Trump taglia i fondi alle università che tacciono sull’antisemitismo

Trump firma un ordine esecutivo che taglia i fondi statali a quelle università che permettono manifestazioni antisemite. Ma ci sono molti dubbi

Vita sempre più dura per quelle università americane che permettono manifestazioni antisemite o che addirittura supportano il Movimento BDS.

Ieri il Presidente americano, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo che nella sostanza taglia i fondi statali a tutte quelle università americane che tacciono o che rimangono impassibili di fronte alle tante manifestazioni antisemite che si svolgono in numerosi campus.

La firma dell’ordine esecutivo è arrivata durante il party dato alla Casa Bianca in occasione della festa ebraica di Hanukkah.

Non sono mancate le polemiche sul fatto che Trump usi la questione dell’antisemitismo per ragioni politiche ma soprattutto sul fatto che secondo alcuni critici quel documento equiparerebbe gli ebrei ad una razza e ad una nazionalità e nei fatti sarebbe indirizzato a impedire qualsiasi critica allo Stato di Israele e alle sue politiche.

Smentisce questa interpretazione il genero del Presidente Trump, Jared Kushner, il quale scrivendo sul New York Times spiega che «l’ordine esecutivo non definisce gli ebrei come nazionalità. Dice semplicemente che nella misura in cui gli ebrei sono discriminati per caratteristiche etniche, razziali o nazionali, hanno diritto alla protezione dalla legge antidiscriminazione».

Scrive poi Kushner: «questo è il nostro messaggio alle università: se vuoi accettare l’enorme quantità di dollari federali che ricevi ogni anno, devi respingere l’antisemitismo. È molto semplice».

Ormai da anni il Movimento BDS ha trovato terreno fertile nei campus universitari americani per diffondere il proprio antisemitismo e le manifestazioni contro Israele, non sempre tranquille, si susseguono a ritmi impressionanti senza che le stesse università facciano qualcosa per impedirlo.

Da ora questo comporterà per le università che permettono tali manifestazioni il taglio dei fondi federali.

Ma le polemiche più furiose arrivano da coloro che sostengono che l’ordine esecutivo di Trump mirerebbe in effetti ad impedire qualsiasi manifestazione contro la politica dello Stato Ebraico e quindi sia volta ad impedire le critiche a Israele.

Dubbi arrivano anche dallo stesso mondo ebraico. «Questo teatro politico non è solo controproducente, ma mette in pericolo le stesse persone che questi legislatori sostengono di voler difendere», ha affermato il rabbino Jack Moline, presidente della Interfaith Alliance.

«Con tutto il rispetto per i legislatori che hanno scritto questo ordine esecutivo, la comunità ebraica non ha bisogno del presidente Trump per codificare ciò che gli ebrei sono per legge», ha continuato. «Il presidente sta cambiando lo status ebraico in modo artificiale per scopi meramente politici e privi di qualsiasi sensibilità» ha poi concluso il rabbino Jack Moline.

La scorsa settimana il Presidente Trump aveva criticato alcuni ebrei di sinistra accusandoli di non essere “abbastanza ebrei” e che non “amano abbastanza Israele” scatenando le ire di quella larga fetta del mondo ebraico americano.

«Questo è veramente un piromane che tenta di passare come pompiere», aveva detto in quell’occasione Halie Soifer, direttore esecutivo del Jewish Democratic Council of America.

Dubbi arrivano dallo stesso redattore di questo ordine esecutivo, Kenneth Stern, il quale scrivendo sempre sul New York Times esprime dubbi sul fatto di applicare tale disposizione ai campus universitari. Stern teme che tutto questo sia visto come un bavaglio alle critiche politiche verso Israele che nulla hanno a che fare con l’antisemitismo.