Perché il vero problema si chiama Iran e non Hamas

24 Dicembre 2023
Forza quds iran impegnata in yemen, siria, libano e israele

Nelle ore a ridosso del massacro del 7 ottobre, quando tutti avevano capito che i terroristi palestinesi non potevano aver fatto tutto da soli, l’Iran rivendicò il suo appoggio fattuale all’operazione terroristica.

Quando venne fuori la sequela di orribili atrocità commesse dai terroristi di Hamas e della Jihad Islamica palestinese – quest’ultima agli ordini diretti della Forza Quds – Teheran tentò di smarcarsi dall’ammissione iniziale parlando di “appoggio morale” all’operazione. Fu in quelle ore che tuttavia emerse come Iran e Hamas stessero pianificando questo attacco da un anno.

Nei fatti, quindi, non solo l’Iran è parte in causa nel conflitto, ma è stata parte attiva nello studio e infine nella messa in opera del piano orribile scaturito nel pogrom e nel massacro del 7 ottobre 2023.

L’ordine di attacco è arrivato direttamente da Teheran quando ormai era chiaro che Israele e Arabia Saudita stavano concludendo un lungo percorso di avvicinamento che con molta probabilità li avrebbe portati all’apertura di normali relazioni diplomatiche e, forse, anche a una cooperazione militare.

Questo è un fatto che stranamente i tanti “analisti” dimenticano spesso, cioè che l’attacco di Hamas a Israele è stato volontariamente estremamente crudele e sanguinario tanto da far sì che la reazione dello Stato Ebraico non potesse essere stata che altrettanto violenta e sanguinaria, in modo da attirare addosso a Israele le ira di tutto l’Islam e del mondo nonché, soprattutto, rovinare l’imminente accordo tra Gerusalemme e Riad.

Nei giorni successivi al massacro, probabilmente andato anche oltre agli ordini di Teheran, Hamas si prodigò a lungo per far credere che nessuno fosse al corrente del piano. Sicché dovremmo quindi credere che la riunione tra Hamas, Hezbollah e Jihad Islamica palestinese avvenuta poche ore prima a Beirut, fosse solo una rimpatriata tra vecchi amici e non un ultimo preparatorio incontro prima dell’attacco a Israele.

E qui entra il mistero del lungo silenzio di Hassan Nasrallah dal quale tutti si sarebbero aspettato un attacco da nord in modo da costringere Israele alla guerra su due fronti. Ma un’azione del genere avrebbe tirato in guerra tutto il Libano, non solo Hezbollah. Era troppo anche per il Partito di Dio.

Si racconta che a Teheran fossero letteralmente furibondi con Nasrallah perché si era rifiutato di trascinare il Libano in una guerra iniziata da altri per gli interessi degli altri. Non è un caso che solo poche settimane prima il governo libanese, di cui Hezbollah fa parte, avesse concluso con Israele un accordo sui confini marittimi delineando così anche i limiti per lo sfruttamento reciproco dei giganteschi giacimenti di gas al largo dei due paesi.

È vero, ogni giorno gli Hezbollah sparano missili sulla Galilea e ogni giorno l’IDF risponde. Ma ambedue usano un millesimo della loro forza. Hezbollah fa la figura di chi quotidianamente attacca Israele senza tuttavia andare oltre la mera provocazione, semplicemente perché non è nell’interesse di Hezbollah entrare in guerra con Israele come Hamas e Teheran si aspettavano.

Oggi poi è uscita la notizia che gli Hezbollah avrebbero offerto ad Hamas di aprire il fronte nord ma che Hamas, in un improvviso slancio di coraggio, avrebbe rifiutato. Notizie per i creduloni.

Ora, visto l’imperdonabile rifiuto da parte di Hezbollah di aprire [veramente] un secondo fronte a nord, Teheran – sempre più parte in causa – gioca la carta dei ribelli Houthi dello Yemen e minaccia addirittura di chiudere l’accesso al Mediterraneo, probabilmente alludendo al blocco dello stretto di Bab al-Mandab proprio attraverso gli Houthi, se Israele non terminerà l’attacco ad Hamas.

Credo che nemmeno la più bacata delle tante menti antisemite in circolazione potrebbe negare che l’Iran è a tutti gli effetti parte in causa nel conflitto tra Israele e Hamas.

Si, però…

Ok, appurato che l’Iran è parte in causa nel conflitto e che per questo si dovrebbe portare la guerra in Iran, gli americani e mezzo mondo fanno a gara per evitare che questo accada, rimandando tuttavia l’inevitabile.

In questo esatto momento l’Iran fornisce migliaia di droni alla Russia trovandosi quindi parte in causa nel conflitto tra Russia e Ucraina. Arma e finanzia i ribelli Houthi nello Yemen trovandosi quindi parte in causa nel conflitto in quel paese. Arma e finanzia Hezbollah in Libano e difende con uomini sul posto il regime siriano di Bashar Assad. Controlla sostanzialmente da remoto l’Iraq dove finanzia decine di gruppi sciiti. Interferisce e ha interessi in Sud America e Africa. Infine non solo arma e finanzia Hamas e la Jihad Islamica palestinese, ma pianifica attacchi in territorio israeliano come avvenuto lo scorso 7 ottobre.

Ora, sinceramente rimane abbastanza incredibile pensare di lasciar fare a Teheran tutto quello che sta facendo senza intervenire, anche militarmente. Gli iraniani non scherzano quando dicono di voler esportare la rivoluzione islamica in tutto il mondo. Non vanno affatto sottovalutati. Useranno ogni mezzo per farlo. Già sono coinvolti nei più grandi conflitti moderni. Ignorare quello che stanno facendo senza intervenire è un suicidio.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter

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