BDS e Gay Pride in Israele: suicidio omosessuale

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Ieri è iniziato il Gay Pride di Tel Aviv e mi è dispiaciuto moltissimo ripartire da Israele proprio il giorno prima dell’inizio di questo evento di caratura mondiale che mostra al mondo come in un piccolissimo staterello circondato da regimi islamici fortemente omofobi ci possa essere così tanta libertà e democrazia nei confronti degli omosessuali tanto da diventare un rifugio sicuro per gli omosessuali che sfuggono alle persecuzioni islamiche.

Purtroppo, come sempre, il Gay Pride di Tel Aviv è stato preceduto da furiose polemiche innescate dal Movimento BDS, polemiche che non hanno mancato di dividere la comunità LGBT mondiale. Il Movimento BDS, come ogni anno, aveva chiesto alla comunità omosessuale mondiale di boicottare l’evento ricevendo diverse adesioni.

La cosa strana e che dimostra in maniera definitiva come il Movimento BDS altro non sia che un movimento antisemita e nazista, è che si chiede alla comunità LGBT internazionale di boicottare il Gay Pride di Tel Aviv nel nome dei Diritti dei palestinesi quando proprio gli omosessuali palestinesi sono fortemente perseguitati in Palestina (sia in quella governata dalla ANP che, soprattutto, in quella governata da Hamas) e se vogliono vivere sono costretti a rifugiarsi in Israele. Solo chi ha la mente offuscata dall’odio antisemita e gli occhi coperti da una svastica non può vedere questa clamorosa contraddizione.

Purtroppo la richiesta del Movimento BDS come ogni anno ha trovato una valida sponda in quella parte delle comunità LGBT più vicina a una certa sinistra auto-distruttiva ed estremista che non ha mancato di dividere il mondo omosessuale. Quest’anno poi la campagna è stata particolarmente virulenta e verbalmente violenta nelle discussioni su diversi forum LGBT e sui social network tanto che, a mio modesto parere, ha ottenuto l’effetto contrario facendo aprire gli occhi a molti dubbiosi sulle reali intenzioni del Movimento BDS anche se, va ammesso, i “duri e puri” non hanno desistito dando il via a quello che io chiamo “l’annuale suicidio omosessuale”, cioè il contestare l’unico Stato democratico in un medio oriente costellato di stragi e fatti efferati nei confronti degli omosessuali dove una persona LGBT può essere liberamente ciò che è, sposarsi e vivere una vita normale come qualsiasi altro cittadino. Certo, come in tutto il mondo anche in Israele non mancano gli atti di discriminazione, ma sono risibili rispetto al resto del mondo, anche di quello democratico.

E così anche quest’anno si è ripetuto il rito dello “harakiri omosessuale”, quel suicidio collettivo che vede una parte del mondo LGBT contestare l’unico Stato che soddisfa appieno le richieste per cui lottano ogni giorno nei loro paesi, cioè Israele. Se qualcuno sa spiegarmi questa scelta assurda con una motivazione che non sia figlia del puro odio antisemita e anti-israeliano allora posso rivedere le mie posizioni in merito. Ma non credo che ci sia una motivazione diversa dall’odio puro e se questo odio porta alcuni del mondo LGBT ad andare anche contro le proprie convinzioni allora questi signori facciano almeno la cortesia di non riempirsi la bocca con parole importanti come “Diritti Umani” o “parità di genere” perché sarebbe solo un esercizio di ipocrisia.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Paola P.

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