Per i fanatici iraniani il Coronavirus è un segno divino. «Diffondetelo ovunque»

Non c’è pace per il povero popolo iraniano governato da fanatici religiosi. Non bastavano le restrizioni dovute alle sanzioni, non bastava un regime corrotto e violento che nasconde la verità sulla infezione da COVID-19, ora devono fare i conti anche con la teoria secondo la quale il Coronavirus annuncia l’avvento del Mahdi (al-Mahdi), una sorta di messia islamico atteso più che altro dagli sciiti.

Uno dei più importanti chierici religiosi iraniani, Ali Reza Banahyan, vicinissimo alla guida suprema, Ali Khamenei, ha annunciato di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi rilanciata da alcuni imam sciiti secondo i quali il Coronavirus altro non sarebbe che un segnale divino che annuncia la nascita del Mahdi.

A riferirlo è l’agenzia iraniana Tasmin che riporta un discorso tenuto dal chierico (tra i più duri e intransigenti) nel quale addirittura Banahyan chiede ai fedeli di diffondere il virus ovunque per facilitare la nascita del Mahdi prima del Ramadam.

Di fanatici religiosi e di sette che portano avanti le teorie più disparate sulla fine dell’umanità ne è pieno il mondo e se non fosse per il calibro del personaggio ci sarebbe da riderci sopra.

Ma Ali Reza Banahyan non è un chierico qualunque, non è un fanatico qualunque, ma è un personaggio in grado di condizionare pesantemente grandi masse di musulmani sciiti.

«Secondo i resoconti, la diffusione di malattie ed epidemie come il virus Corona è un preludio alla nascita dell’Imam Mahdi» ha detto il chierico secondo l’agenzia Tasmin. Subito dopo ha chiesto agli iraniani di agire per diffondere questo virus «perché accelererà l’emergere di al-Mahdi».

«Abbiamo un periodo di tempo che è di 40 giorni prima del mese benedetto di Ramadan, e dobbiamo continuare a pregare Dio per accelerare la comparsa del nostro Imam (Mahdi)» ha poi detto il fanatico iraniano.

L’Iran è uno dei paesi più colpiti dalla pandemia di COVID-19 anche se il regime diffonde dati falsi sull’impatto effettivo del virus e sulle vittime. Non è chiaro quindi se questa “sparata” di Ali Reza Banahyan sia un mezzo per coprire l’incapacità del regime di contrastare l’epidemia usando una credenza religiosa.

Ma non si può fare a meno di pensare a quell’invito a diffondere il virus ovunque perché, sparata o meno, i fanatici sciiti disposti a farlo saranno tantissimi e sono sparsi in tutto il mondo. E il passo dal giubbotto esplosivo al microbo virulento potrebbe essere più facile di quanto si pensi.