Ha scatenato un putiferio internazionale la decisione del gabinetto di guerra israeliano di dare il via alla completa conquista di Gaza, sebbene fosse piuttosto prevedibile che ciò avvenisse, se non altro perché non ci sono alternative.
Già, le alternative. È una alternativa accettabile la sopravvivenza di Hamas nella Striscia di Gaza? È una alternativa lasciare Gaza City nelle mani di Hamas creando di fatto una enclave nell’enclave?
Io non sono molto d’accordo sulla “espulsione” della popolazione araba da Gaza, ma il piano esposto dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, non prevede questa evenienza, anzi, ammette di non voler annettere Gaza.
Netanyahu ha detto in interviste e comunicati che l’esercito “si preparerà a prendere il controllo di Gaza City” e che l’intenzione è di “prendere il controllo di tutta Gaza” — aggiungendo però che non si tratterebbe di un’annessione permanente da parte di Israele, ma di stabilire un perimetro di sicurezza prima di trasferire l’amministrazione a forze arabe o civili esterne.
Come pensa di agire il Premier israeliano?
- Operazioni militari su larga scala per occupare centri urbani (Gaza City in primo luogo).
- Installazione di controllo militare e fronti di sicurezza, con trasferimento successivo della gestione amministrativa a “attori arabi” o a un’autorità civile diversa da Hamas (ma i dettagli pratici non sono stati specificati)
Perché questa decisione?
Finalmente qualche consigliere ha fatto notare che Hamas non è solo un’ala militare o un partito politico ma è qualcosa di molto più ampio, profondamente radicato nella società palestinese. Negli ultimi 20 anni, ha costruito solidi legami attraverso l’istruzione, la beneficenza, le moschee, i circoli giovanili e persino le associazioni femminili.
E non ci si faccia fuorviare da qualche commento di critica verso Hamas raccolto qua e là nella Striscia di Gaza, l’infrastruttura sociale del movimento è una delle ragioni principali per cui continua a godere di sostegno, anche dopo la perdita stimata di oltre 30.000 membri, molti dei quali appartenenti all’ala militare.
Quindi, se si vuole estirpare il male, occorre operare dove il male agisce. Perché le soluzioni sono due: o si estirpa Hamas dalla Striscia di Gaza, oppure si lascia Hamas nella Striscia di Gaza, magari per ritrovarsi con un nuovo 7 ottobre tra qualche anno. Non ci sono altre alternative e chi sostiene che “occorre trattare con Hamas” dovrebbe anche dire su che base trattare. La sopravvivenza del gruppo terrorista in cambio degli ostaggi? Uscire da Gaza come se non fosse successo niente? Su che basi trattare?
Io sento un sacco di critiche, ma non sento proposte alternative che non prevedano la sopravvivenza di Hamas. E Hamas non può sopravvivere, su questo sono pienamente d’accordo con Netanyahu, io che sono un suo critico.
E presto ci troveremo a discutere degli stessi argomenti parlando però del Libano e di Hezbollah che continua a rifiutare il disarmo. Anche in quel caso, anzi, più ancora in quel caso Israele non si può permettere tentennamenti. Non può permettere che Hezbollah sopravviva. E ne sentiremo delle belle.
