Israele, Ucraina, Iran: tutti i danni della coppia Trump-Witkoff

by Franco Londei
fotografia di Trump con Witkoff

Il primo danno la coppia Trump-Witkoff lo ha fatto prima ancora dell’insediamento di Donald Trump alla presidenza quando costrinse Benjamin Netanyahu ad accettare una tregua a Gaza solo per poter dichiarare che «Trump aveva portato la pace» ed era riuscito dove Joe Biden aveva fallito.

Quella tregua danneggiò gravemente i vantaggi strategici ottenuti dall’IDF a Gaza e diede respiro ad Hamas proprio quando era ormai alla canna del gas. Il risultato lo possiamo vedere oggi.

Subito dopo aver imposto la tregua a Netanyahu (anche quella con Hezbollah), Steve Witkoff si catapulta a Mosca dove da credito alle lamentele russe e sostanzialmente prende il posto del generale in pensione Keith Kellogg, nominato da Trump inviato speciale per l’Ucraina e la Russia, poi solo per l’Ucraina proprio a causa delle lamentele russe.

A Mosca Witkoff dimostra di essere il vero uomo di Putin a Washington. Immediatamente da credito alla propaganda russa, alle menzogne russe ed evidenzia sin da subito di essere dalla parte di Putin. Non fa nessuna pressione sul dittatore russo affinché accetti un cessate il fuoco che l’Ucraina ha invece accettato. Viene praticamente irriso, insieme a Trump, e arriva addirittura a sostenere le condizioni della Russia per un cessate il fuoco, tra cui l’impegno dell’Ucraina a non aderire alla NATO, la sua smilitarizzazione e il riconoscimento del controllo russo su alcune regioni contese, condizioni ribadite anche nell’ultimo incontro tra Putin e Witkoff tenutosi a San Pietroburgo.

Ma il vero “capolavoro” la coppia Trump-Witkoff lo compie con l’Iran. Witkoff convince Trump a dare agli Ayatollah due mesi di tempo durante i quali trattare sul loro programma nucleare. Prima ancora di un qualsiasi incontro sempre Witkoff afferma che «si dovrà rinunciare a qualcosa» Dopo un primo incontro tenutosi in Oman, la coppia fa sapere che «non serve chiudere il programma nucleare iraniano», salvo poi ripensarci probabilmente dopo le proteste israeliane. Ma ormai la linea morbida è delineata. Trump ha bisogno come l’aria di una vittoria in politica estera, visto che non è riuscito in nessuna delle promesse elettorali. Così il buon Witkoff ripropone la fotocopia di quel JCPOA voluto da Barack Obama che proprio Donald Trump cancellò non appena insediato alla Casa Bianca per il suo primo mandato.

Chi ci rimette? Naturalmente Israele che non può attaccare il programma nucleare iraniano dopo che aveva reso l’Iran indifeso e alla mercé dell’aviazione israeliana.

Quasi tutti si aspettavano che Trump avrebbe dato il via ai bombardamenti sulle centrali atomiche iraniane. Netanyahu faceva scaldare i motori dei jet non appena avuto la certezza della vittoria di Trump, motori spenti perché Trump ha cambiato idea.

In tre mesi la coppia Witkoff/Trump ha vanificato tutte le enormi conquiste militari ottenute da Israele, si è resa complice di Putin ridandogli legittimità e sostenendo la Russia invece che l’Ucraina. Infine, invece di colpire l’Iran ha scelto di trattarci senza nemmeno chiedere la chiusura totale del programma nucleare iraniano.

Vedo sui social che alcuni “influencer” ebraici non hanno perso le speranze in un attacco all’Iran e vedono nello spiegamento di forze americane in Medio Oriente un segnale dell’intenzione trumpista di colpire il programma nucleare iraniano.

Temo che nella migliore delle ipotesi si possa parlare di “pressione” sull’Iran nell’ottica del colloqui. Forse un “aiuto” agli amici arabi affinché attraverso una campagna di bombardamenti contro i ribelli Houthi dello Yemen si possa riaprire la rotta del Mar Rosso. Ma dubito che pensino di attaccare l’Iran, con buona pace di Netanyahu e di tutti quelli che come me pensano che il nucleare iraniano sia una minaccia esistenziale per Israele e che andrebbe polverizzato.

Nota a margine 1: che fine ha fatto Marco Rubio? È sempre lui il segretario di Stato?

Nota a margine 2: quando la smetteranno di baciare il culo a Putin?

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