Da tempo è iniziato un gioco insensato per “porre fine alla guerra” in Ucraina. Le “colombe della pace” in cravatta e spalline si stanno da giorni l’una all’altra versando stupidaggini nel cervello e gli scienziati politici osservano e cercano di capirci qualcosa, raccattano gocce di retorica (eufemismo: sono gocce di quella cosa marrone) qua e là e le diffondono attraverso i media.
Ovviamente non ci sarà altro risultato che una sequela di stupidaggini, come è dall’inizio.
Né la realtà, né la giustizia, né la storia partecipano a questo spettacolo. Non sono stati invitati, nonostante siano loro a determinare l’ordine delle cose sulla Terra.
Sì, l’Ucraina potrebbe essere forzata ad accettare una capitolazione, sì, la Russia cerca di ottenere più di quanto in effetti abbia.
Si, Trump ha bisogno di dimostrare di essere in grado di ottenere qualcosa
Sì, siamo tutti stanchi.
Sì questo e sì quello.
Siamo di fronte al consueto bivio, alla scelta fra “presto” e “bene”.
La pace può essere forte e reale solo se è giusta. Se così non è, qualsiasi accordo è una farsa che esploderà in una nuova guerra.
Rispetto alla guerra in Ucraina, la ricetta per una pace giusta è estremamente semplice: i confini del 2014, Putin e i suoi sodali rinchiusi in una galera e il popolo russo che “gode” i vantaggi di pagare per decenni i danni di guerra arrecati all’Ucraina e agli ucraini nel corso di 11 anni.
Ciò è molto semplice: sono 3 sole cose. Il minimo sindacale.
La condizione necessaria e sufficiente: la vera pace può essere assemblata solo da questi elementi. Senza di essi, qualunque “piano di pace” i geni politici e militari possano concepire, semplicemente non funzionerà.
Quello che sta succedendo è una perdita di tempo, come cercare di fare una frittata con la ghiaia. Ogni “risultato” sarà fittizio, e al massimo temporaneo.
