme per gli jihadisti della porta accanto

Com’era ampiamente previsto da tutti i servizi segreti occidentali l’ISIS, o Stato Islamico, ha colpito il primo paese occidentale con un attentato che solo per un caso è stato poco sanguinoso anche se eclatante. Ad essere colpito per primo è stato il Canada e in particolare il Parlamento canadese. Secondo alcune indiscrezione non confermate l’ISIS si sarebbe attribuito su alcuni social network la paternità dell’attentato lodando l’operato dei terroristi e in particolare quello del “martire”, Zehaf-Bibeau, cittadino canadese convertito all’islam.

Sulla cronaca dell’attentato in Canada c’è poco da aggiungere rispetto a quello che si può trovare sui maggiori media, quello che invece ci preme riportare è il repentino innalzamento del livello di allarme in tutti i paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti dove oltretutto un altro intruso è riuscito a entrare alla Casa Bianca dopo che la stessa cosa era successa un mese fa.

Allarme jihadisti della porta accanto

A essere nel mirino del ISIS ci sono soprattutto i Paesi aderenti alla cosiddetta “grande coalizione”. La maggiore preoccupazione dei servizi segreti sono i cosiddetti “lupi solitari” gli jihadisti della porta accanto, persone del tutto normali e spesso addirittura integrate che possono colpire isolatamente ma in maniera assolutamente devastante. Sono i più pericolosi perché è praticamente impossibile monitorarli o scoprirli in anticipo. I più pericolosi sono quelli che non usano nemmeno i social netwok o che non partecipano alle discussioni sui forum jihadisti dove è sempre possibile in qualche modo risalire a loro anche se usano dei nickname. Sono l’incubo di ogni servizio di sicurezza occidentale. Non sono collegati tra di loro quindi le comunicazioni sono praticamente assenti. Spesso sono religiosi ma non appaiono fanatici. Non usano quasi mai i loro computer per accedere alla rete, in particolare alla “darknet”, ma si avvalgono degli internet point, spesso veri e propri centri multiservizi da dove è possibile fare qualsiasi cosa, dall’acquisto di biglietti al trasferimento di fondi, senza che nessuno faccia domande. Sono migliaia i centri multiservizi in Italia e in tutta Europa e questo rende praticamente impossibile monitorare i possibili jihadisti.

Allarme innalzato anche per possibili emulazioni

islam-londra-soldato-uccisoI servizi segreti occidentali non sottovalutano nemmeno le possibili emulazioni da parte di fanatici, magari poco organizzati ma pur sempre pericolosi. Tempo fa i servizi segreti australiani sgominarono una banda di jihadisti che volevano uccidere gente a caso nel centro si Melbourne. Ecco un altro incubo: l’imprevedibilità di gesti isolati ma eclatanti. Tornano in mente le immagini dell’estremista islamico che in Gran Bretagna uccise un militare e poi si fermò tranquillamente a parlare con i passanti che riprendevano lui ancora con il coltello insanguinato in mano. Secondo i nostri monitoraggi sui forum jihadisti questo sarebbe uno dei metodi più “sponsorizzati” dai vertici del ISIS perché seminerebbero il terrore e avrebbero un enorme impatto mediatico. Fino ad oggi era mancato l’imput che però ora dopo l’attentato in Canada potrebbe scattare.

Nessun allarmismo ma guardia molto alta

I fatti accaduti in Canada sono un segnale che deve fare ulteriormente alzare il livello di guardia ma non devono provocare il panico. Che si sappia i livelli di guardia sono già molto elevati nei punti sensibili ma, come detto, il rischio di attentatori isolati è quello più pericoloso. Per questo le forze di polizia possono fare ben poco, serve solo una maggiore attenzione da parte dei cittadini e magari se si nota qualcosa di sospetto avvisare il primo poliziotto o carabiniere che si incontra. Certo, il rischio di falsi allarmi potrebbe essere molto alto, ma è meglio essere prudenti prima che piangere i morti poi.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Carlotta Visentin

[glyphicon type=”euro”] Sostieni Rights Reporter

Tags

Related Articles

9 Comments

  1. Come dicevo l’altro giorno: adesso sì che fanno paura.
    Sia perché ci ricordano con precisione che erano già anticamente erano nemici spietati e sia perché i combattenti di questo nuovo jihad agiscono con una logica di eliminazione fisica dell’avversario (cioè noi). Una logica che l’Occidente laico non riesce proprio a comprendere.
    Sia perché l’avanzata rapida dello Stato Islamico ha dimostrato quanto il loro appello, oltretutto ammantato da un alone di vittoria, possa avere fascino sulle masse arabe disperate del Medio Oriente, della penisola arabica, del Nord Africa e dell’Occidente.
    La presenza entro le forze islamiche di alcune migliaia di europei e americani musulmani di seconda e terza generazione, ci ha inoltre costretti a capire che questo non può essere definito unicamente come un conflitto lontano.
    E’ invece un conflitto che, almeno potenzialmente, abbiamo già in casa.
    Cosa aspettiamo a dire grazie al califfo e al califfato che ci hanno, magari un pò brutalmente, strappati al sogno-letargia-assopimento per riconsegnarci alla realtà?
    Adesso sì, che i musulmani cosiddetti “moderati” dovrebbero farsi sentire davanti l’opinione pubblica. Ma credo che, grazie al controllo di IS, non ci sarà mai una forte opposizione, una rivolta da parte dei cosiddetti musulmani “moderati”. Perché le persone, in fondo, si sentono appartenenti alla Umma universale dei fedeli musulmani.

  2. Attenzione a dire MASSE ARABE DISPERATE. Se si vuole intentere MASSE ARABE PERVASE DA UN (giustificato) COMPLESSO DI INFERIORITA’ d’accordo. Ma parlare di disperazione stimola quella specifica forma di solidarietà che porta personalità narcisiste del mondo occidentale a solidarizzare quando non a convertirsi all’islam. I due ultimissimi fatti avvenuti in Canada sono li a dimostrarlo.

  3. Intendevo proprio “disperate”. L’ho usato come termine di paragone di una modalità di comportamento che ha un carattere eccessivo, estremo. In questo caso l’IS, lo dimostra.
    E non nel senso che si sentono inferiori. Anzi. Al contrario.
    Lo dimostrano i discorsi che rilascia l’autoproclamato “Califfo”, un titolo che comunque non gli spetta. Il fatto stesso che diano ampio risalto alle barbare esecuzioni -anche a danni di altri musulmani, non solo i giornalisti e il volontario occidentali – sono la dimostrazione di un fanatismo religioso che nulla ha a che vedere con la “civiltà e la ragione” del mondo occidentale.
    Sono “disperati” perché il modo con cui si pongono è quello della forza (molto vile) del sangue.

  4. Mi sembra poco rispettoso nei confronti di Nathan Cirillo scrivere che questo attentato “é stato poco sanguinoso anche se eclatante”. Forse Nathan avrà sanguinato poco ma é comunque morto. Aveva 24 anni, stava facendo il suo lavoro e lascia un figlio orfano di padre. Nel vostro articolo non lo menzionate nemmeno. Avreste scritto la stessa cosa se fosse stato un ebreo? Per me la tragedia più grande é proprio quando in questi attentati muore qualcuno che non c’entra niente e non gliene frega niente della questione arabo-israeliana, dei miti di Abramo e Ismaele, dei “palestinesi”, della jihad, così come della cristianità, degli induisti e di tutti i rimbambiti che pensano di essere amati e prescelti dal loro creatore.

  5. Sembra di risentire l’allora primo ministro francese: “Volevano colpire gli ebrei e invece sono morti dei francesi innocenti”. Eh, quelle sì che sono tragedie, quando a crepare non sono gli ebrei.

  6. Della serie “come rigirare la frittata”. In questo attentato é morto un italo-canadese e l’autore dell’articolo lo ha definito “poco sanguinoso anche se eclatante”. Chi é allora che se ne frega se il morto non é della sua stirpe? Se la volete così, non ci sono problemi, basta dirlo: ognuno pianga i suoi morti. Non ci sorprendiamo, però, se avete perso l’amicizia e la solidarietà del resto del mondo.

    1. questo commento non capisco se sia vagamente antisemita (colgo da parte di chi lo scrive una sorta di attribuzione di “sito ebraico”) oppure se l’autore non sa di cosa stia parlando. La definizione di “attentato poco sanguinoso” ci sta tutta visto come poteva andare. Non credo che l’autrice abbia voluto sminuire niente e nessuno. E poi per quel che ne so Carlotta Visentin non è nemmeno ebrea.
      Ma ognuno è libero di avere le proprie allucinazioni

      1. Della serie “arrampicarsi sugli specchi con in mano saponette bagnate”. Sulle “allucinazioni” sono d’accordo, ognuno si tenga le proprie, ma non confondiamo una critica obiettiva con l’antisemitismo. A meno che non lo si voglia per forza vedere dappertutto.

Close