Come Israele impedisce a Hezbollah di ricostituire gli arsenali 

libano, soldati IDF cercano depositi di armi di Hezbollah

Mentre tutti gli occhi del mondo sono concentrati su Gaza, Israele rimane impegnato nello sventare la ricostruzione di quello che è sempre stato il pericolo principale per lo Stato Ebraico: Hezbollah. 

Da quando il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah è entrato in vigore, nel novembre 2024, le IDF hanno dichiarato di aver ucciso oltre 300 operativi di Hezbollah in attacchi mirati, colpito centinaia di siti di Hezbollah e condotto oltre 1.000 raid e altre piccole operazioni nel Libano meridionale.  

L’accordo di cessate il fuoco, inizialmente della durata di 60 giorni, prevedeva che Hezbollah spostasse i suoi combattenti e le armi a nord del fiume Litani, a circa 30 chilometri dal confine israeliano, mentre Israele iniziasse a ritirare le sue forze dal Libano meridionale.  

A monitorare il tutto sarebbero state le forze armate libanesi e UNIFIL, appositamente schierati a sud del fiume Litani.  

Dopo quasi un anno le forze di difesa israeliane non hanno potuto lasciare il Libano meridionale a causa del fatto che Hezbollah non si è ritirato a nord del fiume Litani né ha spostato quello che rimane delle sue armi pesanti fuori dalla zona cuscinetto.  

Solo negli ultimi giorni Israele ha eliminato Issa Ahmad Karbala, un importante comandante della Forza d’élite Radwan, mentre cercava di trasportare armi vicino al confine con Israele. Ieri un drone ha eliminato Abbas Hassan Karaki, capo della logistica del cosiddetto Fronte Meridionale di Hezbollah, mentre cercava di ricostruire le capacità del gruppo terrorista nel Libano meridionale.  

Ora, quello che sembra più che evidente è che né l’esercito libanese né UNIFIL sono in grado di far rispettare ad Hezbollah gli accordi presi per il cessate il fuoco. Anzi, quello che emerge con chiarezza è il tentativo da parte dei terroristi manovrati dall’Iran di ricostruire la minaccia nel Libano meridionale. 

Karaki, per esempio, stava ricostruendo tutta la struttura militare a sud del fiume Litani, il tutto in un territorio dove l’esercito libanese o UNIFIL avrebbero dovuto impedirlo. E lo faceva quasi alla luce del sole.  

Ma l’IDF non colpisce solo nel Libano meridionale. La scorsa settimana i caccia israeliani hanno colpito anche a nord del fiume Litani, fino quasi a Beirut. Ad essere colpiti alcuni depositi di armi, missili e proiettili da mortaio che Hezbollah nascondeva in violazione degli accordi presi.  

Con la caduta di Bashar al-Assad in Siria, si è chiusa quella autostrada che trasportava armi e missili dall’Iran al Libano. Ora a Teheran per portare armi a Hezbollah resta solo la via marittima o quella aerea che, teoricamente, non dovrebbero essere praticabili. Teoricamente, perché già l’IDF ha appurato che gli iraniani hanno consegnato diverse partite di armi ai terroristi libanesi.  

Secondo le nostre fonti, dall’inizio del cessate il fuoco ad oggi l’IDF ha scovato e distrutto circa 200 depositi di armi di grosse/medie dimensioni (con missili) e decine e decine di altri depositi di armi leggere, segno che non solo Hezbollah non intende disarmarsi come chiesto dalle autorità libanesi, ma che ha intenzione di ricostruire le sue forze, sia nel Libano settentrionale che in quello meridionale. 

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