«Resistete, stiamo arrivando» così diceva Donald Trump solo qualche giorno fa rivolto ai manifestanti iraniani che andavano a mani nude contro le mitragliatrici dei Pasdaran e dei mercenari iracheni.
E gli iraniani ci hanno creduto. Hanno creduto e sperato che l’uomo più potente del mondo non fosse un quaquaraquà qualunque e che avrebbe colpito con le sue potenti armi i Pasdaran che li stavano massacrando.
Il risultato è stato un numero infinito di sacchi neri accatastati nei parcheggi perché obitori e ospedali erano pieni. Trump non è arrivato, i pasdaran e i mercenari iracheni si.
Fine della rivolta dei coraggiosi lavoratori e giovani iraniani e iraniane, una rivolta che, come era previsto e purtroppo prevedibile, è stata soffocata nel sangue.
In barba alle previsioni degli “esperti” che ogni sera davano per certo l’attacco americano all’Iran, con tanto di mappe, movimenti degli aerei e delle flotte, gli americani hanno ascoltato i paesi arabi del Golfo e hanno abbandonato gli iraniani al loro destino.
Ma adesso, secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe cambiato idea e chiede ai suoi generali di elaborare un piano che sia “ decisivo” per attaccare l’Iran.
Speriamo di non rivedere la solita sfilza di post che annunciano sfracelli, le mappe, le fughe di notizie del Mossad, le analisi basate sul nulla (se va bene).
Speriamo invece che questa volta Trump faccia sul serio. Sembra certo l’arrivo nel Golfo Persico della portaerei USS Abraham Lincoln e della sua squadra. Un po’ pochino se si immagina una veemente reazione degli Iraniani su obiettivi americani e israeliani.
Certo, bisogna vedere cosa vuol fare Donald Trump, se vuole fare cioè una semplice esibizione di forza oppure questa volta è deciso a far cadere il regime iraniano. Ci sono molte incognite.
Secondo il WSJ, che cita funzionari americani, Trump ha ripetutamente utilizzato la parola “decisivo” quando ha discusso quale risultato avrebbe desiderato da un attacco americano all’Iran, portando i collaboratori della Casa Bianca e del Pentagono a elaborare una serie di opzioni per lui, tra cui azioni che sarebbero mirate a rovesciare il regime.
Altre opzioni, con obiettivi più limitati, sarebbero gli attacchi alle strutture collegate al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Tra tutte queste incognite c’è però una certezza: gli iraniani difficilmente scenderanno di nuovo in strada, a prescindere dal fatto che Trump attacchi o meno. Il tradimento di pochi giorni fa è costato migliaia di vittime. Nessuno in Iran si fida più della parola di Trump.
