Non amo particolarmente Donald Trump, anzi, tuttavia questa volta mi ritrovo a giudicare positivamente la tattica che sta adottando con l’Iran. Finalmente ha una tattica, oserei dire, suggerita probabilmente da persone esperte che non sono né Witkoff né Kushner.
Ma in cosa consiste la tattica che Trump sta adottando nei confronti dell’Iran? In sostanza sta isolando economicamente Teheran e lo fa così bene e con tale chirurgica veemenza da strangolare il regime iraniano.
Il blocco navale attorno all’Iran non fa passare più niente, né in ingresso né in uscita. Teheran non vende più un barile di petrolio. Non solo, gli iraniani non riescono più a fare una transazione finanziaria dopo che gli Emirati Arabi Uniti, per altro bombardati dagli Ayatollah, hanno chiuso le porte delle loro banche alle ditte iraniane. Stesso discorso per la Turchia. Abu Dhabi e Ankara erano l’ancora di salvezza per l’economia di Teheran.
Infatti, a causa delle pesanti sanzioni occidentali, l’Iran è escluso dal sistema finanziario globale (come il circuito SWIFT) e non può condurre transazioni legali in dollari o euro. Per sopravvivere commercialmente, Teheran ha sviluppato una fitta rete bancaria ombra (shadow banking) in cui gli istituti turchi ed emiratini hanno svolto un ruolo insostituibile per diversi motivi strategici. Ora però con le pressioni americane, davvero impressionanti, tutto questo non è più possibile.
Le pressioni americane hanno portato, negli ultimi giorni, anche all’esclusione delle compagnie aeree iraniane dalle principali rotte aeree regionali.
L’avvocato britannico Nigel Kushner, che da due decenni fornisce consulenza alle aziende in materia di sanzioni contro l’Iran, ha affermato di non aver mai visto una pressione così intensa esercitata sui settori bancario e aereo iraniani. «Gli Stati Uniti hanno ottenuto un impatto maggiore in poche settimane rispetto a quanto avvenuto durante le campagne più lunghe avviate a partire dal 2010», ha affermato Kushner.
Ora il regime iraniano comincia seriamente a trovarsi in difficoltà. Fatica persino a pagare gli stipendi delle Guardie Rivoluzionarie. Per questo ha cercato di trovare un accordo con gli Stati Uniti. Lo strangolamento economico sta cominciando a dare i suoi frutti.
Infatti nei giorni scorsi l’Iran ha offerto di riaprire lo stretto di Hormuz e riprendere i colloqui sul suo programma nucleare entro sette giorni, a condizione che gli Stati Uniti revochino il blocco navale dei porti iraniani, rinuncino alle sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano e rispettino un cessate il fuoco che includa il Libano. Offerta rigettata da Trump che si rende conto del fiato corto del regime.
Ora a Teheran sono a un bivio. Devono decidere se cedere alle pressioni americane e addivenire ad un accordo «restrittivo», oppure giocare il tutto per tutto e scatenare un conflitto regionale nella speranza che mettendo in ulteriore difficoltà i regimi arabi essi facciano tale pressione su Washington da spingere Trump ad allentare il cappio attorno al collo iraniano.
Parlando con alcuni esperti di Iran sembra che la seconda ipotesi sia la più probabile e che i falchi dei Pasdaran siano molto propensi a cercare uno «sfondamento» piuttosto che un cedimento. Da quello che decideranno di fare a Teheran potremo capire anche chi comanda veramente in Iran, se i Pasdaran duri e puri o il Presidente Masoud Pezeshkian e la sua cerchia di «moderati».

