Tunisia: la sfida di Mounir Baatour, primo candidato gay alla presidenza

Per la prima volta nel mondo musulmano un uomo apertamente omosessuale si candida alla presidenza di un Paese a maggioranza islamica, senza alcuna possibilità di vincere e a rischio della sua vita. Ma non si può non onorare il suo coraggio

È il primo candidato gay alla presidenza della Tunisia e, senza dubbio, il primo del mondo musulmano a presentarsi agli elettori dichiarandosi apertamente omosessuale.

Mounir Baatour, fondatore del Partito liberale tunisino, avvocato di lungo corso con alle spalle anni e anni di lotte per i Diritti Umani, ha annunciato che correrà per la presidenza tunisina alle elezioni presidenziali che si terranno a novembre, subito dopo quelle parlamentari che sono fissate invece per a ottobre.

Minacce di morte

Subito dopo l’annuncio della sua candidatura alla presidenza, Mounir Baatour ha ricevuto una miriade di minacce di morte, soprattutto attraverso i social.

«Ho ricevuto una serie di minacce dopo il mio annuncio, soprattutto attraverso i social media», ha detto Baatour in un’intervista. «Molte di queste minacce provengono da individui estremisti. Ma nessun partito politico ha risposto negativamente al mio annuncio» ha tenuto però a precisare.

Ma le minacce verso l’avvocato che difende i Diritti delle persone LGBT non sono arrivate solo dai social media. Diversi gruppi musulmani hanno fatto sapere di essere fermamente contrari alla sua candidatura e chiedono che venga applicata la legge 230 del sistema giudiziario penale tunisino che definisce l’omosessualità come un crimine punito con tre anni di reclusione.

Incredibilmente si schiera contro la candidatura di Mounir Baatour anche il mondo LGBT tunisino. Infatti ben 18 organizzazioni tunisine che rappresentano i diritti degli omosessuali hanno firmato una petizione contro la sua candidatura. «Pensiamo che Baatour rappresenti non solo una minaccia, ma anche un enorme pericolo per la nostra comunità» scrivono nella petizione.

Ma il giovane avvocato non si lascia intimidire. «Per anni ho combattuto per i diritti umani, principalmente per i diritti LGBT, senza alcun progresso tangibile», ha detto Baatour. «Pertanto, ho deciso di candidarmi per la presidenza e lavorare per un cambiamento positivo per le libertà individuali e per i diritti delle minoranze».

Baatour è anche il capo dell’Associazione Shams, un’organizzazione non governativa che promuove i diritti LBGTQ.

Il governo tunisino ha cercato di chiudere l’organizzazione attraverso un’ingiunzione del tribunale per violazione della legge, che prevede che tali organizzazioni rispettino la legge n. 230.

Ma la corte d’appello del paese si è pronunciata a favore di Shams, consentendo al gruppo di continuare le sue attività.

Naturalmente Mounir Baatour non ha alcuna possibilità di vincere le elezioni presidenziali in Tunisia, ma non si può non riconoscergli un coraggio da leone che lo porta a rischiare la vita a causa della sua omosessualità.