Perché mai Israele dovrebbe fidarsi di Ahmed al-Sharaa? 

By Franco Londei - Editor
Ahmed al-Sharaa in una immagine del Washington Post

In una intervista rilasciata al Washinton Post il leader siriano, Ahmed al-Sharaa, affronta diversi temi, dal suo rapporto con gli Stati Uniti a quelli con la Russia fino alle trattative con Israele per il suo “ritiro” dalla Siria.  

Proprio su questo occorre concentrarsi. Ahmed al-Sharaa sostiene che «le avanzate di Israele in Siria non derivano da preoccupazioni di sicurezza, ma dalle sue ambizioni espansionistiche».  

Al-Sharaa sostiene che Siria e Israele sono impegnati in «colloqui diretti» e che le richieste siriane, sostenute anche dagli Stati Uniti, sono fondamentalmente che Israele si ritiri sulle posizioni antecedenti all’8 dicembre 2024 e che il sud della Siria non sia demilitarizzato.  

«Parlare di smilitarizzare un’intera regione sarà difficile, perché se ci fosse del caos, chi la proteggerebbe? Se questa zona smilitarizzata fosse utilizzata da alcune parti come base di lancio per colpire Israele, chi se ne assumerebbe la responsabilità?» dice al-Sharaa.  

Ora, quali sono le legittime preoccupazioni di Israele?  

  • Può realmente una persona passare dall’essere uno Jihadista tagliagole all’essere un politico moderato in una sola notte? È la verità o si tratta della più grande dissimulazione (Taqiyya) di tutti i tempi? 
  • Restituire il terreno occupato per Israele significa rinunciare ad una fondamentale zona cuscinetto, o meglio ancora, una zona di sicurezza volta ad evitare un nuovo 7 ottobre e qualsiasi attacco proveniente dal territorio siriano. Lasciare questo compito agli uomini di al-Sharaa non è contemplato nemmeno nell’angolo più profondo dei cervelli israeliani.  
  • In questo contesto va vista anche la richiesta israeliana di demilitarizzare tutto il sud della Siria. Ahmed al-Sharaa non è d’accordo, ma il rischio che in quella zona ci si posizioni un contingente turco è troppo forte per sottovalutarlo.  
  • Il leader siriano è chiaramente un uomo di Erdogan, cioè è un uomo della Fratellanza Musulmana, esattamente come Hamas. Può Israele lasciare che una persona con questo pedigree posizioni propri uomini armati al confine con Israele?  

Dice al-Sharaa al Washington Post: «Gli Stati Uniti sono con noi in questi negoziati e molte parti internazionali sostengono la nostra posizione al riguardo. Oggi abbiamo scoperto che anche il signor Trump sostiene la nostra posizione e che farà pressione il più rapidamente possibile per raggiungere una soluzione». 

Su chi farà pressioni Trump? Su Israele? Non gli basta aver salvato Hamas, Hezbollah e l’Iran? Adesso vuole anche far felice Erdogan permettendogli di mettere in pratica (direttamente o indirettamente) il suo sogno di attaccare lo Stato Ebraico?  

Israele può fare a meno di avere rapporti con Ahmed al-Sharaa così come ha fatto a meno di aver rapporti con Bashar al-Assad. Spetta al leader siriano dimostrare con i fatti di non essere ostile allo Stato Ebraico. Fino ad ora ha fatto il contrario attaccando curdi e drusi, stretti alleati di Israele e ostili a Erdogan.  

Quindi, può Israele fidarsi di Ahmed al-Sharaa? Io direi proprio di no. 

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter