E Francesco porge l’altra guancia all’Islam

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Era dai tempi del discorso di Ratzinger a Ratisbona nel quale il predecessore di Francesco collegava chiaramente la religione islamica alla violenza e dalla forte denuncia seguita all’attentato alla cattedrale copta di Alessandria dopo il quale Benedetto XVI denunciava la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente che un Imam del calibro di Ahmed al-Tayeb non si affacciava dalle parti del Vaticano. Per quel discorso Ratzinger (Benedetto XVI) fu messo in croce, accusato di islamofobia, la sua figura trasformata in fantoccio a cui dare fuoco come avvenne in Palestina e in India, il suo accostamento dell’Islam alla violenza e la sua più che giusta richiesta di “un dialogo sincero” tra Islam e Cristianesimo vennero prese dal mondo islamico (e anche da molti “progressisti” occidentali) come una offesa. La Chiesa Cattolica venne crocefissa per aver detto la verità e non aver porto l’altra guancia come ci si aspetterebbe da un “buon cristiano”.

A rimediare a questa “offesa” ci ha pensato ieri Papa Francesco incontrando il grande Imam della moschea di Al-Azhar del Cairo, lo Sceicco Ahmed al-Tayeb, che non si sarebbe mai sognato di venire in visita al Vaticano se prima Francesco non avesse quantomeno rinnegato il discorso di Ratzinger e non si fosse simbolicamente scusato, inginocchiato di fronte all’Islam, che poi è la posizione in cui i musulmani preferiscono vedere i cristiani.

E così quella frase di Benedetto XVI rivolta ai Governi musulmani in Medio Oriente nella quale si evidenziava la «urgente necessità per i governi della Regione di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose» che venne vista dai Fratelli Musulmani come una indebita ingerenza e non come una giusta richiesta, oggi viene diplomaticamente cancellata e messa definitivamente in cantina, alla faccia delle indubbie persecuzioni di cui sono vittime i cristiani e le altre minoranze religiose in Medio Oriente. Se così non fosse stato il grande imam della moschea di Al-Azhar, maggior rappresentante dell’Islam sunnita, non sarebbe mai e poi mai venuto in visita in Vaticano. Su questo ci sono ben pochi dubbi.

Oggi molti dicono che l’incontro di ieri tra Papa Francesco e il grande imam della moschea di Al-Azhar sia stato un importante passo avanti nei rapporti tra Chiesa Cattolica e mondo islamico. In realtà pare tutto fuorché un passo avanti, al contrario appare come l’ennesimo atto di sottomissione del cristianesimo nei confronti dell’Islam. Che si sappia non c’è stata nessuna richiesta di Papa Francesco in merito a una maggiore protezione dei cristiani in Medio Oriente (anche se per i copti in Egitto, per esempio, le cose sembrano essere leggermente migliorate), nessuna denuncia pubblica delle violenze islamiche ai danni delle minoranze religiose, il tutto per non offendere l’illustre ospite che a sua volta si è ben guardato dall’assumersi responsabilità in merito. Francamente, per usare parole semplici e non politicamente corrette, è sembrato un porgere l’altra guancia, un riavvicinamento con tanto di scuse voluto da chi era nel giusto e accettato ben volentieri da chi era chiaramente nel torto. E a quale pro poi non si capisce. Capirei una riapertura del dialogo tra due religioni che effettivamente dialogano, che hanno gli stessi obiettivi di pace. Ma credere che l’Islam rappresentato dallo sceicco Ahmed al-Tayeb abbia agli stessi obiettivi di pace della Chiesa Cattolica è un esercizio di pura ingenuità. Sfido che tutti i maggiori media islamici hanno dato alla notizia ampio risalto evidenziando “il messaggio” lanciato da Papa Francesco dopo gli attriti dovuti alle sacrosante parole di denuncia pronunciate da Benedetto XVI. Provate a immaginare come interpretano quel “messaggio” i musulmani.

Scritto da Antonio M. Suarez

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