Qualche piccola considerazione su quei “porci di Hamas” e complici vari

By Franco Londei - Editor

Nel momento in cui scrivo avrebbe dovuto già essere in vigore la tregua tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. Ho scritto “avrebbe” perché Hamas non ha consegnato la lista dei nomi degli ostaggi che sarebbero stati liberati oggi e quindi la tregua non è iniziata. Inizierà sicuramente, ma si conferma ancora una volta l’uso cinico degli ostaggi e persino degli abitanti di Gaza che ne fa Hamas. Porci maledetti.

Si, porci maledetti, perché è ora di smetterla con le frasi forbite e senza epiteti. Questa gente non merita niente, né loro né chi li ha protetti e li protegge anche ora nonostante abbiano fatto di tutto per fargli cadere sulla testa tonnellate e tonnellate di bombe.

Ecco perché mi rimane francamente difficile pensare ad una “innocente popolazione di Gaza”. Già mi rimaneva difficile guardando i video del 7 ottobre quando i porci di Hamas rientrarono nella Striscia di Gaza con i corpi degli israeliani giustiziati e la folla si accaniva contro quei corpi inermi. Ma ora, è impossibile che in un ambiente ristretto come quello di Gaza nessuno abbia saputo o sappia dove siano gli ostaggi. Un silenzio complice che, in quanto tale, rende la gente di Gaza “non innocente”.

Come “non innocenti” sono quei medici che hanno permesso ai porci di Hamas di costruire le loro basi sotto e addirittura dentro gli ospedali. Non li hanno denunciati nemmeno con i carri armati israeliani dentro i presidi sanitari ben sapendo che a rimetterci sarebbero stati i malati. Medici complici di Hamas, non medici innocenti. Insulto al giuramento di Ippocrate.

E vogliamo parlare delle ONG? Alla fine del 2023 nella microscopica Striscia di Gaza erano attive poco più di mille Organizzazioni non Governativa. Mille ONG, lo stesso numero che ne ha la Repubblica Democratica del Congo, con la differenza che il Congo è un territorio di 2.345.000 Km quadrati con ha una popolazione di oltre 95 milioni di persone, mentre la Striscia di Gaza è appena 365 Km quadrati per due milioni di persone. Perché tante ONG, quando per di più ogni progetto umanitario è in mano alla UNRWA? Ha senso collegarle a quei porci di Hamas, ai loro tunnel e ai milioni di tonnellate di cemento che ci sono volute per costruire la “metropolitana di Gaza”?

E della cosiddetta “stampa” ne vogliamo parlare? Secondo alcune fonti dall’inizio della guerra durante i bombardamenti sarebbero morti oltre 200 giornalisti, tutti curiosamente dipendenti di Al Jazeera. Peccato che secondo molte testimonianze e diversi video, nella maggioranza dei casi non si trattava di giornalisti ma di terroristi di Hamas con indosso il giubbetto “PRESS”, metodo con cui organizzavano agguati contro i militari israeliani.

Sempre parlando di “stampa”, non possiamo non ricordare che il 90% della stampa mainstream non ha scritto una parola sul conflitto a Gaza. È vero, ha pubblicato migliaia di articoli ma non li ha scritti, ha fatto il copia-incolla delle veline di Hamas diventandone di fatto il megafono e contribuendo quindi ad allungare il conflitto con Fake news che non facevano altro che legittimare il terrorismo.

Quindi con i rapporti delle ONG internazionali (non si hanno testimonianze di personale di Amnesty o di HRW né a Gaza né in Israele), con i dati forniti da Hamas, con le analisi di Al Jazeera, fateci un bel falò.

Con i “medici eroi” che hanno preferito proteggere Hamas piuttosto che i loro pazienti, scriveteci poemi al vetriolo, non al miele considerandoli “eroi”. Non lo sono, sono dei porci alleati di Hamas e giustamente devono marcire in Galera.

E piantatela con la storiella dei due stati per due popoli. Non accadrà mai, i cosiddetti “palestinesi” sono i primi a non volerlo. Pensate piuttosto a come governare qualche milione di arabi e a dove integrarli, a come farli lavorare e progredire per non farli dipendere ancora dagli aiuti umanitari.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter