Sondaggio: crolla la fiducia degli israeliani in Donald Trump

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Sarah G. Frankl - Writer

Un sondaggio pubblicato martedì e condotto dall’Israel Democracy Index ha rivelato che sempre meno israeliani ritengono che la sicurezza di Israele sia una priorità per Donald Trump.

Il sondaggio è stato condotto dal 31 maggio al 5 giugno, quindi prima che l’Iran riprendesse il lancio di missili contro Israele per la prima volta in due mesi e che Trump chiedesse al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di non reagire, cosa che logicamente Israele non ha fatto.

Solo il 44% degli israeliani intervistati dall’IDI ritiene che la sicurezza di Israele sia una priorità per Trump, una percentuale in netto calo rispetto al 60% di marzo, quando Israele e gli Stati Uniti erano impegnati nell’offensiva congiunta contro l’Iran.

Tra gli israeliani di origine ebraica, il 41% ha affermato di ritenere che la sicurezza di Israele sia una delle principali preoccupazioni di Trump, in calo rispetto al 64% di marzo. Al contrario, la convinzione che la sicurezza di Israele sia una delle principali preoccupazioni di Trump è salita al 59% tra gli israeliani di origine araba, rispetto al 43% di marzo.

Analizzando i dati in base all’orientamento politico, il sondaggio dell’IDI ha rilevato che solo il 25,5% degli israeliani ebrei di sinistra, il 32% dei centristi e il 48% degli israeliani ebrei di destra ritengono che la sicurezza dello Stato ebraico sia una preoccupazione fondamentale per Trump, in calo rispetto al 34,5%, al 62% e al 70% rispettivamente registrati a marzo.

A provocare questo netto calo della fiducia degli israeliani verso Donald Trump sono principalmente due fattori: il primo è il cessate il fuoco con l’Iran ma, soprattutto, che il Presidente americano tratti con gli Ayatollah senza coinvolgere Israele.

Secondo il sondaggio solo il 29% degli israeliani ebrei ha risposto di ritenere che porre fine alla guerra nelle condizioni attuali sarebbe “in larga misura” compatibile con gli interessi di sicurezza di Israele, mentre il 63% ha affermato di ritenerlo compatibile “in piccola misura” o “per niente”, e l’8% ha dichiarato di non saperlo.

Tra gli arabi israeliani, gli intervistati hanno risposto in modo opposto: il 60,5% ha affermato che porre fine alla guerra attraverso negoziati sarebbe nell’interesse della sicurezza di Israele, mentre il 33% ha affermato il contrario.

Poca fiducia in un eventuale accordo

Agli intervistati è stato chiesto anche quali fossero le loro aspettative riguardo al contenuto del potenziale accordo tra Stati Uniti e Iran e se questo avrebbe affrontato in modo adeguato la minaccia delle armi nucleari, dei missili balistici e il futuro del regime estremista iraniano.

La maggioranza degli intervistati ha dichiarato di ritenere che l’accordo includerà disposizioni contro il programma nucleare iraniano, con il 56% che ritiene che esso «impedirà il proseguimento dello sviluppo di armi nucleari».

Tuttavia, solo il 32% degli intervistati ritiene che l’accordo eliminerà la minaccia di un attacco con missili balistici, e solo il 28% si aspetta che indebolisca il regime iraniano.

Rispetto al sondaggio di marzo, è evidente che vi è maggiore ottimismo riguardo alla possibilità di raggiungere questi obiettivi attraverso un’offensiva militare piuttosto che tramite negoziati.

Sebbene Netanyahu abbia ripetutamente affermato che non vi siano divergenze tra la posizione degli Stati Uniti e quella di Israele sull’Iran, negli ultimi giorni sono emerse alcune crepe, dopo che Trump ha esortato Israele a non reagire quando, domenica sera, l’Iran ha lanciato diverse ondate di missili balistici contro il nord del Paese, temendo che ciò potesse compromettere i negoziati volti a porre fine al conflitto.

Secondo Axios, Trump ha avvertito Netanyahu in una telefonata che Israele avrebbe potuto ritrovarsi da solo se avesse proceduto con attacchi di rappresaglia, e ha detto che non avrebbe concesso a Israele il “via libera” per colpire la Repubblica Islamica, anche se Netanyahu ha comunque autorizzato gli attacchi.

Secondo quanto riferito, Trump lo avrebbe infine frenato lunedì pomeriggio, persuadendo Netanyahu a annullare un attacco di grande portata contro l’Iran quando i caccia erano già sulla pista.

Netanyahu ha suggerito in una dichiarazione video lunedì sera che, con gli attacchi, stava inviando un messaggio all’Iran e a Hezbollah e dimostrando a Trump che Israele deciderà autonomamente quando usare la forza militare.

Secondo Channel 12, tuttavia, la decisione di Netanyahu di sospendere il fuoco israeliano è arrivata solo dopo una forte pressione da parte di Trump, il quale ha dichiarato alla rete televisiva di aver avvertito Netanyahu che Israele avrebbe potuto essere lasciato solo se avesse intensificato il conflitto con l’Iran.

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Vive nel sud di Israele. Responsabile della redazione e delle pubblicazioni Breaking News. Cura i social di Rights Reporter. Esperta del settore informatico. Hacker Etica