Come Israele si prepara alla guerra con Hezbollah. Un rapporto prevede morti e devastazioni

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Hezbollah sta pianificando un attacco a Israele in un futuro molto prossimo. Ne è sicura l’intelligence israeliana che venerdì ha consegnato un rapporto aggiornato sulla situazione al confine con il Libano.

Secondo l’intelligence israeliana Hezbollah oggi dispone di circa 130.000 missili e razzi (il numero di 250.000 diffuso qualche tempo fa sarebbe quindi eccessivo) di cui moltissimi in grado di raggiungere tutto il territorio israeliano. In particolare i più pericolosi per Israele sarebbero gli M-600, missili di produzione siriana che sono la copia (modificata in meglio) dei Fateh-110 iraniani, vettori in grado di trasportare con una discreta precisione testate con 500 Kg di esplosivo a 300 Km di distanza. L’intelligence israeliana ritiene che gli M-600 in mano ad Hezbollah siano diverse centinaia e che siano ospitati in silos nascosti nelle case. Hezbollah dispone poi di un numero imprecisato di missili Scud tra i quali diversi Scud-D sempre di provenienza siriana e in grado di colpire obiettivi a 700 Km di distanza.

L’intelligence del IDF ritiene che in caso di conflitto Hezbollah sia in grado di lanciare su Israele circa mille missili al giorno solo nella prima fase dell’eventuale conflitto con gravi rischi per la popolazione e per i siti sensibili come la centrale nucleare di Dimona, le centrali elettriche e addirittura la Knesset. Per questo motivo ha presentato un rapporto che propone un approccio diverso rispetto a quello adottato nella guerra del 2006 quando si scelse di tenere ben distinti gli Hezbollah dallo Stato libanese e di non attaccare le infrastrutture libanesi. Questa volta per fermare Hezbollah ci vorrà una guerra molto più aggressiva, ammonisce l’IDF.

Il quadro disegnato dalla intelligence israeliana sulle prime fasi dell’eventuale conflitto non è per nulla rassicurante. Si prevedono molte vittime tra la popolazione e diversi obiettivi civili israeliani distrutti, «una devastazione che Israele non ha mai sperimentato» dicono ancora i vertici della intelligence del IDF. Per questo sarà inevitabile l’uso massiccio della forza aerea il che vuol dire colpire anche obiettivi libanesi allargando quindi il fronte della guerra a tutto il Libano. «Se Israele vuole ridurre il numero delle vittime civili dovrà attuare un tipo di guerra molto aggressivo badando poco ai danni collaterali» ammonisce l’editorialista del Jerusalem Post, Yaakov Katz.

Il rapporto della intelligence israeliana è senza dubbio il più preoccupante che sia mai stato portato all’attenzione della politica di Gerusalemme, persino più preoccupante di quello che riguarda un eventuale conflitto con l’Iran.

Si può ipotizzare che l’IDF oltre al rapporto abbia presentato anche un piano di azione che, sempre secondo Yaakov Katz, prevederebbe sin dall’inizio l’impiego di tutte le forze, aeree, di terra e della marina, al fine di portare un attacco devastante sin da subito e bloccare quasi sul nascere il lancio di missili. Ma siamo veramente nel campo delle ipotesi perché dalla intelligence del IDF non trapela più nulla.

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