La notte appena passata ha visto l’esercito israeliano colpire diversi obiettivi chiave terroristici in Libano. Israele ha reagito ad un attacco di Hezbollah portato con un drone esplosivo contro uomini delle forze speciali israeliane che cercavano gli ingressi dei tunnel nel Libano meridionale.
Ieri a Gaza un ordigno esplosivo ad alto potenziale di Hamas ha colpito un carro armato israeliano che nella parte meridionale della Striscia di Gaza. Non ci sono stati feriti solo perché non è proprio facilissimo “bucare” un Merkava, ma l’attacco è stato importante, gravissimo nell’ottica della tenuta del cessate il fuoco.
Questi sono solo due degli attacchi rilevanti avvenuti nelle ultime 48 ore contro l’esercito israeliano, attacchi portati da Hezbollah e Hamas, attacchi volti a dimostrare che qualsiasi trattativa, qualsiasi accordo si intenda implementare sul Libano o sulla Striscia di Gaza, non potrà essere intrapreso senza la partecipazione diretta dei due gruppi terroristici che tengono in ostaggio il Libano e Gaza ormai da decenni.
Si parla da mesi di «disarmo di Hamas» e di «disarmo di Hezbollah» ma è chiaro a tutti – salvo che alla Casa Bianca – che i due gruppi terroristici non disarmeranno mai volontariamente. Quindi la soluzione è costringerli con la forza a disarmare, o meglio, rendere inoffensivi i due gruppi terroristici eliminando in maniera sistematica non solo le loro leadership ma anche la struttura secondaria, la loro struttura economica, il sottobosco che li alimenta che non è solo l’Iran ma, specialmente per Hamas, è la grande famiglia della Fratellanza Musulmana appena potenziata da un accordo tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan che se fosse veramente messo a terra – come temo avverrà – ci consegnerà un’alleanza politico-militare islamica da brividi.
E non sarà, come in tanti pensano, la «risposta sunnita» alla «potenza sciita» resa ancora più potente da un Presidente americano scriteriato. Fratellanza Musulmana e Pasdaran (o Ayatollah, se volete) per il momento hanno gli stessi nemici e gli stessi obiettivi. Odiano Israele e l’occidente e hanno come obiettivo la creazione di un mondo completamente islamico che nella Fratellanza Musulmana di traduce nella creazione del califfato globale, mentre nella versione sciita è la diffusione della rivoluzione islamica. Cambiano i nomi ma il succo è lo stesso.
Il primo ostacolo che questi due enormi blocchi islamici si trovano ad affrontare è proprio quella piccola democrazia che non ne vuole sapere di sparire dalle cartine geografiche. È Israele che per ora li sta combattendo e che, se non fosse per Trump, a quest’ora li avrebbe quantomeno fortemente ridimensionati.
Ora, queste due potenze islamiche hanno a disposizione due armi di enorme potenza da usare contro Israele, armi che non sono missili, bombe atomiche o punti geografici nevralgici presi in ostaggio, no, si chiamano Hezbollah per l’Iran e Hamas per la Fratellanza Musulmana.
Quindi, vi è chiaro il motivo per cui i due gruppi terroristici non possono disarmare e che non ci sarà mai nessun trattato di pace scritto o un cessate il fuoco che possa tenere?
Ancor più, vi è chiaro il motivo per cui Israele non può ritirarsi dalla Striscia di Gaza e dal sud del Libano?
No perché è arrivato il momento di spazzare via l’ipocrisia che circonda la geopolitica di quest’area. È ora di smetterla di far credere all’opinione pubblica mondiale che la pace dipenda dal ritiro di Israele e dal mantenimento in vita dei gruppi terroristici. È l’esatto contrario. L’unico modo per arrivare alla pace è eliminare fisicamente Hamas e Hezbollah e non abbandonare nemmeno un centimetro di territorio prima di essere sicuri al 110% che queste minacce non potranno tornare.
Non solo. È arrivato anche il momento di guardare alle manovre di questi due colossi islamici. Non solo quelle in evidenza, ma soprattutto quelle sotterranee che riguardano in particolar modo l’Europa, che non è lontana mille miglia da questo contesto, c’è dentro con tutte e due le gambe.
Non è islamofobia chiedere che venga accorciata la corda data ai movimenti islamici in Europa. Non è islamofobia denunciare il pericolo rappresentato da queste due superpotenze islamiche e dai loro obiettivi, che inseguono con convinta determinazione. Cioè, non pensate che quegli obiettivi siano stati scritti sono per riempire un foglio.
Ora, l’unica arma a disposizione dell’Europa contro quello che sta emergendo è Israele, con il suo esercito ma soprattutto con la sua intelligence. Perché l’unica cosa che Israele e l’Europa proprio non possono fare è separarsi, addirittura combattersi facendo esattamente il gioco delle potenze islamiche.
Nelle prossime ore l’Unione Europea è chiamata a decidere se sospendere o meno l’accordo di associazione Europa-Israele. Da giorni ormai è in atto su moltissimi media una vera e propria battaglia di delegittimazione nei confronti di Israele. Episodi ininfluenti che vengono resi «vitali» da una sovraesposizione mediatica studiata a tavolino alla quale troppo facilmente la stampa europea si presta.
Non ce lo possiamo permettere. Non possiamo abbattere quell’argine tra noi e le potenze islamiche con i loro programmi. Come non possiamo permetterci di perdere l’Ucraina, non possiamo perdere Israele.
Basta ipocrisia e buonismo un tanto al Kg. È arrivato il momento di smetterla di combattere gli amici invece di combattere i nemici. La guerra di Israele è la nostra guerra.


