C’è un punto sulla liberazione di Silvia Romano che è stato ampiamente sottostimato dalla stampa e dagli analisti, quello della fondamentale partecipazione dei servizi segreti turchi alla liberazione della giovane italiana.

Non deve stupire più di tanto. Ormai da anni la Turchia di Erdogan punta con decisione ad avere un ruolo chiave in Africa, e in particolare a riempire i vuoti lasciati dalle cosiddette “ex potenze coloniali” tra le quali anche l’Italia.

Anzi, proprio il ritiro dell’Italia come influencer dal Corno d’Africa e dalla Libia è stato particolarmente apprezzato e sfruttato dalla Turchia.

Oggi le truppe e i servizi segreti di Erdogan sono particolarmente attivi in Eritrea, Somalia, Sudan e Libia, tutti paesi che – se si fa eccezione per il Sudan – erano sotto l’influenza italiana sia perché ex colonie, sia perché anche dopo la loro indipendenza erano rimasti fortemente legati all’Italia.

Fino a qualche tempo fa se volevi avere notizie certe di quello che accadeva in Eritrea, Somalia e soprattutto in Libia, la via migliore era quella di chiedere ai servizi italiani. Oggi non è più così, la Turchia ha scalzato l’Italia prendendone il posto in tutto e per tutto.

Ci sono diverse motivazioni sul perché è successo tutto questo. La prima, fatta eccezione per l’Eritrea, è prettamente religiosa. La Somalia e la Libia (ma anche il Sudan) sono paesi islamici sunniti con particolari legami con la Fratellanza Musulmana di cui la Turchia è senza dubbio la capofila (Erdogan si è autoproclamato “Califfo” dei Fratelli Musulmani). Fa eccezione l’Eritrea che, sebbene a maggioranza islamica, ha un regime (quello guidato da Isaias Afewerki) che tende più al pragmatismo da sopravvivenza piuttosto che a schierarsi con un fronte religioso.

La voglia di Erdogan di essere “la guida” della Fratellanza Musulmana in tutto il mondo, lo ha portato a dedicare particolari attenzioni a questi contesti che quindi non hanno solo una importante valenza strategica, ma sono un vero serbatoio di jihadisti legati a doppio filo alle ideologie dei Fratelli Musulmani.

C’è poi il vero e proprio discorso strategico. Controllare il Corno d’Africa significa controllare lo stretto di Bab el-Mandeb, il Golfo di Aden e il Mar Rosso, cioè quelle aree da dove, oltre a importanti commerci, passano buona parte delle armi e dei movimenti Jihadisti che operano in Africa e in Medio Oriente.

Eritrea e Sudan sono fondamentali per il traffico di armi e missili verso Hamas, tanto da meritarsi anche le giuste attenzioni Israeliane. La Libia poi è un vero gigantesco pozzo di petrolio particolarmente prezioso e di alta qualità e consente a Erdogan di porsi di traverso alle trivellazioni di gas nel Mediterraneo e anche di ricattare l’Europa controllando i rubinetti dell’immigrazione.

Resta da capire come possa essere avvenuto che in pochi anni gli italiani abbiano lasciato il controllo di queste aree strategicamente importantissime alla Turchia e soprattutto se, arrivati a questo punto, c’è modo di riprenderne il controllo, soprattutto in Libia. Ma temo che per queste cose alla Farnesina ci vorrebbero altre teste.