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Save the Children su Gaza: malafede o semplice ignoranza?

Save the Children che parlando di Gaza definisce Israele «potenza occupante» dimostra la malafede comunicativa della famosa ONG o in alternativa la loro ignoranza

Una premessa: abbiamo un grande rispetto per il lavoro di Save the Cildren, ma non vorremmo che per star dietro ad Amnesty International e strizzare l’occhio a qualche facoltoso donatore arabo comincino anche loro a distorcere completamente la verità su Gaza.

Lo scorso 3 agosto Save the Children ha rilasciato un comunicato stampa nel quale la famosa ONG si dice preoccupata per la decisione del Governo israeliano di bloccare le forniture di carburante e gas alla Striscia di Gaza.

Il comunicato, che non cita mai Hamas, è particolarmente duro verso il blocco israeliano alla Striscia di Gaza e incolpa Israele, quale potenza occupante, di non garantire ai bambini di Gaza l’accesso alle cure mediche. Scrive Save the Children…

La potenza occupante è obbligata a provvedere ai bisogni umanitari della popolazione protetta e la cessazione del blocco è un imperativo insieme alla ripresa delle forniture

Ora, ci sembra il caso che qualcuno spieghi a quelli di Save the Children che Israele non occupa la Striscia di Gaza che ha abbandonato ormai da molti anni. A occupare e a governare la Striscia di Gaza dal 2007 è Hamas, che è un gruppo terrorista. Pertanto Israele non ha alcun obbligo verso la popolazione di Gaza se non quello di garantire che quella stessa popolazione, dichiaratamente nemica di Israele, non attacchi cittadini israeliani.

Save the Children si lamenta della chiusura del valico di Kerem Shalom avvenuto a seguito dei continui attacchi terroristici di Hamas contro il sud di Israele, definendo tale chiusura “pericolosa” e poi condanna “nel suo insieme” il blocco israeliano definendolo “illegale”.

E anche qui traspare tutta la malafede, di Save the Children. Prima di tutto non si capisce perché non chieda con lo stesso tono l’apertura del valico egiziano di Rafah e si guardi bene di dichiarare illegale il blocco egiziano che, per dirla tutto, è molto più rigido di quello israeliano. E poi se c’è un blocco illegale è proprio quello egiziano in quanto Hamas non ha mai minacciato di voler distruggere l’Egitto, mentre la distruzione di Israele ce l’ha direttamente nello statuto. Ed è qui che entra in ballo il termine “entità ostile”. Se uno Stato ha ai suoi confini una entità dichiaratamente ostile, che ne minaccia addirittura la distruzione, ha il Diritto per difendersi di impedire che l’entità ostile possa avere accesso ad armi e ad altri mezzi che possano favorire la stessa entità ostile nel raggiungimento del suo obiettivo. Il Diritto a difendersi vale quanto qualsiasi altro Diritto, per questo il blocco israeliano alla Striscia di Gaza è del tutto legale, semmai non lo è quello egiziano di cui però non si parla.

Concludo con un piccolo appunto: nel suo comunicato Save the Children disegna un quadro della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza davvero raccapricciante, un quadro che per altro anche noi abbiamo più volte denunciato, ma non nomina mai Hamas e le sue responsabilità, non dice che il mondo ha stanziato miliardi di dollari per lo sviluppo della Striscia di Gaza ma che questi sono finiti tutti in mano di Hamas. Non dice che con quella stessa benzina che manca negli ospedali, Hamas da settimane incendia il sud di Israele. Ma soprattutto, e questo è vergognoso, non dice una parola sui “campi estivi” dei terroristi dove i bambini invece di giocare imparano a uccidere.

Ho troppo rispetto per il lavoro di Save the Children per pensare che abbiano volutamente cercato di distorcere la verità su Gaza magari a caccia di qualche finanziamento arabo. Mi piace pensare che chi ha redatto quel comunicato non conoscesse la situazione e che ha sbagliato per ingenuità. Ma come diceva quel tale «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca».

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