La minaccia di un attacco israeliano all’Iran non è solo teorica. Gli israeliani hanno ripetutamente avvertito che le ambizioni nucleari di Teheran e l’aggressività regionale non lasciano altra scelta se non quella di prendere in considerazione un’azione militare, con alcuni comandanti che discutono apertamente di attacchi preventivi contro i siti nucleari iraniani.
Uno scontro militare potrebbe far crollare gli attuali accordi diplomatici, sconvolgere i mercati petroliferi globali e scatenare una serie di conflitti regionali con conseguenze imprevedibili in tutto il Medio Oriente e oltre. Ecco cinque segnali che indicano che uno scontro del genere potrebbe essere più vicino che mai:
1. Israele in stato di massima allerta
I funzionari militari israeliani affermano di aver finalizzato i piani di emergenza per un attacco mirato alle strutture nucleari iraniane, coordinando le attività di intelligence con le controparti statunitensi mentre le Forze di Difesa Israeliane (IDF) rafforzano la prontezza della difesa aerea e missilistica. Le recenti esercitazioni dell’aviazione israeliana, tra cui sortite di F-15 e F-35 ed esercitazioni di rifornimento di Boeing 707 al largo della costa, simulano missioni di attacco a lungo raggio contro l’Iran. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha sottolineato la posizione di Israele, dichiarando che “l’intero programma nucleare iraniano deve essere eliminato”, segnalando che l’opzione militare rimane sul tavolo se la diplomazia fallisce.
2. Via il personale dalle ambasciate statunitensi
In risposta a questi sviluppi e alle crescenti tensioni regionali, il Dipartimento di Stato americano ha ordinato al personale non essenziale di lasciare le missioni diplomatiche in Iraq, Kuwait e Bahrein, misure tipicamente riservate a scenari di minaccia imminente. Contemporaneamente, le immagini satellitari rivelano un significativo rafforzamento militare statunitense nella base di Diego Garcia nell’Oceano Indiano, che include bombardieri B-52 e caccia F-15, posizionando le forze a breve distanza dall’Iran e dai suoi alleati. Questa posizione coordinata riflette un delicato equilibrio: proteggere il personale mentre ci si prepara a una possibile azione militare se la deterrenza fallisce.
3. Crisi di conformità nucleare
Giovedì, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha approvato una risoluzione che dichiara formalmente l’Iran non conforme ai suoi obblighi di salvaguardia nucleare, la prima conclusione di questo tipo in quasi due decenni. La risoluzione, sostenuta da 19 voti, tra cui quelli di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, ha citato l’incapacità dell’Iran di spiegare le tracce di uranio in siti non dichiarati e la continua ostruzione delle ispezioni. In risposta, il Ministero degli Esteri iraniano ha annunciato l’intenzione di costruire un nuovo impianto di arricchimento dell’uranio ad alta sicurezza in una località segreta e di sostituire le centrifughe di prima generazione del sito di Fordow con modelli avanzati, misure volte ad “aumentare in modo significativo” la capacità di arricchimento del Paese e a segnalare una forte escalation del suo programma nucleare.
4. Modernizzazione missilistica dell’Iran
L’Iran sta rapidamente potenziando il proprio arsenale missilistico nell’ambito di un ampio sforzo di modernizzazione militare volto a scoraggiare gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele. La scorsa settimana, l’Iran ha testato un missile avanzato con una testata da due tonnellate, che il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh ha descritto come “un nuovo traguardo nelle sue capacità militari” e “parte di … più ampi sforzi per migliorare la sua preparazione militare e il suo potere difensivo in un contesto di continue tensioni regionali”. L’Iran acquista anche sostanze chimiche fondamentali per il carburante dei missili, come il perclorato di ammonio, dalla Cina, importandone migliaia di tonnellate negli ultimi mesi.
5. Fallimento dei negoziati sul nucleare
Una potenziale sesta tornata di negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran è prevista per domenica in Oman, ma i diplomatici hanno avvertito che l’insistenza di Teheran nel mantenere la capacità di arricchimento dell’uranio, mentre gli Stati Uniti chiedono che venga interrotta, potrebbe far fallire qualsiasi accordo. Con nessuna delle due parti disposta a scendere a compromessi, il fallimento dei negoziati lascerebbe l’escalation militare come unica strada percorribile. Questa settimana, il presidente Donald Trump ha ammesso di essere “meno fiducioso” sul raggiungimento di un accordo, sottolineando che l’Iran è diventato “molto più aggressivo” nella sua posizione negoziale. Questa pubblica manifestazione di scetticismo evidenzia quanto siano ancora distanti le due parti, anche se il tempo a disposizione per il vertice dell’Oman sta per scadere.
