Società e cronaca

Israele, Morgantini e Marwan Barghouti: una petizione per fermare gli odiatori

israele-luisa-morgantiniIsraele è un Paese democratico e come in tutti i Paesi democratici il dissenso è giustamente e ampiamente ammesso. In Israele ci sono addirittura ONG che prendono soldi pubblici e lavorano al fianco del nemico, di chi cioè ha come obbiettivo la distruzione dello Stato Ebraico. D’altra parte nessuno Governo al mondo è perfetto e quello israeliano non fa eccezione.

Ci sono però alcune cose che in nessun Governo democratico e in nessuna nazione democratica sarebbero ammesse. Una di queste è che persone esterne, per un puro e semplice sentimento di odio verso uno Stato o una etnia, lavorino costantemente e in maniera continuativa al fine di favorirne la distruzione. Insomma, c’è un confine tra l’essere critico verso il Governo di una nazione (qualsiasi nazione) ed esserne un nemico che punta alla sua distruzione. Fino ad oggi in Israele questo confine non si è visto e non è mai stato applicato permettendo a qualsiasi odiatore nemico del popolo ebraico e della democrazia di entrare impunemente in Israele, di usare lo Stato Ebraico per andare in lungo e in largo attraverso la Cisgiordania e persino nella Gaza occupata da Hamas per lanciare messaggi di odio verso Israele, strali antisemiti e soprattutto diffondere menzogne.

Questo confine si è ampiamente superato pochi giorni fa quando un gruppo di persone e organizzazioni italiane e straniere capeggiate da Luisa Morgantini ha lanciato una “operazione menzogna” senza precedenti denominata “Free Marwan Barghouti and all palestininans prisoners” per chiedere la liberazione di uno dei più temibili terroristi palestinesi della storia, Marwan Barghouti, una operazione seguita alla vergognosa e ignobile iniziativa del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha conferito a questo terrorista la cittadinanza onoraria di Palermo. Tra i primi firmatari di questa colossale “operazione menzogna” ci sono: Desmond Tutu, la CGIL, la Fiom, l’Arci, Libera, Rete della Pace, Don Ciotti, Gino Strada, Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Ettore Scola. Questa gente descrive un terrorista pluriomicida che non ha esitato a massacrare donne e bambini come una sorta di “Mandela Palestinese” (leggete l’articolo di Deborah Fait su Informazione Corretta per sapere cosa ha fatto Barghouti), non perché ci credano veramente ma solo per puro odio verso Israele e verso tutto ciò che l’unica democrazia in Medio Oriente rappresenta.

Questa gente è a tutti gli effetti nemica di Israele e della democrazia, di ogni forma di democrazia. Mentre si ammanta di un alone da “difensori dei Diritti” lavora sistematicamente a fianco del terrorismo e si reca periodicamente in Israele per lanciare dallo Stato Ebraico le loro campagne di odio, le loro spudorate menzogne. Tutto questo lo fanno perché si approfittano della democrazia israeliana che permette loro di arrivare quando e come vogliono e di andare ovunque essi vogliano. Queste persone e queste organizzazioni sono nemiche di Israele e quindi non gli andrebbe permesso di poter entrare nello Stato Ebraico né nelle zone da esso controllato. Insomma, si prenda esempio per una volta dagli Stati Uniti che negano l’ingresso persino all’ambasciatore iraniano all’Onu perché negli anni 70 ha partecipato all’attacco all’ambasciata americana a Teheran. Si neghi a queste persone l’ingresso in Israele in quanto “persone non gradite”.

E’ questo che noi chiediamo allo Stato Ebraico di Israele attraverso una petizione da inviare all’ambasciata di Israele in Italia, di impedire cioè l’ingresso in Israele a queste persone sia nel territorio dello Stato Ebraico di Israele che nei territori da esso controllati. Prima che una questione di sicurezza è una questione morale. Questa gentaglia distribuisce menzogne come noccioline ma è libera di entrare tranquillamente in Israele e approfitta proprio di questo per le loro campagne d’odio.

Qualcuno obbietterà che così facendo gli si darà visibilità e che in qualche modo si faranno passare da “vittime” e da “martiri” questi elementi vergognosi e che quindi politicamente potrebbe essere un errore. Forse è vero, ma non è nemmeno più possibile tollerare che dei nemici di Israele e di ogni forma di democrazia possano essere liberi di girare tranquillamente per lo Stato Ebraico solo per lanciare le loro campagne di odio approfittando propri della democrazia israeliana. Per questo vi invitiamo a firmare la petizione anche se non siete israeliani o ebrei e magari non siete completamente d’accordo con questa iniziativa ma siete solo persone che credono nella democrazia e nella difesa di ogni democrazia e siete contro il terrorismo islamico che queste persone vogliono far passare per “resistenza”.

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9 Comments

  1. E’ ora di dire basta a tutti questi ANTISEMITI. Non permettiamogli di attaccarci difendiamoci

  2. Azzo! 100 firme! Le vostre sono una decina, un’altra ventina da qualche altro sito di propaganda: grande partecipazione. E’ davvero una causa molto sentita. Giusto una curiosità: ma questo “bando” varrebbe solo per Israele o anche per i territori palestinesi?

    1. 100 firme il giorno di pasquetta non sono male, più di quanto si sperasse. In realtà ce ne bastano poche decine per attivarci. E poi mettici che molti “strenui difensori di Israele” alla fine sono solo “chiacchere e distintivo” e quando si tratta di fare sul serio tirano il culetto indietro.
      Territori palestinesi? No, li possono andare ma dovranno passare per altre vie perché non ci risulta ci siano aeroporti nei teritori palestinesi. L’importante è che questa gentaglia se ne stia fuori da Israele

  3. Riguardo Moni Ovadia nei cui confronti Rights Reporter ha emesso un improbabile petizione per interdirne l’ingresso nello Stato Ebraico di Israele in quanto persona non gradita e palesemente nemico di Israele.

    Moni Ovadia è un sagace artista con un ampio seguito. E’ divinamente dotato di grande intelligenza, cultura, ironia, umorismo; un pungente Yiddisha Boy che, alternandosi tra il comico e il drammatico, teatralmente usa la musica e l’arguto folclore ebraico est europeo dell’ante guerra per promuove l’amore verso il prossimo e l’inviolabilità del diritto alla vita.

    Laico, poco osservante delle ritualità religiose, è ispirato dagli insegnamenti della Torà, sorgente del perpetuo contributo dell’ebraismo all’umanità.

    Come la maggior parte degli ebrei della diaspora, anche Moni Ovadia è affetto da un senso di paternalismo verso lo stato Ebraico di Israele ai cui governanti ha inteso pubblicamente rivolgere le proprie opinioni e raccomandazioni sul difficile tema della conquista della pace, traguardo necessario per Israele la quale, oltre alla sicurezza, che già possiede, ne cerca l’incontestabilità.

    Non ha alcuna autorità politica e i suoi pensieri si uniscono agli altri innumerevoli consigli ed opinioni che pervengono dalle frangi più disparate della diaspora ai governanti di Israele i quali operano al meglio nel contesto delle cose e nei limiti del consenso democratico.

    Quanto sopra considerato, ritengo grottesca la petizione ed invito Rights Reporter a ritirarla. Auguro a Moni Ovadia ogni conforto e lo invito ad onorarci con la sua presenza durante una delle funzioni a Roma in quanto persona gradita ed amica di Israele.

    Elio Raccah

    1. gentile Elio Raccah
      prendiamo nota delle sue osservazioni e le giriamo anche ad altri componenti della Comunità Ebraico che, crediamo, non la pensino come lei.

      Dire che Moni Ovadia sia “affetto da un senso di paternalismo verso lo stato Ebraico di Israele ai cui governanti ha inteso pubblicamente rivolgere le proprie opinioni e raccomandazioni sul difficile tema della conquista della pace” ci sembra francamente riduttivo. Un conto è esprimere apertamente una legittima critica a un Governo democratico, un conto è schierarsi con chi ne vuole palesemente la distruzione. Ma questa è una semplice opinione nostra, per quello che può valere.

  4. Dopo la strage di Itamar, due adulti e tre bambini fra cui una neonata di tre mesi sgozzati nei loro letti, un signore teoricamente ebreo ha sentito la necessità di mettersi al computer per scrivere che quelli non erano fratelli perché erano coloni, e pertanto non meritavano alcuna solidarietà. E il signor Salomone Ovadia, in arte Moni, si è schierato anima e corpo dalla sua parte. Se questo è paternalismo… Avendo avuto con lui lunga consuetudine personale, prima che lui si schierasse integralmente dalla parte dei terroristi e io decidessi di rompere con lui ogni rapporto, potrei raccontarne da fare mattina e poi notte e poi di nuovo mattina, roba da far accapponare la pelle per l’odio livido e sbavante contro Israele che gli esce da ogni poro della pelle. Aggiungo solo un episodio, sul signore che “promuove l’amore verso il prossimo”. Mi è capitato di assistere a un suo spettacolo insieme a una coppia di conoscenti, lui discretamente antisemita, lei che ogni tanto, sia pure bonariamente, lo rimproverava di scambiare per dati di fatto i propri pregiudizi. All’uscita dallo spettacolo lui, in tono di trionfo: “Visto? Esattamente le cose che dico io!”

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