Da diversi giorni sono scattate nuove proteste in Iran soprattutto in alcune università, a Teheran e nelle maggiori città.
L’innesco lo hanno dato le commemorazioni per le vittime della grande repressione di 40 giorni fa quando le folle, spinte dalla promessa di intervento di Trump, scesero in strada contro il regime, buttandosi letteralmente contro le mitragliatrici pesanti usate senza pietà dai Guardiani della Rivoluzione (IRGC) e dai loro sgherri iracheni.
Non arrivano molte notizie dalla Persia, il regime tiene il guinzaglio corto e, secondo quanto si apprende, ha arrestato centinaia di giovani universitari che lo avevano sfidato apertamente soprattutto a Teheran e nella città di Mashhad. Dove però anche ieri gli studenti sono scesi per strada sfidando ancor più apertamente i pasdaran.
Alcuni video diffusi da Iran International mostrano centinaia di studenti – probabilmente alla Sharif University (secondo la geolocalizzazione del video) – che mostrano la vecchia bandiera iraniana e gridano slogan contro il regime.
Sebbene i Pasdaran sostengano di aver sedato tutte le proteste, anche questa mattina si hanno notizie di manifestazioni in diverse università iraniane.
Questi ragazzi sanno di rischiare la vita o una lunghissima detenzione fatta di torture e privazioni, eppure non mollano nonostante il massacro di 40 giorni fa quando furono uccisi a sangue freddo migliaia di manifestanti (i numeri vanno da 7.500 fino a 36.000). Sanno che anche le loro famiglie rischiano ripercussioni. Eppure anche questa mattina sono lì, a Teheran, a Shiraz, a Isfahan, a Mashhad e nelle altre città a protestare contro il regime.
Qualcuno sostiene che le pressioni americane sugli Ayatollah abbiano dato di nuovo coraggio a questi ragazzi. È una balla. Ormai nessuno si fida più di Trump e delle sue promesse. Se protestano non lo fanno certamente perché ci sono le portaerei americane, ma perché ci credono, credono ancora di poter trascinare le folle ormai stremate dalla povertà in cui vivono a causa degli Ayatollah e delle loro manie di grandezza.
Il mondo libero non si merita questi ragazzi, come non si merita la resistenza ucraina contro la Russia. Questa gente muore non solo per la loro giusta pretesa di libertà, ma indirettamente muore per difendere anche la nostra libertà, che sia contro l’imperialismo russo o contro l’estremismo islamico di cui i Mullah sono i maggiori rappresentanti.
Lasciatemi dire due cose sui pacivendoli di casa nostra, quelli che ogni tre per due scendono in piazza per Hamas (loro dicono per i palestinesi) ma che del massacro dei giovani iraniani se ne sono letteralmente sbattuti.
Questo chiaro disinteresse per le proteste in Iran è un altrettanto chiara dimostrazione che il pacifismo, i Diritti Umani, la libertà di interi popoli non c’entrano niente con quel movimento. Quel movimento è pro-Hamas e scende in piazza contro il popolo ebraico, non quindi contro Israele. Di tutto il resto se ne sbatte. Se c’è da dare addosso a qualcosa che abbia anche un solo filamento di DNA ebraico loro ci sono sempre. Quando qualcuno ha avuto la malaugurata idea di dire che dietro alle proteste c’era il Mossad, allora si sono espressi a difesa degli Ayatollah contro le “interferenze sioniste”. Non una parola sull’immane massacro di giovani iraniani.
Sono gli stessi pacivendoli che ogni giorno chiedono la fine degli aiuti all’Ucraina e che Kiev regali l’intero Donbass ai nazisti russi amici degli Ayatollah. Non chiedono che l’Iran la smetta di vendere i droni e i missili alla Russia. Non chiedono che Putin torni in Russia. Chiedono che la democrazia ucraina si arrenda al nazismo russo e islamico. Lo fanno per la pace…


