Trump: caso psichiatrico o cosa? Le dichiarazioni degli ultimi mesi sull’Iran

dichiarazioni di trump con il medio oriente in fiamme

La psicologia dice che per capire chi abbiamo di fronte dobbiamo analizzare la combinazione di linguaggio non verbale, stile comunicativo e coerenza comportamentale, superando le prime impressioni superficiali. Bene, noi lo abbiamo fatto con le dichiarazioni di Donald Trump degli ultimi mesi in merito alla guerra in Iran. Se qualcuno, qualche psicologo o psichiatra, è in grado di capire questa persona ci faccia un fischio. Per noi è un pazzo che sta mettendo a serio rischio la sicurezza del Medio Oriente e in particolare quella di Israele

Aprile 2026: La diplomazia degli ultimatum e la “Guerra già vinta”

Aprile si apre nel pieno delle trattative mediate dal Pakistan per sbloccare lo Stretto di Hormuz. La linea di Trump è durissima sul piano militare ma apertamente ottimista sul collasso della resistenza iraniana.

  • L’ultimatum e la minaccia di distruzione (1 Aprile): Trump apre il mese affermando che l’Iran ha implorato un cessate il fuoco, ma detta le sue condizioni: “Considereremo il cessate il fuoco solo quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sicuro. Fino ad allora, stiamo spazzando l’Iran nell’oblio… ricacciandolo all’età della pietra!”.
  • La previsione lampo (1 Aprile): Poche ore dopo, parlando con i giornalisti, lancia una delle sue classiche scommesse temporali: “La guerra finirà in tre giorni. È la mia previsione”.
  • L’accordo sul cessate il fuoco temporaneo (7-8 Aprile): Dopo aver respinto una prima controproposta iraniana definendola “non abbastanza buona”, Trump annuncia di aver accettato un piano di cessate il fuoco di due settimane (mediato dal Pakistan) per riaprire Hormuz: “Siamo i vincitori. Abbiamo vinto” dichiara in conferenza stampa il 6 aprile, anticipando l’accordo ufficiale del giorno successivo. In quel frangente minaccia che se Teheran non firmerà entro i termini, gli Stati Uniti raseranno al suolo “ogni singolo ponte e centrale elettrica in Iran”.
  • Il fattore petrolio e la stabilità dei mercati (15 Aprile): Intervistato da Fox Business, commenta l’andamento del prezzo del greggio: “Se mi aveste detto che saremmo stati a soli 92 dollari al barile, sarei rimasto molto sorpresi. E sapete cosa? Sono molto felice, e il prezzo crollerà drasticamente non appena sarà tutto finito, cosa che credo avverrà molto presto. Se sono furbi, finirà subito”.
  • “Stiamo andando alla grande” (16-25 Aprile): In un discorso pubblico a metà mese definisce l’andamento delle operazioni militari “eccellente, perfetto”, ribadendo che gli Stati Uniti possono fare “quello che vogliono”. Il 21 aprile estende il cessate il fuoco a tempo indeterminato e il 25 aprile, durante un incontro informale con la stampa, sentenzia: “Abbiamo vinto tutto. Abbiamo noi tutte le carte in mano”.

Maggio 2026: L’illusione della fine e i primi passi verso l’accordo

A maggio, mentre sul campo si registrano frequenti violazioni della tregua (con attacchi americani “per legittima difesa” contro postazioni missilistiche iraniane e sequestri di navi), Trump inizia a preparare il terreno per l’accordo quadro, pur continuando a dare scadenze a breve termine che i democratici al Senato definiranno in seguito “contraddittorie”.

  • La formula delle “due o tre settimane” (4 Maggio): In un’intervista all’inizio del mese, Trump ridimensiona il lavoro rimasto da fare sul campo: “Abbiamo eliminato gran parte di ciò che dovevamo fare, probabilmente ci vorranno altre due settimane, forse tre”. (Il giorno successivo, il Segretario di Stato Marco Rubio arriverà a dichiarare in conferenza stampa che “l’operazione militare è finita”, venendo però parzialmente smentito dai successivi scontri nello Stretto).
  • La rassicurazione sul nucleare (19 Maggio): Parlando alla stampa, Trump sposta il focus sul disarmo, anticipando la narrativa che porterà poi al Memorandum di giugno: “Penso che finiremo molto rapidamente e loro non avranno un’arma nucleare; spero che riusciremo a chiudere la questione in modo molto piacevole”.
  • Le aspettative temperate di fine mese (24 Maggio): Dopo aver lasciato intendere nei giorni precedenti che la riapertura definitiva dello Stretto di Hormuz fosse a un passo, Trump frena bruscamente nei canali ufficiali e nei video rilasciati alla stampa. Ammette che il ripristino totale degli accessi marittimi e la fine ufficiale dello stato di guerra dipendono ancora dalla definizione dei “termini finali” dei negoziati, invitando alla cautela ma mantenendo una forte pressione sulla delegazione iraniana.

Giugno 2026: Le minacce di escalation e l’annuncio di bombardamenti (10-11 Giugno 2026)

In seguito a una serie di attacchi iraniani contro le basi statunitensi in Medio Oriente, Trump aveva inizialmente ordinato una pesante risposta militare, salvo poi revocarla all’ultimo minuto.

  • La minaccia: Su Truth Social ha annunciato che le forze USA avrebbero colpito l’Iran “MOLTO DURAMENTE STANOTTE” (11 giugno), affermando che gran parte della capacità offensiva iraniana era già stata distrutta.
  • Il piano di sequestro delle risorse: Ha dichiarato l’intenzione di prendere il controllo geopolitico ed economico delle fonti energetiche iraniane: “In un futuro non troppo lontano prenderemo l’isola di Kharg e altri punti infrastrutturali petroliferi, assumendo il controllo totale dei loro mercati di petrolio e gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela”.
  • La retromarcia dell’ultimo minuto: Poche ore dopo, sempre via social, ha annunciato di aver cancellato i raid aerei già pianificati, poiché le discussioni avevano raggiunto “il massimo livello della leadership iraniana” trovando un’approvazione di massima.

I commenti sulla nuova leadership iraniana (11 Giugno 2026)

Parlando ai giornalisti dall’Ufficio Ovale, Trump ha giustificato i continui cambi di rotta spiegando che l’approccio di Teheran era mutato a causa delle perdite militari subite.

  • “Abbiamo eliminato la prima squadra della leadership. Questa seconda squadra è un gruppo diverso. È un livello differente e, francamente, più intelligente e molto più razionale”, definendoli esausti per gli attacchi americani.
  • Ha descritto l’imminente intesa non ancora come un trattato definitivo, ma come “un memorandum d’intesa molto forte, un po’ concettuale”.

L’annuncio dell’accordo e la questione nucleare (13-14 Giugno 2026)

A ridosso del weekend del 13-14 giugno, Trump ha rotto gli indugi dichiarando che la firma della pace e la riapertura dei commerci marittimi erano ormai cosa fatta, anticipando spesso le tempistiche ufficiali dei diplomatici.

  • Sull’arma atomica: Il 13 giugno ha rivendicato che l’accordo avrebbe impedito in modo assoluto all’Iran di ottenere armi nucleari, bloccando l’arricchimento del materiale. Ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero avuto il permesso di “andare a prendere” l’uranio altamente arricchito per ridurne la concentrazione o distruggerlo direttamente sul suolo iraniano.
  • La svolta su Truth Social (14 Giugno): “L’accordo sarà firmato domani [domenica], e subito dopo la firma lo Stretto di Hormuz sarà APERTO A TUTTI”. Ha poi aggiunto con enfasi che gli iraniani “non vogliono più un’arma nucleare, né ne avranno mai una”. Ha inoltre specificato che il transito delle navi nel canale sarebbe stato “esente da tasse/pedaggi” (toll-free).

La formalizzazione del Memorandum (17 Giugno 2026)

Con la conferma da parte dei funzionari della Casa Bianca dei dettagli del pre-accordo (dopo 110 giorni di guerra), la linea di Trump si è concentrata sui “successi” ottenuti nei negoziati:

  • Cessate il fuoco permanente su tutti i fronti (incluso il Libano, vincolando di fatto Hezbollah).
  • Rimozione parziale del blocco navale USA e concessione di deroghe (waiver) sulle sanzioni petrolifere all’Iran in cambio del congelamento e della de-escalation del programma nucleare sotto la supervisione dell’AIEA.

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