La politica di Trump non rende più sicuro Israele, anzi…

By Franco Londei - Editor

Quando tempo fa sollevai alcuni dubbi sulla politica di Trump in Medio Oriente e in particolare al suo approccio verso i nemici di Israele (storici e non) non pochi contestarono le mie opinioni.

Quando dissi che la “pace di Trump” era solo una pausa della guerra, per altro nociva a Israele, in molti mi diedero del “guerrafondaio” e dissero che mi facevo condizionare dalla mia avversione a Donald Trump.

OK, vediamo cosa sta facendo di buono per Israele la politica di Trump, la pace di Trump.

Partiamo da Hamas: Israele è stato fermato a 100 metri dal traguardo. Trump aveva bisogno di una tregua tra Israele e Hamas da spacciare in patria (e non) come pace. Per averla ha minacciato il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di interrompere la fornitura di armi allo Stato Ebraico. Non ci sono riscontri a questa mia affermazione, ma non facciamo finta che non sia andata così. Il risultato è che Hamas controlla ancora una larga fetta della Striscia di Gaza, non intende disarmarsi, non si trovano truppe di pace da inviare a Gaza e il gruppo terrorista si sta riorganizzando proprio grazie alla “pace di Trump”.

Hezbollah: prima ancora della tregua a Gaza il Presidente americano aveva preteso quella in Libano con il gruppo terrorista armato e finanziato dall’Iran. Anche in questo caso l’IDF è stato fermato quasi al traguardo. Nessuna delle condizioni del cessate il fuoco è stata rispettata da Hezbollah che non solo riceve enormi somme di denaro dall’Iran, ma probabilmente sta ricevendo anche armi quando invece, secondo la tregua, dovrebbe disarmarsi. Risultato, Hezbollah è ben lungi dal togliere il cappio al collo del Libano e ben presto tornerà ad essere una minaccia esistenziale per Israele.

Iran: sicuramente l’errore più grande commesso dalla politica di Trump. Il Presidente americano ha imposto un cessate il fuoco dopo aver colpito con tre bombe anti-bunker la centrale nucleare di Fordow, affermando così di «aver distrutto il programma nucleare iraniano». Dopo una risposta “telefonata” degli Ayatollah (qualche petardo sulla base americana in Qatar) impone d’imperio lo stop alle azioni belliche di Israele sull’Iran. Lo fa quando Israele era totalmente padrone dei cieli iraniani e poteva (letteralmente) fare tutto quello che voleva. Poteva, con la massima calma, colpire uno per uno tutti i centri del programma nucleare e di quello balistico. La produzione di droni e di altri sistemi d’arma che oggi tengono in piedi l’esercito russo e i ribelli Houthi dello Yemen.

La Siria: l’ultima fissazione di Trump. Ieri sul suo social network ha messo in guardia Israele dal destabilizzare la Siria. «È fondamentale che Israele mantenga un dialogo forte e autentico con la Siria e che non si verifichi nulla che possa interferire con l’evoluzione della Siria verso uno Stato prospero» ha scritto Trump su Truth. Poco dopo, secondo i media ebraici, Trump avrebbe telefonato a Netanyahu ufficialmente per parlare di Gaza, molto più probabilmente per perorare le lamentele del Presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, in merito alle operazioni antiterrorismo portate avanti da IDF e Mossad in Siria. In sostanza Trump ancora una volta sta imponendo a Israele una linea che non è per niente “ideale” per la sua sicurezza.

Arabia Saudita e Turchia: come ho già avuto modo di dire, la decisione di Trump di vendere gli F-35 all’Arabia Saudita è semplicemente sconcertante e riduce drasticamente il vantaggio tecnologico di Israele. Se poi ci aggiungiamo che anche il veto agli F-35 alla Turchia è stato annullato, beh, siamo davvero sull’orlo dell’incomprensibile.

Mi spiace dover rovinare gli altarini dei trumpisti che credono e vogliono far credere che Trump stia portando la pace in Medio Oriente. Quello che in realtà sta facendo Trump è portare avanti una politica legata a doppio filo agli affari della sua famiglia (e della famiglia di Witkoff), senza tenere in minimo conto la sicurezza di Israele, anzi, condizionando d’imperio anche la politica israeliana. Hamas, Hezbollah, il programma nucleare e balistico iraniano, sono tutti li. Anni di guerra, grandi successi, buttati letteralmente al vento grazie alla politica di Trump (se di politica si parla).

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter